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Greenwashing, ecco le sette regole per evitare le verniciate di verde

Le indicazioni emergono da un documento del Forum per la finanza sostenibile. Consigli per investitori e aziende

di Vitaliano D'Angerio

Parigi, attivisti per il clima bloccano la tangenziale

2' di lettura

Impegni, promesse e poi un nulla di fatto o quasi, soprattutto nella riduzione delle emissioni di CO2. Sembra la storia degli eventi Onu sul clima, da Parigi (2015) in poi, ma è anche la sintesi di un fenomeno che sta minando la reputazione di molte aziende: è il greenwashing, la verniciata di verde che in alcuni casi si trasforma in un marketing spinto delle tematiche ambientali. Il Forum italiano per la finanza sostenibile ha pubblicato un paper per descrivere il fenomeno e suggerire sette raccomandazioni sul come evitarlo. È un documento rivolto alle aziende e anche agli investitori. «Il greenwashing – scrivono Arianna Lovera e Isabel Reuss, autrici del paper – danneggia investitori, consumatori,concorrenti e, più in generale, la credibilità del mercato».

Le sette regole

Come si fa dunque a evitare il greenwashing? Ecco le regole:

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1) Innanzitutto l’azienda deve identificare obiettivi di sostenibilità e poi comunicare in modo trasparente le ragioni che hanno portato a scegliere ogni specifico obiettivo;

2) inoltre bisogna descrivere il percorso per raggiungere gli obiettivi prefissati;

3) e, ancora, è necessario indicare in modo esplicito le metodologie di misurazione dei Key perfomance indicator (Kpi-indicatori) scelti per monitorare il raggiungimento degli obiettivi;

4) al quarto posto vi è la modalità di reperimento dei dati Esg: bisogna indicare le fonti e la metodologia della raccolta delle informazioni.

5) verificare i dati Esg divulgati;

6) dialogare con gli stakeholder (incluse Ong e comunità locali);

7) e infine comunicare in modo accurato.

Suggerimenti per chi investe

Nel paper del Forum per la finanza sostenibile, vi sono anche dei suggerimenti per gli investitori che acquistano prodotti finanziari specializzati sulla sostenibilità.

Innanzitutto, quando si investe in un fondo Esg bisogna informarsi sulla politica di investimento sostenibile: «Come vengono applicate le esclusioni o gli screening/filtri, l’eventuale esposizione a settori controversi oppure a società che violano le norme internazionali», scrivono le autrici Lovera e Reuss. C’è poi da analizzare la politica di engagement, ovvero il dialogo del gestore con l’azienda in cui ha investito: sono da riportare i risultati raggiunti ed eventuali decisioni (disinvestimento?) in caso di fallimento dell’engagement.

C’è inoltre da capire come vota il gestore del fondo su determinati argomenti come, per esempio, le strategie di emissioni di CO2: a fronte di importanti dichiarazioni e impegni sulla crisi climatica, alcune società di asset management hanno poi votato contro risoluzioni di soci che volevano spingere le aziende a impegnarsi di più sulle emissioni di CO2. Infine è necessaria una rendicontazione puntuale, corretta e soprattutto chiara su quanto il fondo ha realizzato nell’applicazione dei criteri Esg.

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