ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe prime due settimane

Green pass, bene l’avvio nelle aziende. L’Inps offre nuovo servizio

L’esordio dell’obbligo di certificazione sembra aver prodotto disagi limitati in azienda

di Valentina Melis e Serena Uccello

Milano, No Green Pass: corteo oltre il percorso concordato con questura

3' di lettura

Sarà attiva da questa settimana la funzione della procedura Inps Greenpass50+ ( il servizio per la verifica “massiva” del green pass per le aziende private sopra 50 dipendenti) che consentirà di associare a ciascun verificatore dell’azienda l’unità produttiva di riferimento. In pratica, a ciascun verificatore autorizzato ad accedere il sistema restituirà solo il “responso” relativo al gruppo di lavoratori posto sotto il suo controllo. Si tratta di una funzione che era attesa dalle aziende più grandi, per agevolare le verifiche quotidiane del pass.

«La procedura Greenpass 50+ - spiega Vincenzo Caridi, direttore centrale tecnologia, informatica e innovazione dell’Inps - è attiva dal 21 ottobre. Finora si sono accreditate 4.310 aziende private, 317 aziende pubbliche e 99 aziende agricole. Il numero di verificatori autorizzati è di oltre 10mila e i green pass verificati quotidianamente dal sistema sono 1,7 milioni».

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Le aziende che possono usare questa procedura per la verifica massiva delle certificazioni anti-Covid sono quelle oltre 50 addetti, che sono 30.216. Nelle aziende più attrezzate tecnologicamente, il controllo può avvenire anche ai tornelli, integrando nei sistemi aziendali il pacchetto Sdk rilasciato dal ministero della Salute. Resta sempre la possibilità di fare i controlli con la app Verifica C19, tramite cellulare.

L’impatto sulle grandi aziende

Il sistema produttivo italiano, sia per quanto riguarda le grandi aziende che le piccole, sembra aver retto a quella che alla vigilia sembrava una slavina e che invece sul piano pratico ha di fatto prodotto disagi ridotti. L’entrata in vigore dell’obbligo di green pass, il 15 ottobre, non ha sostanzialmente ridimensionato l’operatività delle aziende. Dall’alimentare alla manifattura il filo conduttore è lo stesso: disagi contenuti.

«Nessuna particolare difficoltà operativa dall’obbligo di green pass - dice Antonio Febbraio, Hr director La Doria Spa -. Per alcuni dipendenti non vaccinati abbiamo avuto richiesta da parte delle organizzazioni sindacali di pagare o contribuire al costo dei tamponi ma non abbiamo dato seguito alla richiesta». Una posizione che non ha avuto impatti sul numero di dipendenti in malattia: «La percentuale è stabile rispetto alle settimane precedenti», aggiunge. Per il gruppo alimentare lo smartworking per il momento è in panchina, se non per i lavoratori “fragili”.

Stessa situazione alla Kohler-Lombardini (meccanica): «Nessun problema – dice Claudio Galli, director-Hr Emea –, solo qualche collaboratore ha lamentato la difficoltà a prenotare i tamponi. Molto limitato l’aumento dei certificati di malattia, in linea con la brutta stagione».

Malattie in linea con il trend stagionale anche alla Ammeraal Beltech Srl (nastri elettrici) e Sati Spa (Prodotti e servizi per il mondo elettrico), dice Rossella Seragnoli, Hr manager.

Un leggerissimo incremento delle malattie, di circa 2 punti percentuali, è stato registrato alla Elringklinger Italia (Ricambi auto). Incremento «legato a casi no vax “conclamati”», spiega Giorgio Barbero, Hr manager. Anche in questo caso, l’azienda ha respinto la richiesta dei sindacati di pagare il tampone ai dipendenti. E nessun ricorso allo smart working perché questo - aggiunge Barbero - «è in fase di introduzione strutturale e permanente e dal 1° novembre è disciplinato come nuova modalità di lavoro per una parte del personale in forma “blended”, 1/3 a casa e 2/3 in azienda».

«Qualche sporadica richiesta aggiuntiva ma tutto nella norma», invece al Gruppo Pininfarina (automotive) come spiega Roberto Mattio, direttore risorse umane e organizzazione.

Trenord ha «registrato un numero inferiore alle aspettative per quanto riguarda i non possessori del pass e un aumento costante delle assenze per malattia», dice Andrea Del Chicca, Hr director.

Alessandra Belluccio, direttore risorse umane, organizzazione e programmazione operativa di Gemelli Molise Spa, ospedale ad alta specializzazione situato a Campobasso, spiega: «Nel settore sanitario esiste l’obbligo vaccinale per tutti i lavoratori. Questo ha semplificato le attività di verifica, focalizzate soprattutto sui lavoratori esterni (fornitori, consulenti). Nessuna difficoltà particolare, salvo quella di armonizzare la nuova procedura con quelle già presenti in ambiente sanitario, per non creare confusione o sovrapposizioni».

Alla Art Spa (elettronica), spiega Anna Anchino, Hr & legal director, «abbiamo avuto nei primi giorni difficoltà tecniche per malfunzionamento degli apparati automatici installati. Abbiamo fatto ricorso per qualche giorno al controllo manuale con la app Verifica C-19. Ora, usando il servizio Inps GreenPass50+, non abbiamo più alcuna difficoltà».

Le piccole imprese

Dalle grandi aziende alle più piccole, non registrano particolari criticità le imprese associate a Confartigianato. «Difficoltà ci sono state - spiega Riccardo Giovani, direttore politiche sindacali e del lavoro - ma contenute e gestibili. I veri problemi li hanno avuti le nostre aziende dell’autotrasporto. La percentuale di autotrasportatori non vaccinati è infatti intorno al 20 per cento: poiché l’obbligo di green pass non vale per i lavoratori stranieri, che possono entrare in Italia tranquillamente, questo ha generato una certa tensione».

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