La leadership del Movimento

Grillo allo scontro: Conte non ha doti manageriali, non permetto che M5s sia partito unipersonale

Il garante chiede un voto su Rousseau per eleggere un Comitato direttivo: no a illusioni o principi azzurri. Ora possibile una scissione. Ma non si esclude un’ultima mediazione

di M.Se.

(ANSA)

4' di lettura

“Non possiamo lasciare che un movimento nato per diffondere la democrazia diretta e partecipata si trasformi in un partito unipersonale governato da uno statuto seicentesco. Vanno affrontate le cause per risolvere l’effetto ossia i problemi politici (idee, progetti, visione) e i problemi organizzativi (merito, competenza, valori e rimanere movimento decentralizzato, ma efficiente). E Conte, mi dispiace, non potrà risolverli perché non ha né visione politica, né capacità manageriali. Non ha esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione”. Così sul suo blog, Beppe Grillo risponde picche a Giuseppe Conte che ieri (28 giugno) aveva posto un aut aut al fondatore del Movimento: io non posso essere un leader dimezzato, porrò delle condizioni imprescindibili. La risposta di Grillo a queste condizioni semza essere ora negativa e arriva nella forma di un post dal titolo ironico “Una bozza e via”, Il riferimento è alla bozza di statuto del Movimento che Conte ha inviato a Grillo come condizione imprescindibile per guidare il M5S..

Il garante va allo scontro: voto su Rousseau

“Indìco la consultazione in rete degli iscritti al MoVimento 5 Stelle per l’elezione del Comitato Direttivo, che si terrà sulla Piattaforma Rousseau. Ho, pertanto chiesto a Davide Casaleggio di consentire lo svolgimento di detta votazione sulla Piattaforma Rousseau e lui ha accettato. Chiederò, poi, al neo eletto Comitato direttivo di elaborare un piano di azione da qui al 2023” prosegue Grillo indicando quindi la strada per uscire dall’impasse: quella di un voto su Rousseau che elegga un organo collegiale.

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No a illusioni o principi azzurri

“Mi sento così: come se fossi circondato da tossicodipendenti che mi chiedono di poter avere la pasticca che farà credere a tutti che i problemi sono spariti e che dia l’illusione (almeno per qualche mese, forse non di più) che si è più potenti di quello che in realtà si è davvero, pensando che Conte sia la persona giusta per questo”, scrive il Garante. “Le organizzazioni orizzontali come la nostra per risolvere i problemi non possono farlo delegando a una persona la soluzione perché non sarebbero in grado di interiorizzarla quella soluzione e di applicarla, ma deve essere avviato un processo opposto: fare in modo che la soluzione decisa, in modo condiviso, venga interiorizzata con una forte assunzione di responsabilità da parte di tutti e non di una sola persona. La trasformazione vera di una organizzazione come la nostra avviene solo così. La deresponsabilizzazione delle persone con la delega ad un singolo nelle organizzazioni orizzontali è il principale motivo del loro fallimento. C’è un però. Assumersi la responsabilità significa smettere di drogarsi, smettere di voler creare l’illusione di una realtà diversa da quella attuale ed affrontarla. Insieme, con i tempi e le modalità giuste. Come una famiglia, come una comunità che impara dagli errori e si mette in gioco senza rincorrere falsi miti, illusioni o principi azzurri che possano salvarla”, prosegue Grillo nel post dal titolo “Una bozza e via”.

Come si è arrivati al post di Grillo e cosa può succedere ora

Il post di Grillo potrebbe determinare l’implosione del Movimento. E per Conte ora si affaccia una strada, quella di creare un suo partito ancorato al campo largo del centrosinistra. Grillo, raccontano fonti ben informate, prima di pubblicare il post ha fatto il punto con i suoi legali, che lo hanno rassicurato sue due elementi: solo il Garante ora può indire una votazione e questa va fatta su Rousseau, legittimata dall’attuale Statuto. Farlo su un’altra piattaforma esporrebbe Grillo e l’Associazione 5 Stelle a nuovi ricorsi.

Il post arriva come una bomba nei gruppi parlamentari M5S

Le parole di Grillo arrivano come un “bomba” nei corridoi parlamentari e non solo. Arrivano mentre Luigi Di Maio è al G20, è il suo telefonino va subito in ebollizione. A Palazzo Madama, dove i contiani sono in maggioranza, scatta subito un principio di rivolta. Alla Camera regna il disorientamento. La bacheca di Grillo ma anche quella di diversi “big” viene presa d’assalto dalle proteste degli iscritti. Un’assemblea dei deputati è convocata per mercoledì 30 giugno alle ore 19.I turbo-contiani, a taccuini chiusi, aprono già all’idea di un partito di Conte. Un partito ancorato al centro-sinistra ma senza il brand del M5S. Un partito che - fanno notare fonti parlamentari - avrebbe bisogno di copiosi finanziamenti e questo rappresenta, per l’ex premier, un problema. Nel frattempo, gli espulsi del Movimento - a cominciare dagli anti-Draghi - passano al contrattacco. Il “vaffa” di Grillo a Conte a loro apre, d’improvviso, uno spiraglio. “Mi metto a disposizione, un utopista folle riesce molto di più di realisti opportunisti”, annuncia Nicola Morra. E il silenzio di Alessandro Di Battista, in viaggio sulle Ande, non durerà a lungo. Dalle parti di Conte le bocche sono cucite. “Usciremo, ma non ora”, spiegano fonti a lui vicine.

Un’ultima mediazione?

C’è spazio, forse, per un’ultimissima mediazione. Quella a cui richiama Vincenzo Spadafora e alla quale potrebbero lavorare, nei prossimi giorni, Di Maio e Roberto Fico. L’obiettivo resta quello di far coesistere un M5S che ha un solo “padrone”, Beppe Grillo, e un ex premier che ha dalla sua un consenso altissimo. In questo senso, un direttorio “cuscinetto” potrebbe placare le acque. In attesa di una - al momento utopica - ricucitura. Ma questo, per Grillo, era il momento rompere, la fiducia in Conte era ormai compromessa.

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