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Caso Gregoretti, la Giunta al voto. Salvini: chiederò di essere processato

La Giunta per il regolamento ha approvato l’ordine del giorno del centrodestra per un verdetto il 20, nonostante i giorni perentori scadano il 17. Alla votazione ha partecipato anche la presidente del Senato Casellati

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Il leader della Lega Matteo Salvini (imagoeconomica)

La Giunta per il regolamento ha approvato l’ordine del giorno del centrodestra per un verdetto il 20, nonostante i giorni perentori scadano il 17. Alla votazione ha partecipato anche la presidente del Senato Casellati


3' di lettura

La Giunta per le immunità del Senato voterà il 20 gennaio l’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini. L’ha deciso la Giunta per il regolamento, approvando l’ordine del giorno del centrodestra per un verdetto il 20, nonostante scadano oggi i giorni perentori. Alla votazione ha partecipato anche la presidente del Senato Casellati, votando a favore. Nella Giunta, reintegrata di due senatori di maggioranza, le due parti sono 6 a 6, esclusa la presidente.

Il voto è arrivato al termine di un duro scontro, con la maggioranza che si è opposta al quesito, per stabilire il calendario della Giunta per le autorizzazioni, sul caso Salvini-Gregoretti. Un quesito che i membri della maggioranza avrebbero definito “manipolatorio” (due del Pd, 2 M5S e uno del Misto e delle autonomie). Non sono esclusi ulteriori colpi di scena.

Questo era il quesito: «Si sottopone a codesta giunta per il regolamento la richiesta di dichiarare che il termine di cui all'art. 135 bis terzo comma del regolamento del Senato abbia natura ordinatoria e non perentoria».

Il segretario del Pd Zingaretti: Casellati scorretta
Il Pd, tramite il segretario Nicola Zingaretti, ha denunciato «un atteggiamento molto scorretto e grave della presidente del Senato, che è venuta meno alla sua funzione di super partes e si è schierata su un punto così delicato dalla parte di una componente del Senato». Che cosa accade ora? Il Pd diserterà la Giunta delle immunità il 20 gennaio? «Non lo so, ne ragioneremo. Di sicuro la Giunta si riunisce in modo illegittimo», ha risposto il capogruppo del Pd Andrea Marcucci al termine della Giunta per il regolamento del Senato. «Ma la cosa più grave - ha aggiunto - è che noi avevamo proposto che si riunisse oggi per completare il nostro lavoro, ma evidentemente questa cosa non era di gradimento. Così hanno fatto un colpo di mano gravissimo. Siamo molto preoccupati per la democrazia».

Casellati: respingo messa in discussione mia terzietà
«In riferimento alla seduta odierna della Giunta per il regolamento - si legge in una nota della presidenza del Senato -, il presidente del Senato Elisabetta Casellati respinge con forza ogni ricostruzione dei fatti che in qualche modo possa mettere in discussione la terzietà della sua azione ovvero connotarla politicamente, perché non si può essere terzi solo quando si soddisfano le ragioni della maggioranza e non esserlo più, quando si assumono decisioni che riguardano il corretto funzionamento del Senato».

Il rebus
Il rebus che andava sciolto era legato alla sospensione delle attività del Senato dal 20 al 24 gennaio: in vista della campagna elettorale, niente riunioni di commissioni né sedute in Aula. Ma lo stop vale anche per la Giunta che deve decidere sull’autorizzazione a procedere nei confronti dell'ex ministro dell’Interno? Se la risposta fosse stata sì, sarebbe saltata la riunione del 20 - il calendario della giunta per le immunità del Senato è stato deciso all’unanimità lo scorso dicembre - e di conseguenza il voto.

Le squadre erano schierate: da un lato, la maggioranza che punta i piedi per rinviare il verdetto a dopo le regionali del 26 gennaio. Dall’altro, l’opposizione che invoca il rispetto del calendario con il D-day del giorno 20.

Salvini: se a processo, in aula a testa alta
«Se lunedì, come pare, perché i numeri ce li hanno a favore, Pd, Renzi e 5 Stelle decideranno che devo esser processato, andrò in quel tribunale a testa alta sicuro di rappresentare la maggioranza del popolo italiano», sottolinea Salvini, parlando del voto sull’autorizzazione a procedere per il caso Gregoretti, in diretta su Telelombardia.

Il rischio che Salvini faccia campagna elettorale sul dossier
Pd e Cinque Stelle hanno spinto per lo slittamento del giorno del voto, ma il pressing alla fine non ha raggiunto il risultato a cui puntavano le due forze politiche. Dopo lo stop della Consulta al referendum sulla legge elettorale sostenuto dalla Lega, Dem e pentastellati puntavano a non offrire un’ulteriore sponda all’ex vicepremier negli ultimi giorni di campagna elettorale per le regionali in Emilia-Romagna e Calabria.

In diretta su Facebook da Cattolica, Matteo Salvini lancia la sfida: «Ci ho ragionato ieri e stanotte e sono arrivato a una decisione, che ormai è diventata una barzelletta che va avanti da anni, e ho deciso che domani chiederò a chi deve votare, quindi anche ai senatori della Lega, di farmi un favore. Votate per mandarmi a processo e la chiariamo una volta per tutte. Portemi in Tribunale e sarà un processo contro il popolo italiano, e ci portino tutti in Tribunale».

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