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Trump e Greta si sfidano a Davos: «Non si è fatto nulla per il clima». «Basta profeti di sventura»

Donald Trump e Greta Thunberg protagonisti a Davos: i due più aspri critici di quanto intende rappresentare il Forum economico mondiale dei globalisti danarosi hanno rubato la scena con la loro presenza e messaggi ovviamente di tenore opposto

di Stefano Carrer

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Donald Trump e Greta Thunberg a Davos

Donald Trump e Greta Thunberg protagonisti a Davos: i due più aspri critici di quanto intende rappresentare il Forum economico mondiale dei globalisti danarosi hanno rubato la scena con la loro presenza e messaggi ovviamente di tenore opposto


5' di lettura

Donald Trump e Greta Thunberg protagonisti a Davos: proprio i due più aspri critici di quanto intende rappresentare il Forum economico mondiale dei globalisti danarosi hanno rubato la scena con la loro presenza e messaggi ovviamente di tenore opposto. L'uomo più potente del mondo ha incensato se stesso senza ritegno e dichiarato al mondo che la sua formula è quella giusta (anche se tiene in ben poco conto i cambiamenti climatici).

La piccola 17enne svedese ha avuto accenti di tristezza, nel constatare che contro il climate change non si e' fatto ancora praticamente niente e le emissioni nocive continuano imperterrite ad aumentare, anche se per causa loro “la gente muore”.

Trump: “Con me boom economico senza precedenti”
Arrivato a Davos con l'elicottero Marine One dall'aeroporto di Zurigo, Trump ha tenuto il “keynote speech” in tarda mattinata, sfondando ampiamente i tempi assegnati. “Questo non è tempo per il pessimismo ma per l'ottimismo”, ha detto, arrivando a citare a sorpresa il Rinascimento italiano e la costruzione della cupola del Duomo di Firenze con tecnologie che ancora non esistevano, per ricollegarsi al presente in termini di fiducia, determinazione e spirito visionario senza limiti per sogni e ambizioni (ha poi reso omaggio anche a Notre Dame).

In effetti, il tono generale è stato enfatico e iper ottimista, in gran parte dedicato a enunciare le conquiste della sua amministrazione mettendolo in contrasto con i presenti disastri precedenti. Boom economico e di Borsa senza precedenti , grande attrattiva' per gli investimenti stranieri, disoccupazione ai minimi e sviluppo inclusivo grazie a piani e riforme - ha detto - che hanno messo al centro il cittadino e il lavoratore, e hanno quindi portato progressi anche alle fasce deboli della popolazione. Il tutto anche se la Federal Reserve “ha alzato i tassi troppo presto e li ha abbassati troppo tardi”. Tutto merito suo insomma, che ha creato un modello che raccomanda a tutti di imitare.

I cambiamenti climatici
Quanto al problema dei cambiamenti climatici, più che altro il presidente ha sottolineato che gli Stati Uniti sono diventati il primo produttore di petrolio e gas, invitando gli europei a comprare energia americana. Un invito che potrebbe sottintendere una minaccia in caso non vengano raggiunti accordi per riequilibrare il deficit con l'Europa. Trump ha infatti lodato gli accordi commerciali da lui raggiunti o rinegoziati con Cina, Messico, Canada, Giappone e Corea. Non sono mancate le iperboli, come nell'affermazione secondo cui dopo la “Fase One” di intesa commerciale “probabilmente mai sono stati tanto buoni i rapporto tra Cina e Stati Uniti”.

Appena prima di partire per la Svizzera, Trump in un tweet aveva annunciato con toni enfatici che avrebbe portato a Davos “Good Policy” e riportato a casa centinaia di miliardi di dollari, concludendo con un “We are now NUMBER ONE in the universe, by FAR!”, siamo di gran lunga i numero uno nell'universo. Un Trump baldanzoso più che mai, noncurante dell'avvio contemporaneo al Senato delle discussioni sull'impeachment da cui appare sicuro di uscire indenne e magari elettoralmente avvantaggiato.

La pace Trump-Macron
Circostanze, comunque, che evidentemente lo inducono a rafforzare il suo profilo su scala internazionale. Dopo aver parlato con Trump, il presidente francese Emmanuel Macron ha twittato di aver avuto una “great discussion” sulla questione della digital tax: si lavorerà insieme un “buon accordo che eviti una escalation tariffaria”. Trump gli ha risposto “Eccellente!”, ma senza aggiunte, che dovrebbero essere posto proprio a Davos, dove il presidente si è portato l'intera sua squadra economica e la Francia ha il suo ministro dell'economia Bruno Le Maire.

