A COLLOQUIO CON IL nuotatore

Greg Paltrinieri: «Tempo e acqua, i miei nemici più cari»

Allenarsi ogni giorno nuotando 18 chilometri ha un solo scopo: farti sentire a tuo agio in un elemento naturale che non è il tuo mentre sfidi di continuo il cronometro, dice Gregorio Paltrinieri. Che ai Mondiali, a luglio, uscirà dalla vasca e affronterà per la prima volta correnti e meduse

di Paco Guarnaccia


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2' di lettura

«Per tutta la vita ho gareggiato in piscina. A volte sono andato bene, a volte male. Ma ho ottenuto buoni risultati». I “buoni” risultati cui fa riferimento Gregorio Paltrinieri, 24 anni, emiliano di Carpi, sono in realtà eccezionali: oro nei 1.500 stile libero (la sua specialità) alle olimpiadi di Rio de Janeiro del 2016 e ai Mondiali di Kazan del 2015 e di Budapest del 2017.

“Buoni” risultati cui vanno aggiunte altre vittorie e medaglie ai Mondiali in vasca corta, agli Europei, alle Universiadi e ai Campionati italiani, pure negli 800 e nei 400 metri. Ai prossimi Mondiali di Gwangju, in Corea del Sud dal 12 al 28 luglio, oltre che per i 1.500 in piscina, Paltrinieri si è qualificato anche per la finale dei 10 chilometri di nuoto in acque libere. Una novità assoluta per uno dei re della vasca. Un ragazzo semplice, ma determinato alla ricerca della vittoria.

Hai scelto di competere anche fuori dalla piscina. Come mai?
«Dopo l'oro a Rio ero in cerca di altri stimoli e volevo fare qualcosa di veramente nuovo. Il nuoto in mare è una disciplina che può sembrare simile a quella in vasca, ma è completamente diversa. È un po' la stessa differenza che c'è tra correre in moto su pista o fare motocross. È un altro tipo di nuoto. L'acqua può essere più fredda o più calda, gli avversari ti spingono, ci sono le meduse, le correnti cambiano e la distanza della gara è più impegnativa. Detto questo, è una disciplina che mi gasa tantissimo e nella quale spero di qualificarmi per le Olimpiadi di Tokyo 2020. Intanto, ci sono riuscito per i Mondiali, che è già un grande obiettivo raggiunto perché sono partito da zero. Poter gareggiare anche a Tokyo sia in vasca sia in acque libere sarebbe grandioso. Vediamo se ci riuscirò».

Come cambia la tua nuotata in queste due discipline?
«Innanzitutto in vasca la distanza è di 1.500 metri e, per quanto possa essere lunga, cerco sempre di tenere un passo abbastanza sostenuto. Nei 10 chilometri, se parti forte dopo 1.500 metri sei morto. Inoltre, non hai punti di riferimento perché la riga nera che c'è sul fondo piscina lì non c'è, ma al massimo vedi la boa a 700 metri. E comunque devi alzare continuamente la testa per non perdere la direzione e tenere conto della corrente. È un nuoto molto più primitivo e istintivo. Sai che da un momento all'altro ti può capitare tutto e sei obbligato a cercare il meglio di te. In piscina chi è più forte solitamente vince. In mare non è detto: le variabili che possono far andare bene o male una gara sono tante».

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