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Gualtieri: «Delega fiscale ad aprile per una riforma entro l’anno»

Il ministro prudente sulla rimodulazione dell’Iva: «Stiamo riflettendo sulla strada migliore». Disponibilità ad abbassare le aliquote Irpef e rivedere le detrazioni 

di Fabio Tamburini


Gualtieri a Telefisco: «Iva e detrazioni nel cantiere della riforma Irpef»

6' di lettura

La riforma fiscale? «È un obiettivo molto ambizioso ma vogliamo farla entro l’anno». La rimodulazione delle aliquote Iva? «Preferisco essere prudente perché stiamo riflettendo sulla strada migliore da seguire». La riduzione del numero delle detrazioni? «Trovo molto più sensato abbassare le aliquote Irpef e un peso minore delle detrazioni», ma senza retroattività. In apertura di Telefisco, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, ha messo alcuni punti fermi sulle scelte di politica fiscale in arrivo annunciando «l’intenzione di presentare il disegno di legge delega entro aprile». Ben presente è la necessità di una semplificazione normativa che cittadini e operatori attendono da tempo.

Come ha deciso di muoversi?
Vogliamo realizzare una riforma fiscale complessiva. Sappiamo che è un obiettivo molto ambizioso, ma vogliamo farlo durante quest’anno. Sono sempre prudente negli annunci e quindi so bene che questa è una sfida. Una sfida necessaria perché siamo arrivati a un livello di affastellamento, scomposizione e complicazione del nostro ordinamento tributario. Semplificazione e razionalizzazione sono le due direttrici da seguire per riscrivere le regole. Il mio obiettivo è presentare un disegno di legge delega e poi procedere alla sua approvazione anche in parallelo al lavoro sui decreti delegati.

Chi verrà coinvolto?
La riforma richiede una preparazione molto intensa che stiamo avviando e che vogliamo svolgere nel segno della serietà, dell’approfondimento e del dialogo non solo all’interno del Mef e tra le forze politiche ma anche all’esterno. Quindi ci rivolgeremo anche fuori dal perimetro del governo e della maggioranza e ascolteremo le posizioni, i suggerimenti che verranno dal mondo degli esperti e dalle categorie economiche, produttive, dagli studiosi e dagli esperti della materia. È evidente che ci troveremo difronte a molte richieste diverse e il momento fondamentale sarà quello della scelta politica. Però, per esempio, una delle ragioni per cui abbiamo deciso di non avventurarci in una parziale rimodulazione delle aliquote, durante la preparazione della legge di bilancio, è anche la consapevolezza che interventi di questa portata richiedono una preparazione, un dialogo, un lavoro serio, non si possono improvvisare. Quindi ci siamo dati il 2020 per impostare e realizzare una riforma più ampia. Ripeto: è molto ambizioso ma siamo determinati a realizzare questo obiettivo.

Aprile e fine anno sono dietro l’angolo e il tempo passa in fretta. Quali sono le linee guida della riforma?
Mi consentirà di essere particolarmente prudente da questo punto di vista perché, come ho detto, sarebbe improprio presentarsi con una ricetta in tasca e credo che sia bene annunciare un modello nel momento in cui si saranno svolti i necessari passaggi di riflessione, di approfondimento, di confronto. I principi di fondo sono quelli che ho ricordato. Noi dobbiamo semplificare il nostro sistema fiscale. Io ho trovato una giungla di tax expenditure, bonus, detrazioni. Abbiamo avuto anche una scomposizione, differenziazione, di diverse tipologie di tassazione su segmenti di diverse tipologie di reddito. Abbiamo davvero un sistema che ha raggiunto un livello di complicazione molto alto.

Qual è l’obiettivo?
La riduzione del carico fiscale sul lavoro, su tutte le forme di lavoro, ma anche la definizione di un quadro più consolidato di finanza pubblica sul quale siamo piuttosto ottimisti perché i dati ci incoraggiano. Abbiamo anche avuto modo, amichevolmente, di dissentire dal Fondo Monetario Internazionale sulla previsione del 2,4 di deficit che non appare basata sui dati che noi abbiamo. Abbiamo risultati molto positivi sulle entrate. E, anche per vicende politiche che hanno dato finalmente una corretta percezione sulla stabilità e sulla prospettiva di legislatura di questo governo, anche un andamento del mercato dei titoli di stato che in qualche modo potrebbe ridurre ulteriormente la spesa per gli interessi. Quindi l’efficacia del contrasto all’evasione, le possibilità di ulteriore riduzione del costo della spesa interessi possono determinare anche spazi di manovra fiscali, che non siamo ancora in grado di quantificare, ma che serviranno a un’ulteriore riduzione del carico fiscale sul lavoro, che comunque beneficierà anche dell’intervento, forse un po’ sottovalutato, sul cuneo fiscale che abbiamo già potuto varare nella legge di bilancio. Fermo restando che le risorse disponibili devono servire a ridurre il debito e fare investimenti.

