Moda

Gucci: «Raccontiamo un approccio autentico del lusso sostenibile. E la cooperazione è vincente»

Antonella Centra, executive vice president, general counsel, Corporate Affairs & Sustainability di Gucci parla del percorso del marchio icona del lusso made in Italy

di Alessandra Capozzi

5' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - «Il lusso è per sua vocazione sostenibile ma quello che fa la differenza è tradurre i buoni propositi in fatti concreti». Un marchio icona del lusso made in Italy come Gucci, che quest'anno ha festeggiato i 100 anni, "racconta" un percorso autentico e rigoroso che lo vede carbon neutral dal 2018. Antonella Centra, executive vice president, general counsel, Corporate Affairs & Sustainability di Gucci parla, in un'intervista a SustainEconomy.24, report di Il sole 24 Ore Radiocor e Luiss Business School, della strategia basata su due pilastri: pianeta e persone. Ma anche del lavoro sui materiali con l'ultima novità, Demetra, un materiale animal-free, derivante da fonti sostenibili, rinnovabili e bio-based, utilizzando gli stessi processi impiegati per la concia e che sarà messo a disposizione di altri brand. E dell'attenzione all'intera filiera e della decisione di adottare, per primi nel settore privato in Italia, il bilancio di genere. E nella sostenibilità, aggiunge, non ci deve essere concorrenza.

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Gucci ha delineato da tempo un percorso green, eppure si fa fatica ad immaginare il connubio tra lusso e sostenibilità. Come si concilia il mondo fashion con la generazione di valore?

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«In realtà il lusso è per sua naturale vocazione sostenibile, perché crea prodotti destinati a durare e a mantenere il proprio valore nel tempo. Partendo da questo assioma, quando si segue un approccio rigoroso e autentico lungo tutta la catena di fornitura, dalla fase di progettazione creativa alla ricerca e selezione dei materiali fino ai processi produttivi, la sostenibilità diventa un eco-sistema in grado di generare valore. Quello che fa davvero la differenza per tradurre i buoni propositi in fatti concreti, è l'approccio con cui un'enunciazione di principio diventa parte di un'intera visione e strategia aziendale. Nel nostro caso, ci siamo dati un obiettivo specifico di riduzione dell'impatto ambientale ad una certa data, potendo contare su un sistema scientifico di misurazione e, mentre facciamo progressi significativi in questo percorso di riduzione, ci siamo "autotassati" per la parte di emissioni residue, investendo in iniziative che mirano alla protezione della natura, delle biodiversità e in programmi di agricoltura rigenerativa. In questo modo restituiamo, creando un circolo virtuoso, anche in termini di occupazione e di ricadute positive sul territorio e sul valore del Made in Italy. In Gucci abbiamo iniziato a comunicare esternamente e internamente solo dopo essere stati certi di avere qualcosa di autentico da raccontare. Per noi la strategia sostenibile è infatti un percorso di continuo miglioramento».

Avete lanciato Gucci Equilibrium che oltre ad un modo di pensare sostenibile si traduce in azioni e risultati concreti. Ce ne parla?

«Gucci Equilibrium è la naturale conseguenza del nostro percorso sostenibile basato su due pilastri: il pianeta e le persone; è il racconto dei principi in cui crediamo e delle azioni concrete che perseguiamo per generare un cambiamento positivo attraverso un approccio scientifico. Ogni anno misuriamo e monitoriamo infatti le prestazioni ambientali dei nostri uffici, negozi e magazzini di tutto il mondo attraverso un vero e proprio conto economico ambientale. Dedichiamo molta cura nella scelta delle materie prime presenti nelle nostre collezioni, dall'adesione a rigorosi e ambiziosi standard che garantiscono un approvvigionamento e metodi di lavorazione sostenibili, alla tracciabilità e ricerca di soluzioni innovative; e infatti quest'anno abbiamo lanciato Demetra – un materiale realizzato con materie prime animal-free, derivanti in larga parte da fonti sostenibili, rinnovabili e bio-based, utilizzando le stesse competenze e processi impiegati per la concia. L'attenzione per il pianeta non può prescindere però dall'attenzione verso le persone, dal rispettare e preservare l'eco-sistema dell'eccellenza manifatturiera italiana fatta di piccole e medie imprese che per Gucci rappresentano circa il 95% dei fornitori. Un modo di agire sostenibile funziona infatti solo se applicato lungo tutta la filiera ed è per questo che condividiamo attivamente con i nostri fornitori i nostri valori, le nostre buone pratiche e spesso anche il nostro know-how trasversale. Ne è un esempio il Programma Sviluppo Filiere attuato con Banca Intesa, un programma in essere dal 2015, ma che prima a causa dell'emergenza sanitaria e poi grazie alle opportunità offerte dal Pnrr, abbiamo rinnovato affinché si adattasse velocemente alle nuove esigenze dei fornitori fornendo inizialmente supporto per superare l'emergenza causata dalla pandemia da Covid-19 e avviare piani di rilancio e di crescita e ora per sostenerli lungo la transizione ecologica».

