Le proteste contro il green pass

Green pass, dai portuali a camionisti e badanti: ecco le categorie con più no vax

Nella sola polizia, a Torino a non essersi vaccinato è un agente su tre, a Firenze quasi quattro su dieci. A Roma e Milano, invece, va leggermente meglio, anche se in ognuno dei reparti delle due città ci sono un centinaio di poliziotti che non hanno fatto neanche la prima dose

di Andrea Carli

Agricoltura a rischio con green pass: vanno ripristinati i voucher

6' di lettura

Con l’entrata in vigore del green pass obbigatorio, è possibile prevedere in quali settori si potrebbero manifestare più difficoltà. Sono quelli per i quali categorie e sindacati temono particolari difficoltà, fino al rischio di uno stop: dai controlli ai test per chi non è vaccinato (ecco il quadro completo delle vaccinazioni) fino alle problematiche che potrebbero emergere nei casi in cui i dipendenti, non essendo muniti del certificato, non si presenteranno al lavoro.

Di certo, le percentuali di non vaccinati nei singoli comparti, anche se individuate sulla base di stime perlopiù di fonte sindacale, forniscono qualche primo indizio. Da questo punto di vista, a correre più rischi potrebbero essere i portuali (40% di non vaccinati), ma anche gli autotrasportatori (il 30% non sarebbe vaccinato, stando alla stima fornita da Conftrasporto-Confcommercio). Nel complesso, i lavoratori non vaccinati sono 2,5 milioni (di questi oltre 2,2 lavorano nel privato).

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Un quadro che nel complesso potrebbe far prevedere un esordio delle nuove regole complesso, con scioperi e agitazioni. Uno scenario in linea con quanto accaduto alla vigilia, e in particolare con le proteste di portuali e autotrasportatori.

Governo valuta sconti aziende,senza azzerare costi tamponi

Di fronte al pressing per rendere gratuiti i tamponi ai lavoratori non vaccinati, rivendicazione peraltro sostenuta anche da alcune forze politiche della maggioranza (dalla Lega di Matteo Salvini ai M5s, sospinti su questo punto dal fondatore Beppe Grillo), il governo chiude, nonostante sia consapevole che questa strategia potrebbe bloccare alcuni comparti venerdì 15 ottobre. Una scelta diversa potrebbe essere interpretata come un cedimento, o come una sconfessione di chi invece si è vaccinato. Al termine dell’incontro con il premier Draghi a Palazzo Chigi, il segretario della Cisl Luigi Sbarra ha spiegato che su un eventuale e ulteriore abbassamento dei prezzi dei tamponi, per agevolare i lavoratori non vaccinati contro Covid-19, il presidente del Consiglio « ci ha assicurato che il Governo deciderà nelle prossime ore».«Ne discuteranno domani (venerdì 15 ottobre, ndr) in Cdm, ci ha spiegato il presidente del Consiglio - ha aggiunto Pierpaolo Bombardieri della Uil - e lì decideranno il da farsi». Stando alle indicazioni fornite da alcune fonti governative, non ci sarà un azzeramento dei costi per le aziende che vogliano pagare i tamponi ai dipendenti, ma l’esecutivo valuta in queste ore di introdurre ulteriori deduzioni per le imprese. Il governo esclude di garantire la gratuità con un azzeramento dei costi per le imprese, ma sta riflettendo se rafforzare gli aiuti alle aziende, che hanno già un credito d’imposta al 30%.

Porti: il 40% dei lavoratori non è vaccinato

Il portavoce dei portuali di Trieste, Stefano Puzzer ha spiegato che il 40% dei portuali non risulta infatti vaccinato. Le navi di bandiera italiana hanno equipaggi multinazionali, molti provenienti da Paesi che hanno vaccinato persone con sieri riconosciuti dall’Oms, ma non dall’Ema e quindi non in condizioni di generare il Green pass. Molti portuali sono stranieri. Alessandro Volk, del direttivo del Coordinamento lavoratori portuali Trieste, alla vigilia dello sciopero annunciato contro l’obbligatorietà del green pass ha chiarito che se il Governo dovesse concedere «una proroga (dell’entrata in vigore dell’obbligo di green pass sui luoghi di lavoro, ndr) fino al 30 ottobre» sarebbero pronti a rinunciare alla protesta di domani e a discutere «per trovare una soluzione». A Trieste, su 950 lavoratori, il 40% non ha il certificato verde. Tuttavia a Trieste non sono tutti per lo sciopero. Gli spedizionieri di vari comparti della Samer hanno preso le distanze dalla sigla CLPT chiedendo di poter lavorare regolarmente come nel loro diritto.

Prefetto Trieste: sciopero non autorizzato, reato partecipare

«Sostanzialmente quella di domani è una manifestazione presentata come sciopero. Non è stata convalidata dalla Commissione di Garanzia quindi è una manifestazione non autorizzata che impedisce l’accesso dei lavoratori al porto e blocca l’attività. Si configura cioè come interruzione di pubblico servizio, quindi è perseguibile». Lo spiega il prefetto di Trieste, Valerio Valenti, precisando che per questo reato «non è previsto l’arresto ma una denuncia per gli organizzatori» e auspicando che “non si verifichino incidenti. L’attenzione deve rimanere alta». «Ci sarà una presenza adeguata, rafforzata delle forze dell’ordine», aggiunge.

Trasporto pubblico: dal 10 al 20%

In questo settore la percentuale di non vaccinati va dal 10% al 20%. L’assenza di tanti autisti potrebbe creare serie difficoltà alla copertura del servizio e al traffico, in particolare nelle grandi città. Inoltre il servizio dei trasporti richiede uan organizzazione da effettuare in anticipo in virtù delle turnazioni.

