Emergenza coronavirus

Green pass, difficile ottenerlo e ogni Regione si fa il suo

Più avanti è la provincia di Bolzano, che ha realizzato il “Corona-Pass”, un passaporto Covid “made in Alto Adige”

Il green pass Ue, dai test gratis alla clausola per lo Sputnik

3' di lettura

Il green pass istituito dal nuovo decreto legge anti Covid che ripristina le zone gialle stenta a decollare. Eppure in teoria il lasciapassare, cartaceo o digitale, che apre le porte a liberi spostamenti tra regioni, indipendentemente dal colore, dovrebbe essere in vigore dal 26 aprile scorso. Si tratta di un certificato necessario per andare in vacanza o per fare visita a parenti ed amici in una Regione arancione o rossa (per motivi di salute, lavoro, necessità o ritorno alla residenza o alla seconda casa basta l’autocertificazione). Può averlo chi ha completato il ciclo di vaccinazione (dura sei mesi), chi si è ammalato di Covid ed è guarito (sempre sei mesi) o chi ha effettuato un test molecolare o test rapido con esito negativo (dura 48 ore dalla data del test).

Ma uno stop è arrivato dal Garante per la privacy, che ha parlato di norma «non chiara», priva delle sufficienti garanzie per evitare trattamenti indebiti dei dati personali. A seguire la decisione dei medici di famiglia di non rilasciare il certificato se si è stati vaccinati in una struttura pubblica o se si è stati dimessi da un ospedale. Di qui un quadro abbastanza confuso.

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Medici famiglia: non siamo ratificatori, firma chi cura

«I medici di famiglia non sono ratificatori di Green Pass. Né burocrati. E sono tenuti a rilasciare attestati solo delle attività che hanno svolto in prima persona o di cui hanno conoscenza documentata» ha spiegato Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg). Per Scotti sono gli Hub vaccinali o gli ospedali, che dimettono i guariti, a dover rilasciare la certificazione. E il fraintendimento «sta nella libera interpretazione di qualche direttore generale e di qualche assessore, perché la legge è chiaramente riferita al fatto che siamo coinvolti nel rilascio del Pass, ma quando siamo noi a fare gli atti medici che lo prevedono. Quando sono altre categorie di medici a vaccinare (o dimettere i guariti) sono loro che debbono rilasciare le certificazioni».

Regioni in ordine sparso

Sul green pass le Regioni lavorano intanto autonomamente. Molte sono in attesa di indicazioni da parte del governo. Pochissime quelle che sulle piattaforme online dedicate al Covid hanno già previsto il rilascio del certificato vaccinale. Tra queste il Lazio con 500mila certificati processati e oltre 250mila scaricati. Più avanti è la provincia di Bolzano che ha realizzato il “Corona-Pass”, un passaporto Covid “made in Alto Adige”. È un documento sia cartaceo che (dal 5 maggio) digitale (come applicazione per gli smartphone). Dà l’accesso non solo ai ristoranti, ma anche a cinema, teatri e musei. L'attestazione della guarigione dal Covid-19 è rilasciata dal Servizio epidemiologico dell'Azienda sanitaria provinciale. E anche la Valle d'Aosta lavora al “Passeport vert” regionale. Il pass “Covid free” è previsto da una circolare dell'assessorato alla Salute della regione Sicilia.

Dal 10 maggio parte test “green pass” Ue, Italia coinvolta

Intanto da fonti Ue si apprende che il sistema di gestione dei nuovi certificati digitali Covid Ue sarà operativo dal primo giugno dopo una fase di sperimentazione che inizierà dal dieci maggio con un primo gruppo di oltre 15 Paesi, tra cui l'Italia. Il passaggio successivo prima dell'entrata in vigore del nuovo sistema di pass sarà l'approvazione da parte degli Stati membri, prevista per la fine di giugno, ma quando arriverà la firma del Consiglio Ue l'infrastruttura tecnica sarà già pienamente funzionante, assicurano dalla Commissione.

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