L'aver raggiunto in anticipo alcuni target pone altri obiettivi? Quali saranno i prossimi progetti?

«I risultati raggiunti ci dicono che stiamo proseguendo sulla giusta strada ma dobbiamo andare avanti, cercando anche di anticipare alcuni obiettivi. Le questioni emerse dalla Cop26 e dal Summit del G20 sono chiare e le soluzioni non possono più attendere piani di lungo periodo: c'è urgenza di intervenire ora. Con la nostra campagna globale per l'uguaglianza di genere ‘Chime For Change' abbiamo contribuito, in meno di dieci anni, ad oltre 442 progetti e iniziative a favore delle donne in 89 Paesi; solo per fare un esempio, supportiamo attivamente 'I was a Sari', un'impresa sociale che sostiene un gruppo di donne lavoratrici provenienti dalle comunità svantaggiate di Mumbai nel diventare artigiane di prim'ordine e raggiungere l'indipendenza economica. Ma possiamo fare ancora di più per rendere Gucci e la nostra comunità più equi ed inclusivi. Con lo stesso approccio scientifico con cui rendicontiamo i nostri risultati ambientali e in linea con gli Obiettivi dell'Agenda Onu 2030 e della Strategia Nazionale per la parità di genere, abbiamo infatti deciso di intraprendere un percorso di analisi di genere anche all'interno della nostra realtà, adottando per primi, nel settore privato in Italia, il bilancio di genere. Vogliamo infatti fotografare la nostra situazione in tema di gender equality, ma soprattutto analizzare le basi su cui costruire la nostra strategia relativamente alle politiche di genere. L'obiettivo resta sempre quello di far meglio e di più».

Dai materiali agli store, Gucci punta a diventare il luxury brand italiano più sostenibile? Siete un marchio iconico, potete essere d'esempio per il mercato e i clienti?

«Non la metterei in termini di primato a meno che non si intenda come stimolo al miglioramento per altri che sono più indietro nel percorso. La sostenibilità è un ambito in cui non ci deve essere concorrenza perché "l'unione fa la forza" e le sinergie consentono di fare progressi nell'ambito della innovazione, nella scalabilità delle soluzioni e nell'adozione delle migliori pratiche nel rapporto con i propri fornitori. Per questa ragione, ad esempio, abbiamo messo a disposizione di tutto il mercato l'innovazione introdotta con Demetra. Un materiale nato grazie al connubio tra il know how degli esperti della nostra produzione e quello delle concerie. Un processo, quello della concia, tradizionalmente applicato alla pelle, applicato - invece - ad un materiale bio-based. Il risultato è talmente sorprendente che non ci siamo sentiti di "tenerlo" solo per noi. La decisione del nostro presidente e ceo Marco Bizzarri di diventare ‘carbon neutral' nel 2018, lanciando quindi con il ‘Ceo Carbon Neutral Challenge' l'appello ad altre aziende di ogni settore ad unirsi, ha accelerato il raggiungimento degli obiettivi anche grazie al fatto che si è raggiunta una maggiore chiarezza e consapevolezza da parte di tutti i nostri dipendenti e un loro ingaggio a contribuire. Se questo è avvenuto a livello interno possiamo anche immaginare che il circolo virtuoso si possa instaurare all'esterno e che si realizzi sia tra aziende dello stesso settore che tra appartenenti a settori diversi. La parola chiave è quindi apertura: sia in termini di atteggiamento mentale, affinché la sostenibilità divenga prassi quotidiana nei comportamenti individuali, sia in termini di atteggiamento cooperativo, con lo scopo di identificare e scalare soluzioni vincenti».

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