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GSK brinda ai 90 anni in Italia portando gli investimenti a 600 milioni di euro

Il presidente e Ad Fabio Landazabal: «La nostra è una storia di sviluppo, investimenti e crescita per tutti»

di Silvia Pieraccini

2' di lettura

Era il 1932 quando l’azienda farmaceutica GlaxoSmithKline (GSK) decise di aprire una sede in Italia. Novant’anni dopo quell’operazione, il presidente e amministratore delegato di GSK Italia, Fabio Landazabal, l’ha definita “una storia di sviluppo, investimenti e crescita” in occasione dell’evento organizzato a Verona, dov’è situato il quartier generale, per celebrare l’anniversario della presenza nel Belpaese.
Oggi GSK conta un centro ricerche sui vaccini a Siena, un centro di arti grafiche per il packaging farmaceutico a Verona, tre stabilimenti produttivi a San Polo di Torrile (Parma), Rosia (Siena) e Aprilia (Latina) che esportano in 120 Paesi.
Negli ultimi due anni la multinazionale britannica ha investito in Italia più di 300 milioni di euro, tra cui 19 milioni in un laboratorio da quattromila metri quadrati a Siena - Trd Smart Lab - inaugurato poche settimane fa, che riunisce le attività di 130 collaboratori prima divise in sette edifici con una nuova organizzazione del lavoro che punta a stimolare l’innovazione. Trd Smart Lab sviluppa i processi per passare dalla produzione in piccola scala degli antigeni identificati in ricerca alla produzione su larga scala dei vaccini che GSK realizza a Rosia, a 15 chilometri da Siena, nel polo che nel 2021 ha prodotto 30 milioni di dosi e che è un punto di riferimento mondiale per il settore (qui sono stati sviluppati i vaccini contro la pertosse, contro i principali ceppi del meningococco e l’antinfluenzale con adiuvante).

Presidente Landazabal, quanto investirete ancora in Italia?

Siamo molto ambiziosi, vogliamo investire altri 300 milioni entro il 2024. Abbiamo aperto anche un nuovo ufficio a Verona per attrarre talenti, sia dall’Italia che dal resto del mondo, per stimolare la creatività e generare nuove soluzioni in un ambiente connesso con la città di Verona. Vogliamo contribuire alla crescita che il Governo persegue per l’economia italiana.

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In quali campi state investendo?

In questo momento stiamo investendo principalmente nell’area della ricerca sul sistema immunitario, per terapia e per prevenzione. Le nuove tecnologie ci permettono di prevenire malattie nell’adulto come quella da pneumococco o l’herpes zoster, cosa che prima non era possibile. Ora invece abbiamo vaccini efficaci e disponibili per tutti. Una recente ricerca ha considerato l’impatto annuo dei casi di influenza, malattia pneumococcica e herpes zoster nella popolazione italiana occupata, stimandolo in circa 1,1 miliardi di euro all’anno tra perdita di produttività del lavoro, calo dei consumi e riduzione del gettito fiscale.

Significa che conviene investire nella prevenzione?

Sì, ma significa che oltre a vaccinare bambini e adolescenti, cosa che l’Italia fa con notevole organizzazione e efficacia, bisognerebbe pensare anche agli adulti. Su 562 milioni di euro spesi per i vaccini in Italia nel 2020, solo 108 sono stati destinati all’adulto per le vaccinazioni antinfluenzale, pneumococco 23valente e herpes zoster. Per raggiungere gli obiettivi di copertura del Piano nazionale di prevenzione vaccinale, bisognerebbe investire 2,4 miliardi di euro in più solo per queste tre vaccinazioni.

Per innovare la prevenzione però non bastano i vaccini...

Serve una collaborazione tra tutti, Governo, Regioni e aziende farmaceutiche. E’ necessario comunicare meglio i benefici dei vaccini a tutta la popolazione, e per questo serve una relazione di fiducia e di vicinanza tra medici e pazienti, per costruire una medicina di prevenzione: quando arriva la malattia abbiamo già perduto la guerra.

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