Gli Usa hanno minacciato di imporre dazi fin del 100% sui prodotti francesi dopo che Parigi ha introdotto una web tax. L'Europa rischia anche di esser sottoposta a dazi su 7,5 miliardi di suo export negli Usa nel quadro della disputa sui sussidi a Airbus. Rimane poi la questione di fondo del riequilibrio del deficit commerciale, che Trump esige arrivando a minacciare dazi sull'auto europea.

C'è da dire che, rispetto alla comparsata di Trump a Davos di due anni fa, l'audience sembra mostrare un atteggiamento diverso verso il presidente. Nel 2018 Trump era nel pieno della sua retorica populista e antiglobalista che sembrava prodromo di effetti rovinosi sull'economia globale, altre che fresco di tagli alle tasse che erano magari benvenuti ma imbarazzanti.

Questa volta si è presentato sulla scia di mercati azionari ai massimi storici e con due accordi commerciali appena raggiunti (con Cina e Canada/Messico): il suo unilateralismo, dopo tutto, non ha provocato gli sconquassi da molti paventati, almeno sul breve termine, anche se alla lunga, non è chiaro quali strascichi lascerà il suo orientamento “antidavosiano” (no al multilateralismo, sì a un mondo compartimentato in intese bilaterali, diplomazia non ortodossa e da tweet).

Benchè sia sotto procedure di impeachment, inoltre, appare concreta la possibilità che il mondo debba avere a che fare con lui per altri quattro anni dopo la scadenza del primo mandato. Applausi, quindi, quando nel finale del discorso Trump, bontà sua, ha detto che si unirà all'iniziativa lanciata a Davos per piantare mille miliardi di alberi in dieci anni.

Il fattore Greta: “Non si è fatto ancora niente”
Se l'anno scorso l'ecoattivista svedese aveva gia' pronunciato a Davos una frase di forte impatto rimasta negli annali (“La nostra casa è in fiamme”), questa volta, fin da un primo intervento all'inizio della mattinata, Greta Thunberg è spiccata in un panel di giovani attivisti introdotto proprio da un filmato sulla “new nave” di gioventù ambientalista. Ha parlato degli effetti degli scioperi scolastici pro-clima da lei avviati, sottolineando che si è creata nel mondo una inattesa “alleanza di movimenti” che hanno accresciuto la consapevolezza del problema dei problemi che il mondo deve affrontare.

Tuttavia, ha sottolineato, finora non ci sono stati risultati perche' le emissioni globali stanno ancora aumentando: “Senza trattarla come una vera crisi, non si può arrivare a una soluzione. Non è stato fatto niente”. Anche se quest'anno il tema del World Economic Forum è quello della sostenibilità, insomma, banchieri, imprenditori e politici a suo parere stanno facendo troppo poco o quasi nulla. E anche la stampa, secondo Greta, ha le sue responsabilità per omissione, nel sottovalutare il cambiamento climatico che è un fattore per cui “la gente muore”. Il mondo, ha aggiunto , deve dare ascolto agli scienziati e “deve arrivare all'obiettivo di emissioni zero il prima possibile e aiutare i Paesi poveri a mettersi in linea”.

L'altolà della lobby petrolifera
Come ha scritto alcuni giorni fa assieme a una ventina di altri attivisti, Greta chiede ai partecipanti al Forum di “fermare immediatamente tutti gli investimenti nell'estrazione e e esplorazione di combustibili fossili, cancellare tutti i sudditi e “disinvestire immediatamente e completamente” dal settore. Le ha già risposto il direttore dell'Agenzia Internazionale del'Energia, Fatih Birol: non si può bloccare gli investimenti, altrimenti si andrebbe incontro a una crisi energetica.

Per il rapporto dell'Aie presentato al Forum, anche nel caso di una accelerazione della transizione verso energie pulite, se si fermano gli investimenti nei campi oggi operativi la produzione calerebbe dell'8% annuo, ben di più di ogni plausibile diminuzione della domanda. Quindi, afferma l'Aie, resta indispensabile investire negli attuali pozzi e anche in nuovi siti. Peraltro la stessa Aie ha raccomandato alle compagnie petrolifere di investire di più nella riduzione delle emissioni, e nelle energie alterative (a cui dedicano solo l'1% degli investimenti di capitale) per evitare problemi di immagine e anche di redditività sul lungo termine. Forse non è un caso che a Davos quest'anno l'industria petrolifera sia pochissimo rappresentata, al contrario del mondo della finanza che qui cerca di rinverdire le sue credenziali.

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