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Conti pubblici, Gualtieri: il patto di stabilità torni solo quando il Pil sarà ai livelli pre-Covid

Per il ministro l'economia italiana si sta riprendendo ma sarebbe un errore pensare di ritirare gli stimoli messi in campo da marzo, perché c'è troppa incertezza e quindi il sostegno eccezionale servirà anche l'anno prossimo

di M.Se.

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(Ansa)

Per il ministro l'economia italiana si sta riprendendo ma sarebbe un errore pensare di ritirare gli stimoli messi in campo da marzo, perché c'è troppa incertezza e quindi il sostegno eccezionale servirà anche l'anno prossimo


3' di lettura

L'economia italiana si sta riprendendo, i numeri vanno oltre le attese e lo riconoscono anche in Europa, ma sarebbe un errore pensare di ritirare gli stimoli messi in campo da marzo, perché c'è troppa incertezza e quindi il sostegno eccezionale servirà anche l'anno prossimo. E solo quando il PIl sarà tornato ai livelli pre-Covid, allora si potrà ripristinare il Patto di Stabilità. Sono questi i messaggi lanciati dal ministro dell'Economia Roberto Gualtieri prima di lasciare la due giorni di riunioni informali all'Ecofin di Berlino.

Rubinetti aperti

I rubinetti dei governi devono restare aperti, secondo Gualtieri, ancora per tutto il 2021. All'Eurogruppo «molti colleghi hanno sottolineato che i dati dell'Italia sono migliori di quanto ci si aspettasse, l'Italia è tra quelli che sta avendo un rimbalzo che si sente», ha detto il ministro, che qualche giorno fa, dopo i dati incoraggianti della produzione industriale, aveva dato per “probabile” un incremento del Pil del terzo trimestre “a due cifre”. E sull'anno - aveva previsto - non ci si discosterà troppo dal -8% del Def di aprile. Le cifre più precise si avranno con la Nadef. Ma per decidere se è opportuno mantenere una politica espansiva anche nel 2021 saranno monitorati due aspetti importanti: «Il rimbalzo che è un po' più forte delle aspettative e l'incertezza che è maggiore delle attese».

Incognita quarto trimestre

Il punto è che «non si sa come sarà il quarto trimestre». Se il secondo «è stato molto negativo, il terzo è buono, superiore alle previsioni, e nel quarto c'è molta incertezza». Per questo serve «molta cautela nell'interruzione anticipata agli stimoli all'economia», dice Gualtieri che sposa la linea del commissario Paolo Gentiloni quando afferma che «è più rischioso eliminare lo stimolo troppo presto che troppo tardi». Stesso discorso per il ritorno alle regole del Patto di Stabilità. «Non vanno reintrodotte finché c'è un impatto sull'economia del Covid, quindi finché non si torna a livelli di Pil pre-Covid sarebbe un errore reintrodurle», ha detto il ministro, sostenuto da Gentiloni e dalla presidente della Bce Christine Lagarde che sono della stessa opinione. Lagarde stessa ha ricordato all'Eurogruppo di Berlino che per vedere i Pil tornare ai livelli del 2019 bisognerà aspettare non prima di fine 2022. Nel frattempo, sembrava suggerire la Lagarde, l'Eurozona potrebbe approfittarne per fare quella revisione del Patto che Gentiloni aveva avviato poco prima dell'inizio della pandemia. Anche per Gualtieri è necessario rivedere i vincoli di bilancio, perché al momento sono «troppo pro-ciclici e non incentivano gli investimenti». Gentiloni vorrebbe rilanciare il dibattito nei prossimi mesi.

La riforma del Mes

Un altro fronte su cui si lavorerà già dal prossimo Eurogruppo di ottobre è la riforma del Mes. Gualtieri ha spiegato che c'è consenso per finalizzarla, soprattutto perché ad essa è collegato uno dei tasselli dell'Unione bancaria, cioè il paracadute finanziario per il fondo salva-banche (backstop). L'obiettivo è farlo entrare in vigore a fine 2021, e quindi la riforma va firmata a novembre e ratificata da tutti i Parlamenti della zona euro. In Italia, ricorda Gualtieri, sarà l'occasione per riaprire una discussione molto tecnica che era congelata, e che poi è stata superata quando si aprì la polemica sul Mes pandemico. Infine, in autunno riparte anche il dossier fisco in Europa: la Commissione presenterà un piano d'azione per indicare come intende muoversi sulla tassazione per le imprese, argomento in discussione anche all'Ocse, con l'obiettivo di arrivare ad una base imponibile comune che armonizzi la tassazione mettendo un freno alla pianificazione fiscale aggressiva delle multinazionali.

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