Marchi fra storia e futuro

Gucci celebra 100 anni e si rigenera con la svolta di Aria

Alessandro Michele firma la rinascita del marchio annullando quasi tutti i codici. La sfilata ambientata nel buio stroboscopico di un ipotetico sex club, con ventata di ossigeno finale in un fantomatico Eden

di Angelo Flaccavento

1' di lettura

«Questo non è un film, ma un vagito» dice Alessandro Michele di Aria, il videoclip girato a quattro mani con Floria Sigismondi con cui Gucci ha presentato ieri la nuova collezione, celebrando il centenario. Vagito, perché il tema è la rinascita, e la trasformazione è il cuore - reso in forma di borsetta pop - della sorprendente attitudine rigenerativa del marchio, nato, vuole la leggenda, dalla capacità di Guccio Gucci, ingegnoso lift boy fiorentino impiegato all'Hotel Savoy di Londra.

La collezione è un atto di rifondazione estetica, di pulizia dall'accumulo vintage e potatura del neobarocco dei recenti successi, bisognosi di un refresh dato che il vento cambia, e la cresta dell'onda è dura da tenere. La rinascita, che è anche annullamento di un codice del quale rimangono solo logo, GG e morsetto, passa anche dalla performance: una sfilata filmata ambientata nel buio stroboscopico di un ipotetico sex club, con ventata di ossigeno finale in un fantomatico eden con tanto di cavalli candidi.

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Il nuovo Gucci è un collage di furti autorizzati nel proprio stesso immaginario - il Tom Ford degli anni d'oro, il mondo equestre - condito con hackeraggi al Balenciaga di Demna Gvasalia (i due hanno lavorato a quattro mani su alcuni pezzi e accessori, ma il termine collaborazione non è gradito) e qualche furtarello all'estetica di Sarah Burton per Alexander McQueen e Gaultier per Hermès. Il tema della appropriazione come pratica, e dello styling come sostituto del design, rimane, ma la svolta c'è. Vagito, allora, o gemito?

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