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Gualtieri: «Il termovalorizzatore svolta storica, Roma volàno d’investimenti»

«Ci doteremo di un termovalorizzatore da 600mila tonnellate annue che ci consenta di chiudere il Tmb di Rocca Cencia e di abbattere del 90% l’attuale fabbisogno di discariche», ha annunciato il sindaco della Capitale

di Emilia Patta

Termovalorizzatore a Roma, Gualtieri risponde alle polemiche: "È un mio dovere morale"

5' di lettura

Sindaco Gualtieri, l’annuncio della costruzione di un termovalorizzatore a controllo pubblico è una svolta rispetto all’amministrazione Raggi, visto che lei stesso in campagna elettorale era stato vago sul tema.
In campagna elettorale mi ero impegnato a presentare un piano organico di impiantistica per chiudere il ciclo dei rifiuti a Roma ed è quello che oggi abbiamo fatto. Attualmente Roma dipende completamente da sbocchi inquinanti, costosi e precari in giro per l’Italia e per l’Europa. Con gli impianti previsti dal nuovo piano, a partire dal termovalorizzatore, ridurremo del 90% l’attuale fabbisogno di discariche e arriveremo ad una chiusura pressoché totale del ciclo sul territorio. Lo faremo riducendo del 45% le emissioni, producendo l’energia consumata ogni anno da 150.000 famiglie, recuperando risorse preziose con cui potenziare la raccolta e ridurre la tariffa per i romani e per le imprese. È una svolta storica per la città e anche per il Paese.

Lei stesso ha ammesso che «Roma è più pulita di come l’abbiamo trovata ma ben al di sotto degli standard che ci siamo prefissi». Il termovalorizzatore dovrebbe appunto risolvere l’annoso problema della precarietà degli sbocchi. Che cosa bisogna fare, invece, sul fronte degli strumenti di raccolta?

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Il piano di pulizia straordinaria ha avviato il lavoro di reingegnerizzazione della raccolta che spetterà ora al nuovo management di Ama finalizzare e implementare. La soluzione del problema degli impianti è una condizione fondamentale per questo processo che richiede più risorse e un quadro di certezze e stabilità degli sbocchi. Investiremo sul ritorno allo spazzamento capillare delle strade e dei marciapiedi e sull’utilizzo delle tecnologie più avanzate per favorire la raccolta differenziata. Attraverso il nuovo contratto di servizio verrà messa a sistema l’Ama di municipio per assicurare maggiore attenzione ai problemi specifici dei diversi territori.

Il piano di rifiuti della Regione Lazio però non prevede la costruzione di nuovi termovalorizzatori ed è nota l’ostilità del M5s, ora nelle Giunta di Nicola Zingaretti. Come uscirne?

Stiamo lavorando con governo e Regione per permettere a Roma di chiudere il proprio ciclo dei rifiuti con tutti gli strumenti necessari e di ricorrere alle procedure, anche straordinarie, per garantire rapidità, certezza ed efficienza, superando il vincolo posto dal piano regionale. Un vincolo dettato dagli errori della precedente amministrazione capitolina che ha trasmesso alla Regione dati non reali che, quindi, hanno condizionato l’analisi. Sono sicuro che riusciremo a trovare soluzioni idonee anche alla luce delle prossime scadenze giubilari rispetto a cui, per altro, il Sindaco ha una duplice responsabilità diretta in quanto commissario del Governo. La Capitale non può permettersi il lusso di arrivare impreparata a questo appuntamento.

Possiamo fare un bilancio a sei mesi dall’inizio del suo mandato? Finora lei ha voluto tenere un profilo basso, “prima lavorare”. Ma in molti notano come il degrado sia ancora visibile, non solo in periferia ma anche in pieno centro mentre ritornano numerosi i turisti...

In pochi mesi abbiamo ridisegnato l’intera macchina amministrativa varando la nuova macrostruttura che assicura un miglior coordinamento finalizzato al raggiungimento degli obiettivi e alla digitalizzazione dell’amministrazione. Stiamo riducendo i tempi di rilascio della Carta di identità elettronica, mentre le potature e la cura del verde hanno reso immediatamente percepibile un cambio di passo sul decoro della città. Abbiamo approvato un bilancio di svolta, incrementato i posti per i senza fissa dimora e stiamo affrontando bene la sfida dell’accoglienza per le migliaia di profughi ucraini che fuggono dalla guerra. Con la collaborazione di Anas abbiamo inaugurato un nuovo metodo più rapido ed efficiente per la manutenzione delle strade che estenderemo. Stiamo rimettendo in moto una città ferma da troppo tempo, rendendola protagonista delle sfide dell’innovazione, della sostenibilità e dell’inclusione al centro del Pnrr.

