LA TRASFORMAZIONE INDUSTRIALE

Gruppo Volkswagen, come è cambiato 4 anni dopo il dieselgate e come affronta la rivoluzione elettrica

La morte di Ferdinand Piech riaccende i riflettori sul colosso di Wolfsburg. Dallo scandalo del 2015 alla rivoluzione delle auto alla spina

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Herbert Diess, ceo del gruppo Volkswagen

La morte di Ferdinand Piech riaccende i riflettori sul colosso di Wolfsburg. Dallo scandalo del 2015 alla rivoluzione delle auto alla spina


2' di lettura

Dagli anni Sessanta in poi il geniale e maniacale ingegnere Ferdinand Piech, morto il 26 agosto del 2019, aveva diretto il Gruppo Volkswagen, reso grandi marchi come Audi fino a diventare l'uomo dei record: delle dieci milioni di macchine vendute in un anno e dei successi mondiali. Qualche mese prima del Dieselgate, scoppiato nel settembre 2015, era stato lui a provocare l'ennesima e definitiva rottura con le sue due famiglie, Piech e Porsche e allo scoppiare della crisi del Dieselgate, la più grave della storia del gruppo, Piech aveva definitivamente voltato le spalle alla famiglia e all'azienda, sconfessando il Ceo Winterkorn.

Con l'uscita di scena di Piech e le ripercussioni, finanziarie e di immagine, del Dieselgate, il Gruppo Volkswagen ha avviato una nuova fase della propria storia industriale, scommettendo sull'elettrico per il futuro dell'auto. Una nuova sfida che prevede 70 nuovi modelli di auto elettriche entro il 2028. Nei prossimi dieci anni il costruttore tedesco realizzerà 22 milioni di veicoli sulla piattaforma Meb (Modularer Elektrifizierungsbaukasten) dedicata alle auto elettriche.

Un investimento da circa 30 miliardi di euro che ha come obiettivo il raggiungimento di una completa decarbonizzazione - dalla flotta alla produzione - entro il 2050, in piena osservanza degli accordi di Parigi sul clima. Il colosso di Wolfsburg, dunque, prova a mettersi definitivamente alle spalle il “Dieselgate”, scoppiato nel 2015, con la conseguente onda lunga negativa sui conti del colosso automobilistico tedesco, che continua ancora a scontare lo scandalo delle emissioni.

La parola d'ordine è cambiamento, come ha dichiarato Herbert Diess, Ceo del gruppo: “Volkswagen intende cambiare radicalmente. Vogliamo essere responsabili dei trend chiave del futuro, soprattutto per quel che riguarda la protezione del clima”. Nell'ambito di questa “rivoluzione copernicana” gestita da Diess, toccherà ai singoli marchi del Gruppo l'onore e l'onere di gestire le attività globali e di attuare le decisioni strategiche nelle singole regioni, sulla base di una ben precisa attribuzione delle responsabilità.

Il brand Volkswagen, per esempio, assumerà la guida delle Americhe e dell'Africa sub-sahariana, mentre la competenza di Audi si estenderà sul Medio Oriente e sull'Asia-Pacifico, a eccezione della Cina che rimarrà sotto il controllo del Gruppo. Alla spagnola Seat verrà affidato anche il compito di guidare l'espansione sui mercati del Nord Africa, coordinando l'attività dei vari marchi presenti, valutando le possibili sinergie e promuovendo accordi di collaborazione con altre aziende.

La competenza di Skoda, inoltre, si estenderà su Russia e India, due mercati con grandi prospettive. In particolare, tramite il progetto “India 2.0” che prevede una grande offensiva di prodotto della Skoda stessa e del brand Volkswagen, dovrà rafforzare in modo sostenibile la posizione del gruppo su un mercato in crescita, dove già sono a buon punto i piani per la produzione locale di nuovi e innovativi modelli di volume.

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