Si può cominciare a mettere qualche punto fermo sulla riforma fiscale? Per esempio la rimodulazione delle aliquote Iva?
Non abbiamo ancora definito il perimetro della riforma. Stiamo ragionando su varie ipotesi. La riforma punta a ridurre il carico fiscale, e quindi esistono ragioni solide di chi pensa che una razionalizzazione-rimodulazione del nostro sistema Iva potrebbe generare risorse aggiuntive per la riduzione del carico fiscale sui fattori produttivi, ma esistono anche ragioni che portano a mantenere invariato il peso del gettito Iva. Quindi è un tema sui cui capisco l’interesse, ma il metodo che noi abbiamo sempre seguito è quello di non eccedere in annunci. Quindi mi terrò coerente a questo metodo.

Ci sarà un taglio significativo delle detrazioni?
Sicuramente trovo molto più sensato avere una riduzione delle aliquote e un peso minore delle detrazioni o una limitazione di queste detrazioni. Come ho detto sono tante. Ma anche qui ho toccato con mano, nella preparazione della legge di bilancio, come è complicato intervenire in modo selettivo, al di là affermare un intendimento o una volontà che è coerente con il principio della semplificazione. Naturalmente una semplificazione individua come candidato naturale a un’operazione di razionalizzazione tutto il complesso delle tax expenditure, dei sussidi fiscali, delle detrazioni, ma naturalmente siamo consapevol della delicatezza del tema a cui stiamo lavorando e, una volta in cui avremo definito delle linee e una proposta, ci confronteremo poi con tutto il mondo degli operatori e sono sicuro che, come già accade adesso, Il Sole 24 Ore sarà una tribuna particolarmente rilevante di questo dibattito pubblico.

Nei giorni scorsi sono state fatte le nomine alle agenzie fiscali e c’è tutto un mondo, un mondo fatto da 60mila uomini e donne, che è un po’in fibrillazione. Cosa si può dire per tranquillizzarli?
Intanto sono contento delle nomine che abbiamo definito, deliberate in via definitiva al Consiglio dei ministri. Sono personalità di grande spessore. Sono poi particolarmente contento, visto che parliamo di fisco, del ritorno del dottor Ruffini alle Entrate, che è una personalità di grandissima competenza. Siamo come amministrazione pubblica molto efficaci. Però la filosofia è quella di un fisco che sa fare il tutor prima che l’autovelox e quindi incoraggia e facilita gli adempimenti. Quindi è bene che ci siano vertici del le agenzie capaci e autorevoli. In secondo luogo, consapevole dei problemi che ci sono, abbiamo introdotto delle misure: ho proposto di presentare un emendamento del governo al decreto proroga termini che riconosce risorse aggiuntive per le agenzie fiscali da utilizzare sia in relazione alle retribuzioni delle cosiddette posizioni organizzative che in relazione al salario accessorio del personale; poi abbiamo precedentemente stanziato risorse per un aumento del personale e quindi siamo impegnati anche con risorse significative a garantire l’efficienza e l’operatività delle agenzie.

La speranza è davvero l’ultima a morire. Possiamo uscire da questa intervista col suo impegno a una semplificazione vera della materia fiscale, a partire dalla riforma in arrivo?
L’impegno c’è tutto! È esattamente una delle linee di fondo della nostra azione. Semplificazione, razionalizzazione, riduzione del carico fiscale sul lavoro, equità, rispetto del principio costituzionale della progressività delle imposte: sono questi gli indirizzi chiave. Naturalmente sappiamo che ci sono molto livelli che devono cooperare per realizzare la semplificazione. Ringrazio l’impegno dell’agenzia delle Entrate e dell’amministrazione anche rispetto alle norme che sono state varate nella legge di bilancio e nel decreto fiscale , di intervenire per verificare, chiarificare, migliorare una serie di passaggi. Ma naturalmente la semplificazione è tanto più possibile quanto più a livello legislativo si realizza quell’intervento organico che consentirà di avere un fisco più semplice. Siamo impegnati ma è bene che non ci si fermi alle parole, alle buone intenzioni. Ne abbiamo avute tante negli scorsi anni, e quindi anche qui mi consentirà una certa prudenza e un invito a essere giudicati a partire dai fatti. Ovviamente anche da un giornale attento come il vostro che, prima di tutto, farà parlare proprio i fatti.

Per approfondire:
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