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Guardare avanti e indietro e le nuove prospettive imprenditoriali

di Piero Formica

Jamaica Kincaid (Afp)

3' di lettura

L’Albero della Vita è l’agricoltura e l’Albero della Conoscenza è l’orticoltura. Coltiviamo il cibo e, quando c’è un’eccedenza che produce ricchezza, coltiviamo gli spazi della contemplazione, un giardino di piante non necessarie alla sopravvivenza fisica. La consapevolezza di questo fatto è ciò che dà al giardino il suo posto speciale e potente nella nostra vita e nella nostra immaginazione. L’Albero della Conoscenza racchiude possibilità sconosciute e quindi pericolose. Così si esprime la scrittrice antiguaiana-americana Jamaica Kincaid, in sintonia con i giovani fondatori di imprese trasformative a base scientifica. Il versante imprenditoriale della scienza e della creatività mostra un'imprenditorialità produttiva nel senso che essa si occupa del come far nascere in diversi modi qualcosa di nuovo che valorizzi gli apporti scientifici e creativi. Lo fa entro una visione etica del capitalismo che spinge ad allineare i profitti con il bene pubblico, il bene sociale e i beni naturali. A questo fine, l'impresa si impegna a tenere sotto controllo il potere e il capriccio individuale degli azionisti. In prima linea stanno i giovani imprenditori scientifici entrati in un rapporto simbiotico con tutte le specie viventi e la natura. La loro azione imprenditoriale non si arresta al traguardo della crescita e del profitto più alti possibili a beneficio degli azionisti. La priorità è da loro assegnata a pratiche di business coerenti con una visione interconnessa del ben-essere dei viventi e del nostro pianeta.
Siamo in un crogiolo di crisi finanziarie e alimentari, di pandemie globali, scoperte mediche sbalorditive, progressi tecnologici su scala quasi incomprensibile, un’urgenza crescente di cambiamenti climatici esistenziali e un sostanziale declino della fiducia. Le idee creative escono dal crogiolo per essere tradotte in imprese scientifiche e trasformative dello stato di cose esistente. La rivoluzione digitale e cognitiva in corso apre nuove prospettive imprenditoriali che vanno oltre il sostegno e la rigenerazione dei modelli di business esistenti. È un rinascimento che preannuncia un fermento e uno sconvolgimento intellettuale, evidenziando un vero e proprio cambiamento di paradigma nella percezione e nella costruzione degli imprenditori di domani. La nascita di imprese trasformative basate sulla scienza richiede finanziamenti creativi. Gli investitori visionari si rivolgono a loro.
Per guardare tanto avanti, bisogna guardare tanto indietro. Facendo questo esercizio, si amplia la propria visione. Questo permetterà non solo di migliorare, ma anche di cambiare spesso. Riprendendo questo pensiero attribuito a Winston Churchill, nel panorama del finanziamento creativo si incontra la figura di George Doriot (1899-1987) che tanto ha contribuito a incanalare il denaro nella scienza. Il professore franco-americano di gestione industriale alla Harvard Business School e pioniere del capitale di rischio era fortemente convinto dell’impegno dei fondatori di imprese. Sostenere il loro talento e infondere linfa vitale al team di startup erano compiti che Doriot assolveva con una visione a lungo termine. Una visione che bandisce la crescita drogata della startup e premia il suo sviluppo fisiologico, come un bambino da mantenere in salute. Doriot non si chiedeva quali prestazioni ci si può aspettare quando si ha un figlio. Spesso nulla funziona la prima volta, ma questo non significa che i risultati non arriveranno.
La ricerca nelle scienze industriali complesse, che richiede molta sperimentazione, spesso si incaglia perché ai potenziali investitori mancano immaginazione, curiosità e passione, non solo la capacità di valutare le possibilità di successo dei progetti scientifici. Nel 1946, Doriot diede una spallata a questo muro fondando l’American Research and Development Corporation (ARDC), considerata una delle due prime società di venture capital al mondo. L’ARDC sostenne diversi progetti la cui applicazione pratica sembrava meno immediata: tra questi, un nuovo processo per la fabbricazione di strumenti per la spettrochimica e la rilevazione della radioattività, un dispositivo per la demineralizzazione dell’acqua mediante scambio ionico, un adattamento dei generatori ad alta tensione alla radioterapia e un’applicazione della propulsione a getto al riscaldamento domestico. L’esperienza di George Doriot è fonte di ispirazione per le nuove generazioni di imprenditori scientifici e investitori visionari.
piero.formica@gmail.com

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