ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùl’impatto del covid sull’economia italiana

Grido d’allarme dei bus turistici: «Subito i ristori o rischio crack»

Lettera delle imprese al premier Draghi: «Settore azzerato dalla pandemia, servono sostegni effettivi in vista del prossimo decreto»

di Marco Morino

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(AdobeStock)

3' di lettura

Un anno intero di fermo. Il settore dei bus turistici italiani (6mila aziende in tutta Italia, con 25mila bus, oltre 28mila dipendenti diretti e 2,5 miliardi di fatturato annuo) è stato pressoché azzerato dalla pandemia. Il comparto, attraverso il presidente del Comitato bus turistici italiani Riccardo Verona, chiede, in una lettera indirizzata al premier Mario Draghi, ristori effettivi in vista del prossimo decreto. Nella lettera si parla della «grave situazione in cui versa il comparto» e si pone l’accento «sulle aspettative riguardo le scelte politiche ed economiche su cui si gioca il futuro di migliaia di imprese e dei loro lavoratori».

La lettera a Draghi

La crisi sanitaria, rimarca il Comitato bus turistici italiani, «ha determinato il blocco integrale delle attività, trattandosi di un settore connesso alla filiera del turismo, che è stato il primo a fermarsi e sarà l’ultimo a ripartire». Il Comitato, nato nel marzo del 2020 per fronteggiare le drammatiche conseguenze della crisi sanitaria, attualmente raggruppa oltre 200 imprese provenienti da ogni regione d’Italia. Nella lettera si porta l'attenzione sulla «necessità di interventi urgenti, considerando la pesante perdita di fatturato subìta, pari a oltre 2 miliardi di euro, e la miriade di oneri economici e amministrativi (canoni locazioni, Imu su immobili strumentali, oneri per la sicurezza)».

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In allegato alla lettera, le proposte al governo da parte del Comitato bus turistici italiani in vista del prossimo decreto Ristori-quinquies. Fra i vari punti, la necessità di prevedere un ristoro effettivo per le ingenti perdite subite dalle imprese del comparto durante il primo anno della pandemia: è necessario, per il Comitato, un rimborso economico del 25%, ovvero una previsione di spesa di 500 milioni.

La voce delle imprese

Alberto Michetti Montaresi, vice presidente del Comitato e responsabile relazioni Istituzionali, dà voce al malessere delle imprese: «Per il 2020, viene ragionevolmente calcolata una perdita di fatturato stimata in 2 miliardi di euro, una media di circa l’80% per azienda. Uno colpo tragico per noi bus operator del settore turistico, che solo adesso abbiamo realizzato con certezza la misura della crisi e del prezzo da pagare per andare avanti».

Prosegue Michetti Montaresi: «Vorremmo ricordare che siamo un pezzo dell’economia italiana molto forte e professionalmente all’avanguardia, costituito da aziende a vocazione familiare da almeno due generazioni e, con le più virtuose, alla terza. Queste aziende erano un vero esercito quasi invisibile, che fino a oggi sono state sempre associate alle aziende di trasporto pubblico locale, ma che in realtà non lo sono. Per questo motivo e per farci conoscere meglio, è nato il Comitato bus turistici italiani».

Le ruote del turismo

Questi imprenditori sono le vere ruote del turismo in Italia e sono coloro che da molti anni tutti i giorni effettuano le gite scolastiche, trasportano le persone da e per gli aeroporti, portano i turisti per andare a visitare le città d’arte, così come accolgono i tifosi a bordo per andare allo stadio (prima del Covid) e portano su e giù per lo Stivale le squadre sportive. Le attività sono talmente diversificate che i bus turistici sono arrivati a essere considerati essenziali nello sviluppo dell’economia nazionale.

Dice ancora Michetti Montaresi: «Peccato che tutto quanto elencato da un anno non esista più. Il 2021 si è aperto con previsioni quasi peggiori del 2020: il turismo straniero in Italia sarà in calo anche quest’anno con percentuali importanti a partire da quello inglese, americano, russo, tedesco, che si attesteranno intorno al meno 70%. Anche una ripartenza dei poli fieristici la vediamo lontanissima. Quindi la vicina estate sarà tutta a trazione italiana e questo per il nostro settore è un problema, perché le maggior parte delle aziende che sono votate al turismo puro non possono reiventarsi su una clientela italiana».

L’urgenza dei ristori

I primi segnali di ripresa sono attesi non prima di ottobre 2021, con il vero rimbalzo previsto solo nel 2022. Però le aziende, avverte il Comitato, devono poter sopravvivere fino ad allora. Anche perchè altri Paesi sono innegabilmente più avanti dell’Italia nelle vaccinazioni e questo complica ulteriormente le cose. Spiega Michetti Montaresi: «L’arrivo dei ristori è fondamentale per salvare le aziende dei bus turistici. Le imprese non possono più sostenere da sole il peso della crisi e stiamo rischiando di perdere tutta la nostra forza lavoro specializzata». Conclude Michetti Montaresi: «All'estero aspettano l’ormai agognato semaforo verde, o il bollino di Covid free, ma al momento noi siamo lontani. Quindi noi ci auguriamo che il governo appena insediato si renda conto di quanta storia dell’imprenditoria turistica e di capitale umano stiano rischiando di scomparire se non compresi e aiutati».


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