La sua candidatura è stata presentata all’insegna degli investimenti. I due appuntamenti dei prossimi anni, il Giubileo del 2025 di cui lei è stato nominato commissario e la candidatura per l’Expo 2030, sono l’occasione per cambiare il volto di Roma?

Grazie alle scelte che abbiamo compiuto, al Pnrr e all’eccellente collaborazione col governo Roma vedrà il più grande rilancio degli investimenti degli ultimi decenni. Investimenti pubblici ma anche privati, per i quali Roma sta tornando a essere attrattiva e che intendiamo agevolare e promuovere con capacità di ascolto e procedure rapide. Oltre a chiudere il ciclo dei rifiuti rifaremo completamente le strade e i marciapiedi, doteremo la città della più avanzata rete a 5G, attueremo una rivoluzione nella mobilità imperniata sulla cura del ferro. In questo quadro stiamo lavorando ad alcuni progetti particolarmente ambiziosi, a partire dal nuovo piano di assetto dell’area archeologica centrale, che punta a realizzare una delle più belle promenade pedonali del mondo e a restituire alla città le antiche piazze dei fori. Ma stiamo lavorando su tutti i quadranti della città, da Pietralata al Flaminio, da Tor Vergata che ospiterà l’Expo a Corviale eccetera. Roma può rinascere e tornare al centro della scena europea e internazionale.

Quale può essere l’impatto del Pnrr sullo sviluppo della Capitale? Sono arrivati i fondi di Caput mundi, 500 milioni, previsti dal Piano. Come verranno messi a terra?

Nonostante il poco tempo a disposizione siamo riusciti a presentare progetti per tutti i bandi del Next Generation Eu, con interventi molto innovativi dalla rigenerazione urbana al potenziamento della rete di biblioteche, dal sociale agli asili nido, dai biodigestori alla mobilità, dalla ricerca al trasferimento tecnologico con il Tecnopolo. Il tutto nel quadro di un disegno coerente legato alla città dei quindici minuti. La riforma della governance e la collaborazione con la costituenda società del Giubileo, ma anche con Invitalia, Cdp, Anas Ferrovie così come con le università e il mondo delle professioni sarà fondamentale. Resta il fatto che la possibilità di reclutare tecnici e personale qualificato è decisiva.

La riforma costituzionale di Roma Capitale, che attribuirà al Comune alcuni dei poteri legislativi propri delle Regioni, potrà aiutare lo sviluppo economico della città?

Il voto unanime della commissione Affari costituzionali è un segnale di grande importanza. Ora lavoreremo insieme al Parlamento, al Governo e alla Regione per affinare e finalizzare il percorso di riforma e contemporaneamente per approvare da subito una legge statale e una regionale che facciano da apripista. Dotare Roma di poteri e risorse analoghi a quelli delle altre capitali europee potrà consentire di adempiere meglio alle proprie funzioni e avrà riflessi positivi sulla crescita economica.

Da ex ministro dell’Economia come giudica il pressing dei partiti, anche del Pd, per un ulteriore scostamento di bilancio? Non sarebbe rischioso sui mercati?

Non c’è dubbio che la fase è molto delicata e la prudenza del governo su un nuovo scostamento è giusta. Esistono altre strade per reperire risorse e ad esse deve essere data priorità, senza evocare prematuramente scenari diversi di finanza pubblica, e ho fiducia nel lavoro di Mario Draghi e Daniele Franco. Al tempo stesso la possibilità che l’andamento del quadro economico e del conflitto renda alla fine necessario un maggiore indebitamento non può essere esclusa. Per questo il lavoro in corso nella Bce su una nuova flessibilità per evitare una frammentazione dell’area euro è di grande importanza. Più in generale serve maggiore coraggio e determinazione a livello europeo nel proseguire sulla strada di politica economica intrapresa durante la pandemia. Gli obiettivi climatici, energetici e politici, resi ancor più cogenti dalla guerra in Ucraina, necessitano di interventi per finanziare investimenti comuni e assorbire gli shock esogeni. Ma proprio perché questo avvenga, è fondamentale unità e responsabilità della maggioranza e dei partiti intorno al governo. Mai come in questo momento la credibilità del Paese risulta decisiva.

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