Cinema

«Greta» e «Miss Marx», rivoluzioni al femminile alla Mostra di Venezia

di Andrea Chimento

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«Greta


3' di lettura

Greta Thunberg protagonista alla Mostra di Venezia: la celebre e giovanissima attivista svedese è al centro di un documentario che le ha dedicato Nathan Grossman, intitolato semplicemente «Greta», che è stato presentato al Lido fuori concorso.
Partendo dalle prime manifestazioni nell'agosto del 2018, il film segue l'evoluzione della protagonista e la crescita esponenziale del movimento dal lei creato.
Sempre decisa e in grado, nonostante la giovane età, di conversare con numerosi leader mondiali, Greta Thunberg ha spesso cercato di nascondere le sue debolezze, lati del carattere che il regista Nathan Grossman ha evidenziato nel suo documentario.
Ed è forse proprio questo l'elemento più interessante di un prodotto piuttosto semplice e didascalico, seppur in grado di fornire un ritratto abbastanza completo delle attività portate avanti dalla creatrice del movimento Fridays for Future in questi anni.

A tratti il lungometraggio è incisivo al punto giusto, mentre in altri momenti – soprattutto verso la conclusione – è retorico, finendo anche per dare la sensazione di essere troppo costruito a tavolino.Da segnalare che Greta Thunberg è intervenuta durante la conferenza stampa del film, collegandosi direttamente dalla sua scuola durante un intervallo e sottolineando quanto sia una studentessa timida, costretta a rispondere in fretta alle domande per tornare poi a lezione. Tra le parole più significative che ha espresso, la necessità di ripartire il prima possibile con la lotta al Climate Change, messa “in pausa” per gestire la crisi relativa al Covid.

Miss Marx

Miss Marx

In concorso ha invece trovato spazio l'atteso «Miss Marx» di Susanna Nicchiarelli, con protagonista Romola Garai.L'attrice inglese interpreta Eleanor, la figlia più piccola di Karl Marx, una ragazza brillante, libera e colta. Tra le prime donne ad avvicinarsi ai temi del femminismo e del socialismo, Eleanor partecipa alle lotte operaie, combatte per i diritti delle donne e l'abolizione del lavoro minorile. La sua vita cambia quando, nel 1883, incontra Edward Avelin, con cui inizierà una relazione appassionata e tormentata allo stesso tempo.Fin dai primissimi minuti si capisce facilmente come la regista italiana abbia voluto collegare la figura della protagonista con la contemporaneità, tanto per alcune scelte estetiche (la colonna sonora, in primis) quanto per le tematiche trattate.Ribaltando i classici canoni del dramma in costume, Susanna Nicchiarelli ha sostituito l'immagine da eroina vittoriana con quelli di una donna moderna, capace di combattere con eguale forza sul fronte pubblico e su quello privato.Seppur con un approccio a tratti troppo scolastico, il film riesce a incuriosire e a coinvolgere, nonostante qualche passaggio un po' forzato soprattutto nella parte centrale.«Miss Marx» potrebbe rientrare nel palmarès finale, anche per la solida prova di Romola Garai in uno dei ruoli più complessi della sua carriera.

Pieces of a Woman

Pieces of a Woman

In lizza per il Leone d'oro c'è anche «Pieces of a Woman», nuovo film dell'ungherese Kornél Mondruczó, alla sua prima prova in lingua inglese.Al centro della trama c'è una giovane coppia che sta aspettando la nascita della prima figlia. Al momento del parto, però, le cose non andranno per il verso giusto.Il regista ha sottolineato come questo film, realizzato insieme a sua moglie, sia un modo per condividere con il pubblico un'esperienza molto personale, come se questa pellicola fosse una vera e propria cura per il dolore.Peccato però che lo sguardo dell'autore sia autocompiaciuto, sia quando realizza lunghissimi piani-sequenza pensati per dimostrare il suo virtuosismo, sia nelle elementari simbologie proposte (dai semi che possono generare nuovi frutti ai ponti da distruggere e ricostruire).Non mancano momenti ad alto tasso emotivo, ma nel complesso rimane un prodotto furbo e ricattatorio, anche per una sceneggiatura fitta di dialoghi poco credibili.Fortunatamente gli attori ne rialzano un po' le sorti: i duetti tra Vanessa Kirby e Ellen Burstyn, in particolare, sono davvero notevoli.

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