grandi opere

Gronda, Tav, Tap e Grandi navi: tutti i legami del M5S con i «comitati per il no»

di Andrea Marini


Tav, Toninelli: "Inaccettabile costo di 30 milioni di euro al km"

3' di lettura

L’ultima tensione c’è stata tra il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli e il movimento che si oppone alle Grandi navi nella laguna di Venezia. Per il M5S il legame con i vari «comitati per il no», siano essi per contrastare la Tav, il gasdotto Tap o la Gronda di Genova, è stato alla base del successo elettorale, tanto che alcuni parlamentari del Movimento si sono fatti le ossa proprio all’interno di queste battaglie. Tuttavia, una volta arrivati al governi, gli esponenti grillini sono spesso entrati in rotta di collisione con i loro vecchi “compagni di lotta”.

No Grandi Navi contro Toninelli
«Prendiamo atto che anche il Governo del cambiamento si comporta su Venezia come quelli precedenti, contraddicendo le promesse elettorali», scriveva martedì scorso il comitato “No Grandi Navi-Laguna Bene Comune”, in una lettera inviata al ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli. E proprio il ministro il giorno successivo ha risposto: «Gradualmente, si dovranno portare tutti i colossi del mare fuori dal perimetro lagunare». Proprio alla fine dell’anno scorso, quando erano ancor all’opposizione, i deputati veneti del M5S si erano schierati a fianco del comitato No Grandi Navi nella battaglia contro il trasferimento delle grandi navi a ridosso dell’area industriale di Marghera.

No Tap e la contestazione al ministro Lezzi
«Perché ci state tradendo così?». A fine luglio era arrivato l’attacco di Marco Potì, sindaco di Melendugno (il comune in provincia di Lecce interessato dall’arrivo del gasdotto Tap) . «Io come quasi il 70% della mia gente – è stata l’accusa – abbiamo votato M5S perché ho creduto ad Alessandro Di Battista, al ministro Barbara Lezzi che sono venuti qui a dire che in 15 giorni avrebbero annullato il progetto del Tap». Proprio la ministra Lezzi era stata contestata al Lecce da alcuni esponenti no Tap lo scorso 20 luglio. E pensare che proprio i deputati M5S erano stati tra i più strenui oppositori all’inserimento del Tap tra le opere strategiche nella discussione della precedente legge di Bilancio.

I no Gronda e la polemica sul comunicato
Non è un mistero il legame tra i comitati no Gronda e il M5S. Molte polemiche ci sono state dopo il crollo del ponte Morandi di Genova: l’8 aprile del 2013, sul sito www.movimento5stelle.it, veniva pubblicata una nota del Coordinamento dei Comitati No Gronda (contrari alla costruzione del nuovo sistema autostradale del capoluogo ligure) in cui l'allarme su un possibile crollo del viadotto veniva bollato come una «favoletta». Tanto che fonti del M5S si sono affrettati a chiarire: il “sito M5S” citato «non era una pagina ufficiale del Movimento cinque stelle». Eppure il 10 gennaio scorso, prima delle elezioni politiche del 4 marzo, l'allora candidato premier del M5S Luigi Di Maio, in una intervista alla tv ligure Primocanale, aveva detto: «Definanzieremo le grandi opere inutili, oltre al Terzo Valico, anche la Gronda autostradale di Ponente, per potenziare le infrastrutture esistenti».

La presa di distanza dei no Tav
A metà agosto si è incrinato anche il rapporto storico tra il M5S e i no Tav (nella battaglia si sono schierati in passato lo stesso Beppe Grillo e personaggi di spicco come l’attuale viceministro all’economia Laura Castelli). In una lettera privata inviata ai comitati, lo storico leader dell'ala radicale, Alberto Perino, ha invitato a diffidare degli ex compagni di lotta: «I Cinque stelle continuano a fare sterili proclami invece di fare atti amministrativi». Il riferimento è alle tensioni all’interno del governo giallo-verde sul futuro della grande opera.

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti