Sondaggio Aidp

Green pass, controlli a tappeto in 7 aziende su 10

Le procedure di controllo sono chiare in un’aziende su tre, oltre il 60% sta mettendo a punto gli ultimi dettagli. I lavoratori senza certificato saranno considerati assenti ingiustificati senza retribuzione in quasi il 70% delle aziende

di Cristina Casadei

(Mike Dot - stock.adobe.com)

2' di lettura

Le aziende private sono alle prese con una corsa contro il tempo per arrivare attrezzate al green pass day ed evitare ritardi nei turni e quindi nella produzione. Sicuramente i dettagli emersi fino all’ultimo non hanno aiutato le organizzazioni.

Matilde Marandola, presidente nazionale dell’Aidp, l’associazione dei direttori delle risorse umane, spiega che «l’obbligo del Green Pass nei luoghi di lavoro che scatta domani 15 ottobre prevede una serie di ricadute operative sulle aziende soprattutto su alcuni aspetti centrali come la gestione delle misure di controllo, la riorganizzazione delle attività, la gestione dei dati raccolti e le conseguenze sui lavoratori privi di Green Pass».

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Tutte queste attività calate nelle diverse aziende, in differenti settori e mansioni, stanno generando molti interrogativi, nonostante la norma nel suo impianto generale sia chiara. Vediamo.

In un’azienda su 3 procedure chiare

Alla survey di Aidp hanno risposto 560 tra direttori del personale e manager delle risorse umane. Ebbene il 34% delle aziende ha già definito una procedura per i controlli del Green Pass mentre il 61% circa ci sta lavorando anche tenuto conto delle ultimissime novità rese note il 12 e 13 ottobre. Il 72% controllerà tutti gli accessi in azienda, mentre il 28% farà controlli a campione. L’80%, invece, effettuerà i controlli prima dell’accesso e il 20% successivamente all’interno dei reparti, uffici oppure in hot spot creati ad hoc. I controlli del Green Pass avranno una cadenza quotidiana per il 67% delle aziende, bisettimanale per il 5%, mentre lo stanno ancora definendo il 20% circa dei direttori hr.

Le difficoltà organizzative dei controlli

Per il 44% la macchina dei controlli genererà comunque delle difficoltà organizzative. E chi non ha il green pass? Sarà considerato assente ingiustificato senza retribuzione in quasi il 70% delle aziende, mentre c’è un 24% che sta decidendo e un 7% che stava ragionando sul ricorso allo smart working ed è rimasto spiazzato dall’ultimo intervento normativo che ha chiaramente vietato questa possibilità in quanto elusiva dell’obbligo di Green Pass. «Dalla nostra survey emerge una percentuale di aziende che stanno ancora definendo le procedure per applicare la norma - osserva Marandola -. Questo è dovuto al fatto che le ultimissime novità sono state rese note il 13 ottobre e ci sono tantissime aziende che stanno lavorando notte tempo per essere pronte il 15».

I tamponi gratuiti

Nelle aziende in cui ci sono ancora numerosi lavoratori che non vogliono vaccinarsi, transitoriamente, per evitare assenze nei turni, sono state organizzate campagne di tamponi di cui si faranno carico le aziende stesse. La motor valley diventa sicuramente un caso con Ducati, Lamborghini, Toyota, Bonfiglioli, Ima e adesso anche la romana EnergRed che hanno deciso di farsi carico dei tamponi da qui al 31 dicembre, spendendo oltre 11 milioni di euro. Questo significherà un risparmio di circa 1.125 euro per il lavoratore che ancora non è vaccinato, di qui a fine anno. E un aggravio di pari valore per l’azienda. Alla Electrolux, a Susegana, invece, i lavoratori hanno indetto uno sciopero per il giorno in cui partirà l’obbligo del green pass in azienda, nonostante la quota dei non vaccinati, secondo quanto riferiscono fonti vicine all’azienda siano stimati intorno al 10% sui 1.430 addetti.

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