Dove non si protesta

Green pass a Bologna, malcoltento solo per i pochi tamponi in farmacia

Nessun allarme si era levato nei giorni scorsi per il debutto dell'obbligo di Green pass nella manifattura emiliana, frutto di un intenso lavoro organizzativo

di Ilaria Vesentini

Manifestazione no green pass in Piazza Maggiore ma la situazione tranquillla nelle aziende manifatturiere

2' di lettura

Un tranquillo venerdì autunnale, freddo e soleggiato, meno traffico del solito lungo la strada, niente file ai tornelli e il personale della sicurezza all'ingresso che scruta i volti in assoluta routine: questa la scena che si poteva vedere stamattina alle otto davanti a due aziende simbolo della meccanica bolognese: Ducati e GD-Coesia.

Intenso lavoro organizzativo

Nessun allarme si era levato nei giorni scorsi per il debutto dell'obbligo di Green pass nella manifattura emiliana e il territorio rosso, fortino della Fiom e fucina di innovazione sindacale, ha confermato le attese con una risposta di assoluta normalità apparente. Frutto di un intenso lavoro organizzativo nei giorni scorsi sia negli uffici HR sia nei reparti produttivi per riorganizzare turni e predisporre personale ad interim in sostituzione dei no vax convinti. Anche tra le maestranze più “rivoluzionarie”, quelle di GD (capostipite del gruppo multinazionale leader nelle macchine packaging, Coesia) dove dal 2017 l'Usb ha sorpassato la Fiom nella rappresentanza sindacale, l'unico malcontento è legato all'insufficienza di tamponi nelle farmacie convenzionate.

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Le convenzioni con le farmacie

Perché GD – come la maggior parte delle grandi industrie metalmeccaniche della via Emilia, da Ima a Bonfiglioli riduttori, da Toyota a Ducati – ha stipulato convenzioni con le farmacie per offrire tamponi gratuiti ai propri lavoratori che necessitano di Green pass, dribblando il no di Confindustria all’idea che siano le imprese a farsi carico del costo dei tamponi rapidi per i lavoratori che non hanno voluto vaccinarsi, .«Parliamo di circa 8mila lavoratori potenzialmente interessati a fare ogni 48 il tampone Covid per poter lavorare», spiega il segretario della Fiom-Cgil di Bologna, Michele Bulgarelli, che assieme alle altre sigle metalmeccaniche aveva chiesto nelle scorse settimane che fossero i datori di lavoro ad accollarsi il costo dei tamponi in quanto spesa per la sicurezza, che in base alle norme non può ricadere sui dipendenti.«Non abbiamo riscontrato emergenze nelle 85 aziende meccaniche del Bolognese che abbiamo monitorato in vista dell'obbligo del Green pass, parliamo di circa 25.500 addetti», continua Michele Bulgarelli, numeri alla mano:18 aziende (che occupano 12.000 addetti) hanno introdotto forme di gratuità del tampone, in 19 aziende sono stati realizzati o pianificati percorsi formativi e informativi sul valore della campagna vaccinale. Mentre per i controlli sui Green pass più della metà delle aziende si è attrezzata per fare controlli a tappeto sul 100% dei dipendenti, le altre a campione.

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