Intervista a Paolo Del Brocco

«Guardo con ottimismo ai prossimi mesi»

di Andrea Biondi

Paolo Del BROCCO

2' di lettura

«Quest’autunno potrebbe rappresentare il momento della svolta. Se non dovessero esserci sorprese fra varianti e campagna vaccinale, il cinema è pronto a riprendersi il suo posto. E la mostra di Venezia rappresenta un primo momento spartiacque».

Paolo Del Brocco, 57 anni, è amministratore delegato di Rai Cinema, realtà che rappresenta un riferimento per tutto il mondo che ruota attorno al grande schermo in Italia, con 60-70 film prodotti ogni anno e 30-40 documentari. «Certo, la situazione è differente se vista dal lato della produzione o della distribuzione/esercizio, che hanno sofferto per le chiusure legate all’emergenza Covid». Del Brocco però è fiducioso: «C’è da guardare con ottimismo ai prossimi mesi. E da questa mostra di Venezia speriamo di poter voltare pagina. Partendo però da una considerazione necessaria».

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Quale?
Stiamo vivendo una fase che dal punto di vista produttivo non presenta problemi, grazie alle misure del governo tra cui il tax credit ampliato al 40 per cento e Rai Cinema che ha continuato a supportare l’industria. Lo dimostra anche l’altissimo livello di occupazione nel settore

Tutto questo grazie alle piattaforme però, in particolar modo. Non c'è pericolo che questo cannibalizzi le sale?
Le piattaforme di streaming stanno immettendo risorse nel sistema. C’è un tema di diritti che le mette in contrapposizione al mondo della produzione per certi versi, ma ancora non hanno fatto in Italia investimenti nel cinema determinanti. Inoltre chi ama il cinema ha voglia di tornare in sala. E se non ci fosse stata la recrudescenza del Covid legata alle varianti nei mesi scorsi credo che con la riapertura delle sale saremmo tornati ai numeri precedenti la pandemia.

Quale potrebbe essere la molla per la ripresa del settore?
La produzione, come detto, è in salute. Quanto a distribuzione ed esercizio sono attesi in autunno in sala film evento come ad esempio “Freaks out” di Gabriele Mainetti in concorso a Venezia, “007” e i molti film di Natale americani e italiani molto forti che dovrebbero invogliare il pubblico a tornare in sala.

Ma con la sala alle prese con le chiusure per la pandemia e l'incognita per la ripresa, avremo film a budget più contenuti?
Al contrario. I budget sono mediamente più alti grazie all’aumentata qualità produttiva e alle diverse modalità di finanziamento dei film. Piuttosto c’è da fare attenzione che l’aumento delle richieste delle piattaforme non crei un problema identitario che mi sembra nelle cose. Le piattaforme vogliono prodotti validi per mercati e pubblici sovranazionali. Avere prodotti per mercati specifici però è una ricchezza culturale.
Che aziende come le nostre possono garantire.

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