Per questo, ad esempio, l’azienda di trasporto pubblico a Roma, Atac, attiverà un monitoraggio delle assenze anomale dal 15 ottobre mentre i sindacati lanciano l’allarme di una ripercussione sul servizio della metro. Rischio disagi al trasporto pubblico in Alto Adige. A Torino l’azienda di trasporto pubblico ha previsto una fast line per tamponi più rapidi ai dipendenti, l’Atm a Milano si sta attrezzando e ipotizza di chiedere con largo anticipo il green pass ai diepndenti. Andrea Gibelli, presidente di Asstra, l’associazione nazionale del trasporto pubblico locale, spiega che sono ore convulse e di grande preoccupazione nelle quali «si sta facendo tutto il possibile per organizzare i turni in modo da compensare le comunicazioni che stanno arrivando dai lavoratori».

Comparto sicurezza, in 60mila senza copertura

La prima incognita in vista del 15 ottobre riguarda le forze dell'ordine e, più in generale, il comparto sicurezza. «Secondo le nostre stime, che sono approssimative - ha spiegato Antonio Nicolosi, segretario generale del sindacato dei carabinieri Unarma - circa 15mila carabinieri non sono vaccinati. La cifra è analoga in polizia mentre aumenta molto per la penitenziaria: mi chiedo chi controllerà i detenuti? Se poi ci aggiungiamo la polizia locale, i militari che pattugliano le città, i vigili del fuoco, saranno almeno 60mila gli operatori della sicurezza senza vaccino».

Nella sola polizia, i dati dei sindacati di polizia relativi ai reparti mobili - quelli impegnati nei servizi di ordine pubblico e dunque in prima linea nelle manifestazioni - rivelano che la percentuale è in alcuni casi molto consistente e superiore alla media dei non immunizzati del Corpo, di poco superiore al 20%. A Torino a non essersi vaccinato è un agente su tre, a Firenze quasi quattro su dieci. A Roma e Milano, invece, va leggermente meglio, anche se in ognuno dei reparti delle due città ci sono un centinaio di poliziotti che non hanno fatto neanche la prima dose.

Agricoltura: un terzo dei 390mila addetti

In questo settore sono impiegati numerosi lavoratori stranieri non vaccinati oppure immunizzati con vaccini “non riconosciuti”, la cui assenza - anche solo temporanea - potrebbe interrompere intere filiere. E resta aperta la questione dei lavoratori stranieri - in particolare dell’Est - vaccinati con Sputnik, un siero non riconosciuto dall’Ema.

Per superare l’empasse ci sono più ipotesi allo studio, una di queste è di effettuare una ulteriore dose addizionale con un siero a mRna in chi è vaccinato con sieri non riconosciuti dall’Ema. Circa un terzo dei 390mila addetti del comparto, ha messo in evidenza il direttore generale di Confagricoltura Francesco Postorino, potrebbero non essere utilizzabili, e questo potrebbe creare dei problemi. Senza dimenticare il nodo storico della mancanza di regolarizzazione dei lavoratori, che hanno il permesso scaduto, e sono restii a vaccinarsi, e quindi non possono ottenere il Green pass.

Colf e badanti: il 50% della platea

Secondo le stime che risalgono a qualche settimana fa, tra le mura domestiche delle famiglie italiane, potrebbero essere impiegati almeno 600mila lavoratori domestici senza green pass. È la stima che emerge dalle valutazioni dell'associazione datoriale Domina. Ma secondo Assindatcolf il numero dei lavoratori non vaccinati potrebbe arrivare a un milione (il 50% della platea). In questo settore sono impiegati diversi lavoratori stranieri, molti dell’est Europa immunizzati con Sputnik.

Fipe, nella ristorazione non vaccinati sotto il 10%

Secondo le stime dell'Ufficio Studi di Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana dei pubblici esercizi, sono 35, massimo 40mila i lavoratori dei pubblici esercizi che ancora non si sono sottoposti a vaccinazione. Sarebbe senza green pass meno del 10% del personale impiegato in bar e ristoranti. Una percentuale quasi dimezzata rispetto alla media nazionale che si registra negli altri comparti.

Logistica e autotrasporti: 30% degli operatori non vaccinato

Il 90% delle merci in Italia viaggia su gomma e diversi autisti potrebbero essere sprovvisti di certificato verde. Inoltre molti di loro sono stranieri e magari immunizzati con vaccini non riconosciuti. Il rischio paventato dai sindacati del settore è che eventuali problemi determinati dalla mancanza del Green pass (e quindi l’assenza dei lavoratori) possa avere un notevole un impatto sulle imprese di trasporto e logistica e conseguenti ricadute sul commercio stesso. «Nell'autotrasporto - ha spiegato il presidente di Conftrasporto-Confcommercio Paolo Uggè - il 30% degli operatori non è vaccinato. Sono in gran parte lavoratori stranieri, ma ci sono anche diversi italiani».

Cantieri o ditte in appalto

Chi è privo di pass non potendo quindi accedere ai cantieri potrebbe bloccare l’andamento di attività programmate nel campo edile.

Aziende con pochi dipendenti

Per le imprese con meno di quindici dipendenti è prevista la possibilità, dopo che un lavoratore non presenta il Green Pass per cinque giorni, di sostituire il dipendente con un altro, sospendendolo per la durata del contratto in quanto assente ingiustificato. Questa sospensione può essere della durata massima di dieci giorni, rinnovabile una volta sola e comunque non può superare il 31 dicembre 2021. In questi casi risulterà difficile trovare un sostituto, ancora di più se è solo per venti giorni.

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