sostenibilità

Gucci investe 6,5 milioni di dollari nel progetto Changemakers

di Giulia Crivelli

5' di lettura

Gucci aggiunge un tassello, anzi, due, al grande mosaico della sua Csr (Corporate social responsibility), la responsabilità sociale dell’impresa, come si diceva prima che si diffondesse la parola sostenibilità, forse meno significativa. Csr è infatti un modo di essere: dà l’idea che le aziende, come le persone, debbano assumersi la responsabilità dei propri comportamenti o delle conseguenze delle proprie azioni, perché ognuno, nel bene e nel male, può fare una differenza.

L’annuncio di Gucci riguarda l’iniziativa Changemakers: letteralmente, coloro che cambiano le cose, che si fanno portatori di un cambiamento, che, si sottintende, fanno una differenza, appunto. «L’iniziativa nasce in realtà nel 2018 come progetto interno all’azienda, ma ci è sembrato il momento giusto per portarla anche all’esterno, per parlarne pubblicamente e ufficialmente e per ampliarla - spiega Marco Bizzarri, presidente e amministratore delegato di Gucci -. Changemakers come lo intenderemo da oggi in poi è un programma globale per sostenere i cambiamenti all’interno dell’industria della moda e del lusso e per contribuire, partendo da azioni delle singole persone, a una maggiore unità e armonia delle comunità delle quali facciamo parte. Fa tutto parte di una visione di lungo periodo, che tende ad aumentare, anzi, incoraggiare, la diversità e l’inclusione». Concretamente, Gucci istituisce un Changemakers Fund da 5 milioni di dollari e un programma di borse di studio da 1,5 milioni di dollari da portare avanti, per ora, nel Nord America. Il tutto si inserisce in una cornice, già esistente, di iniziative globali che puntano a incoraggiare l’impegno di tutte le persone che lavorano per Gucci in iniziative e progetti di volontariato.

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L’attenzione al Nord America
Il focus sul Nord America è legato a due ragioni: la prima è che negli Stati Uniti, in particolare, le iniziative aziendali a sostegno delle ore che i dipendenti dedicano al volontariato sono molto diffuse ed è quindi più semplice, anche dal punto di vista burocratico e organizzativo, avviarle. La seconda ragione però è più importante ed è legata, sottolinea Bizzarri, a dare un segnale puntuale e veloce a quello che è successo qualche mese fa, quando i social media scatenarono una reazione negativa a un maglione Gucci della collezione autunno-inverno 2018-19. Chi lo criticò evidenziò la somiglianza con lo stereotipo negativo del blackface, che negli Stati Uniti risale addirittura ai tempi della schiavitù.
«Credo nel dialogo, nella costruzione di relazioni significative e nell’agire velocemente – aggiunge Bizzarri –. Ecco perché ci siamo subito messi al lavoro per rimediare alle nostre mancanze. Il programma Changemakers è proprio il frutto del nostro impegno in ambito di inclusione e diversità, un impegno che ci consentirà di investire risorse critiche per creare fertili spazi di crescita comune, stimolando e sostenendo in modo sempre più efficace il confronto interculturale con le comunità con cui ci interfacciamo, specialmente quella afro-americana.» Già nei giorni delle critiche sul web al famigerato maglione (ritirato da ogni negozio in tempi brevissimi, a proposito di capacità di reazione), Bizzarri aveva detto di voler imparare da quello che era successo, perché non c’era stata alcuna intenzionalità. Sulle borse di studio rivolte a studenti nord americani precisa: «Il fondo per le borse di studio è il necessario completamento di questo piano: crediamo con forza nella promessa delle nuove generazioni e siamo fermamente convinti che questa sia la strada giusta per creare maggiori opportunità a vantaggio di ogni giovane desideroso di esprimere il proprio talento e crescere professionalmente nel mondo della moda.»

Le borse di studio
Nel corso di quattro anni, Gucci e il Changemakers Council selezioneranno 70 studenti, cui saranno assegnate borse da 20mila dollari utili a completare il loro percorso di studi. Maggiori informazioni sui requisiti di idoneità e presentazione della domanda saranno annunciate nelle prossime settimane e le domande potranno essere inoltrate all’indirizzo: changemakerscholarship@gucci.com.

Il volontariato: quattro giorni retribuiti
Il programma Gucci Changemakers, già annunciato, come dicevamo all’inizio, internamente nel 2018, prevede di coinvolgere tutti i 18mila dipendenti Gucci sparsi per il mondo in attività di volontariato all’interno delle rispettive comunità, invitandoli a dedicare a questo scopo fino a quattro giorni retribuiti. Tale iniziativa permetterebbe di raggiungere il considerevole potenziale di 8mila giornate di lavoro volontario solo in Nord America, con focus su quattro settori principali: promozione dell’uguaglianza, assistenza a rifugiati e senza tetto, protezione dell’ambiente e istruzione.

Le iniziative già annunciate
Il programma Changemakers si aggiunge alle quattro iniziative annunciate lo scorso 14 febbraio da Gucci:
- Assunzione di un Global director of diversity & inclusivity, della cui selezione è incaricata la Hanold Associates
- Programma internazionale di borse di studio multiculturali nel settore del design, in partnership con college di 10 città in tutto il mondo e assunzione di 5 designer da inserire nell’ufficio di Roma
- Programma sulla consapevolezza aziendale per tutti i 18mila dipendenti Gucci
- Progetto di scambio globale interno in seguito al quale tre collaboratori regionali sono stati trasferiti nella sede centrale.

Il Gucci Changemakers council
Il comitato che, tra gli altri impegni, selezionerà gli studenti ai quali verrà data la borsa di studio, chiamato Gucci Changemakers Council, è composto da Bethann Hardison (attivista nel mondo della moda), Brittany Packnett (attivista, educatrice e scrittrice), Cleo Wade (poeta e attivista), Dapper Dan (stilista di Harlem), DeRay McKesson (attivista), Eric Avila (professore di storia e Chicano studies alla UCLA), Ivy McGregor (ceo di The Ivy), Kimberly Blackwell (ceo PMM), Michaela Angela Davis (attivista e scrittrice), Robert Carter, chair della Gucci Internal D&I Committee e Gucci Project Manager Dapper Dan Atelier), Susan Chokachi (presidente e ceo di Gucci Nord America), Yaseen Eldikn (avvocato e scrittore), Yasmeen Hassan (executive director di Equality Now), Yvette Noel-Schure (co-founder & executive vice president Schure Media Group), Will.i.am, Artista (imprenditore e filantropo). Quando sarà scelto, al Council si aggiungerà il Global Director for Diversity and Inclusion.

Il futuro
«Sappiamo di aver imparato molto dalla vicenda del maglione e cercheremo di non commettere più sbagli del genere, che possano offendere qualcuno – conclude Bizzarri –. Garantiamo il massimo impegno di tutti, a ogni livello aziendale, perché non accada più un episodio simile. Però non possiamo, in tutta onestà, garantire che non faremo altri sbagli, sempre in buona fede e pur avendo agito con la massima attenzione a ogni tipo di sensibilità sociale o culturale. Per un’azienda come la nostra, che fa della creatività e dell’innovazione il suo faro, esiste il rischio di compiere, in assoluta buona fede, un passo falso. L’unico modo per non sbagliare sarebbe di fare abiti o accessori tutti uguali. Ma non saremmo Gucci e probabilmente non li venderemmo».

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