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Green Pass in vacanza per alberghi, eventi, trasporti, campeggi

Dal 6 agosto scatta l’obbligo del Certificato verde Covid per accedere a diverse attività. Ma rimangono dubbi,e sfumature, su come interpretare le regole

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2' di lettura

Il 6 agosto ha debuttato ufficialmente il Certificato verde Covid, noto in Italia come «green pass»: il documento digitale o cartaceo che deve essere esibito per accedere a (quasi) tutte le attività dove si rischiano assembramenti, dai ristoranti alle palestre. Il pass diventa obbligatorio un po’ ovunque, con sanzioni fino a 1000 euro per gli esercenti che non rispettano le regole previste. Ma rimangono diverse eccezioni, e dubbi, su come comportarsi. Soprattutto se si parla di vacanze, agli inizi di agosto e dell’altissima stagione.

Alberghi: serve il Green pass per pernottare?

No. L’obbligo del cosiddetto Green Pass non è stato esteso ai clienti degli alberghi, confermando quanto stabilito nel precedente decreto del 23 luglio 2021. In altre parole, per prenotare e soggiornare in una struttura ricettiva non è necessario essere vaccinati, aver effettuato un tampone nelle precedenti 48 ore o essere guariti dal Covid.

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E se si vuole cenare nel ristorante di un hotel?

Neppure, ma bisogna pernottare in quella stessa struttura. I clienti degli hotel che vogliono accedere a ristoranti e bar interni non sono tenuti a esibire il Green pass, anche se si parla di spazi al chiuso. Diverso il caso di clienti esterni: se il ristorante o il bar è accessibile anche al pubblico, possono entrare solo con una Certificazione verde Covid-19.

Eventi: serve il Green pass? Ad esempio, un concerto?

Sì, ma non “solo” per i concerti. Il cosiddetto Green pass è obbligatorio per accedere a spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportive, musei, «istituti e luoghi della cultura», oltre a piscine, palestre, centri benessere, fiere, sagre, congressi, centri termali, parchi tematici e di divertimento, centri culturali, centri sociali e ricreativi, sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò e le «procedure concorsuali», ovvero i concorsi.

Serve anche per i campeggi?

No. I campeggi rientrano fra le strutture ricettive e, quindi, sono esentati dall’obbligo di «green pass».

Se si vuole consumare in un bar o ristorante interno a un campeggio?

Dipende. La sezione Nord-Est di Faita Federcamping, l’associazione di categoria, sottolinea che nell’obbligo di Green pass «non sono ricomprese le attività di somministrazione, quali bar e ristoranti» in esercizio all'aperto: una «tipologia, specie per la parte ristorativa, prevalentemente presente nelle attività turistico ricettive all'aria aperta». In altre parole bar e ristoranti presenti nel campeggi servono per lo più la propria clientela in spazi all’aperto, quindi il Green pass non è richiesto. Nel caso si tratti di spazi a chiuso, può valere lo stesso principio applicato agli alberghi: niente Green pass per i clienti interni, obbligo di certificazione per quelli che non pernottano nella struttura.

Ma come funziona con treni e aerei?

Il cosiddetto Green pass diventa obbligatorio sui trasporti, ma dal primo settembre e non per tutte le linee operative nel Paese. I viaggiatori dovranno esserne sempre in possesso se salgono a bordo di aerei, anche per voli di breve raggio; treni a lunga percorrenza, incluse l’Alta Velocità (come le Frecce o Italo) e gli Intercity; autobus che collegano fra loro più regioni; pullman con servizio conducente. Non ne è previsto l’obbligo, invece, sui treni regionali o il trasporto pubblico locale, come gli autobus urbani o le linee di metropolitana. Trovi qui una mappatura completa di tutte le opzioni.

E sui traghetti?

Dipende dalla linea. Il Green pass è tassativo se il traghetto collega due regioni diverse, ad esempio Sardegna e Lazio. Non lo è per gli aliscafi operativi fra isole minori perché rientra nel trasporto locale, né per quelli attivi sullo Stretto di Messina fra Calabria e Sicilia.

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