Il ritorno al lavoro

Green pass sì, no o ni? Obbligo per 3,4 milioni ma la platea può crescere

Ritorno al lavoro: dal 1° settembre scuola e atenei si aggiungono alla sanità. Dai ristoranti ai trasporti i settori nel limbo: vincolati gli utenti, non gli addetti

di Valentina Melis e Serena Uccello

Green pass: ecco controlli e sanzioni per clienti ed esercenti

4' di lettura

L’obbligo di green pass per accedere alle mense aziendali, scattato dopo la Faq del Governo pubblicata il 15 agosto, ha scoperchiato il vaso di Pandora delle criticità legate all’uso della certificazione verde anti-Covid nei luoghi di lavoro. La situazione, infatti, alla vigilia delle riaperture di settembre, è variegata in base ai settori. Le regole sono state dettate in momenti diversi e con provvedimenti diversi, per singole categorie. Oppure, è stato introdotto l’obbligo di green pass per accedere a determinati luoghi, ad esempio ristoranti e palestre, ma senza obbligare esplicitamente i lavoratori di questi settori a dotarsi anche loro del documento.

Lavoratori obbligati

Ci sono 3,4 milioni di lavoratori già obbligati al vaccino anti-Covid o ad avere il green pass, fino al 31 dicembre 2021. Sono, innanzitutto, 1,9 milioni di lavoratori della sanità: chi esercita professioni sanitarie e gli operatori che lavorano in strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, in farmacie, parafarmacie e negli studi professionali. L’obbligo vale dal 1° aprile al 31 dicembre; per chi non si allinea c’è la sospensione dal servizio e, se non è possibile destinare il lavoratore a mansioni diverse, scatta anche lo stop alla retribuzione.

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Poi ci sono 1,4 milioni di lavoratori della scuola, delle università e delle istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica, per i quali l’obbligo del green pass parte dal 1° settembre. Chi non si adegua, sarà considerato assente ingiustificato, e a partire dal quinto giorno di assenza, il rapporto di lavoro sarà sospeso, senza retribuzione. In base all’ultimo report del Governo sulla situazione vaccinale del personale scolastico e universitario, aggiornato al 20 agosto, i non vaccinati sono oltre 186mila. Il che potrebbe causare grosse criticità alla riapertura delle scuole. Intanto, il Governo ha già dovuto mettere in conto una spesa di 358 milioni per pagare i supplenti con i quali sostituire il personale senza green pass.

Lavoratori non obbligati

C’è poi una vasta platea di lavoratori che si trova in una sorta di limbo normativo. Il Dl 105/2021 ha previsto infatti l’obbligo del green pass, dal 6 agosto, per accedere a ristoranti al chiuso, musei, palestre, piscine, centri benessere, sagre e fiere, convegni e congressi, centri termali, parchi tematici e di divertimento, centri culturali, sale gioco, concorsi pubblici. L’obbligo è per chi accede in queste strutture: non è specificato in maniera chiara, però, se coloro che ci lavorano debbano ugualmente essere muniti del green pass per svolgere la loro attività. Una situazione singolare, se si considera il vincolo per chi mangia nel ristorante ma il mancato obbligo per chi ci lavora diverse ore al giorno.

La stessa situazione si ripresenta sul fronte dei trasporti: il Dl 111/2021, lo stesso che ha introdotto l’obbligo del green pass per il personale scolastico, prevede anche l’obbligo della certificazione verde anti-Covid, dal 1° settembre, per accedere ad aerei, treni, navi e traghetti, autobus che collegano più di due Regioni. Anche in questo caso, nessun obbligo esplicito è stato introdotto per i lavoratori del settore, come gli autisti e i piloti. I lavoratori che vanno in ufficio in treno, quindi, saranno tenuti ad avere il green pass, ma solo in quanto passeggeri.

Il fatto che non ci sia un obbligo esplicito, però, non impedisce al datore di lavoro di rinunciare alla prestazione dei lavoratori senza green pass o senza vaccino. Il Tribunale di Roma, ad esempio, il 28 luglio, ha ritenuto legittima la sospensione dall’attività e dalla retribuzione di una lavoratrice no vax impiegata in un villaggio. Il datore, secondo il giudice, ha semplicemente rispettato l’obbligo di garantire la sicurezza sul luogo di lavoro, come prescritto dall’articolo 2087 del Codice civile (si veda l’articolo sotto).

La Faq sulle mense aziendali

L’ultimo fronte riguarda la Faq con cui Palazzo Chigi, tre settimane dopo l’entrata in vigore del Dl 105/2021, ha previsto l’obbligo del green pass per la consumazione dei pasti al tavolo, al chiuso, nelle mense aziendali, affidando i controlli ai gestori dei servizi.

Per l’Esecutivo, cioè le mense equivalgono ai ristoranti. Per i sindacati, invece, sono luoghi di lavoro, tutelati dai contratti. Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto un incontro con i ministri della Salute e del Lavoro, per chiarire le numerose questioni in campo. Intervento sollecitato anche dal presidente di Federmeccanica, Federico Visentin, secondo il quale «serve una posizione del Governo che non lasci dubbi».

Un’altra questione controversa riguarda i tamponi ai lavoratori, che i sindacati chiedono siano concessi in forma gratuita. Anche qui, sarà necessario capire chi dovrebbe accollarsi i relativi costi.

Al momento, l’orientamento del Governo appare quello di perimetrare l’obbligo di green pass non tanto sulle categorie di lavoratori, quanto per luoghi. Ecco perché il numero dei lavoratori coinvolti dall’obbligo della certificazione potrebbe comunque crescere, rispetto ai 3,4 milioni attuali. Se oggi coinvolge tutti i lavoratori che fruiscono di una mensa aziendale, dal 1° settembre riguarderà tutti i lavoratori che per spostarsi usano i treni. E così via.

Lo scenario

Che cosa accadrà in autunno? Difficile prevederlo. Al momento, però, ci sono almeno due punti fermi.

Il primo: la giurisprudenza di merito finora si è espressa a favore della legittimità della richiesta di vaccinazione o di green pass ai lavoratori, soprattutto quando c’è in gioco la tutela di persone fragili, come gli ospiti delle Rsa. Il secondo: è ipotizzabile che dopo sanità e scuola l’obbligo di green pass sarà esteso anche ad altre categorie del pubblico impiego, visto che il Dl 105/2021 richiede il documento anche per accedere ai concorsi pubblici.

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