SUMMIT PAMBIANCO

Gucci, torna a sfilare a Milano. Per i 16 big della moda ricavi oltre i livelli 2019 (ma trasformazioni in vista)

Alla 26esima edizione del convegno organizzato da Pambianco e Pwc il ceo Bizzarri ha annunciato il ritorno alla fashion week di febbraio e ricavi «a livelli 2019» per la maison

di Marta Casadei

(REUTERS)

I punti chiave

  • La maison del gruppo Kering torna in calendario alla Milano Fashion Week
  • La moda archivia il 2021 con fatturati sopra il 2019 e redditività in crescita
  • Nei primi 9 mesi dell’anno sono state concluse 53 operazioni M&A

3' di lettura

Il ritorno a Milano e il ritorno ai livelli di fatturato 2019. Il ceo di Gucci Marco Bizzarri ha annunciato entrambe le cose durante il 26esimo summit Pambianco-Pwc dedicato alla moda post Covid. La maison, assente da Milano da prima della pandemia, tornerà a sfilare in calendario durante la fashion week di febbraio. E si limiterà a presentare due collezioni all’anno.

Gucci tra ripensamento creativo e riassetto distributivo

Il biennio 2020-21 per Gucci è stato un periodo di importanti riflessioni e di riposizionamento. A livello di prodotto ma anche di distribuzione: «Abbiamo avviato una ristrutturazione della rete wholesale tagliando punti vendita sia online sia offline per un valore di circa mezzo miliardo di euro: il wholesale è passato da 1,2 miliardi del 2019 a 750 milioni circa del 2021. Considerando il rimbalzo registrato dal canale nel 2021 avremo rinunciato un miliardo e mezzo o due di fatturato, ma oggi abbiamo una rete di vendita più solida», ha detto Bizzarri. Che ha confermato che la maison chiuderà il 2021 con ricavi « a livelli del 2019», a cambi costanti.

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Il caso Gucci - quello di un’azienda che durante la pandemia ha avviato una trasformazione - è emblematico del momento. L’epidemia di Covid-19 che ha tenuto sotto scacco il mondo intero per un biennio (e ancora non si è arrestata), infatti, ha lasciato un segno profondo nel settore moda-lusso, cambiandone i paradigmi: dalle modalità di vendita (con il boom dell’e-commerce, ma anche una crescita del retail) alla tipologia dei prodotti (sneaker e streetwear tra i più venduti), fino alla clientela, oggi sempre più giovane.

I conti delle 16 maggiori aziende oltre i livelli pre Covid

I conti delle aziende, invece, sono sono tornati ai livelli pre-Covid, come fotografa la ricerca “La fashion industry e i nuovi paradigmi. Accelerazione digitale, ricerca e competenze”, presentata da Alessio Candi, consulting e M&A Director di Pambianco durante il summit. Le 16 aziende del campione esaminato (tra cui Chanel, Moncler, Cucinelli, Lvmh, Kering) chiuderanno il 2021 con un fatturato di 146 miliardi di euro, in crescita del 28% sul 2020 ma - soprattutto - ben sopra i 137 miliardi del 2019. Il settore ha tenuto anche sul piano della redditività: tra i 2016 e il 2021 il tasso di crescita annuo medio è stato del 6 per cento.

Cambio di rotta nei consumi

A cambiare sono stati i consumatori: sempre più giovani, come conferma Erika Andreetta, partner Pwc, e portati a spendere per acquistare prodotti per se stessi. I Millennials (che spenderanno di più in occasione del Black Friday e del Natale) e la Gen Z hanno un approccio all’acquisto che valorizza la qualità dei prodotti. Che per i Millennials vuol dire produzione made in Italy mentre per la Gen Z attiene alla sfera della sostenibilità. I giovani sono quasi tutti (98%) a favoredell'introduzione dal 1° gennaio 2022 del “riciclo tessile” nei rifiuti urbani e commerciali.

Dinamismo nell’M&A

Il settore fashion rimane dunque, nonostante la pandemia, dinamico e - per questo- estremamente appetibile. Le operazioni di M&A, secondo l’indagine di Pambianco,  continuano a crescere: dalle 34 concluse nei primi nove mesi del 2019 si è passati alle 53 dei primi nove mesi del 2021, tra le quali figurano l’acquisizione di Stone Island da parte di Moncler, di Etro e Birkenstock da parte del fondo L Catterton e di Jil Sander da parte di Otb. Il dato - sebbene sia probabilmente influenzato dai deal del 2020 le cui chiusure sono state posticipate a causa della pandemia - viene confermato da Alessandro Binello, managing partner di Made in Italy Fund: «Quest’anno abbiamo investito 300 milioni di euro nel fashion e l’anno prossimo aumenteremo la cifra a 500 milioni», ha detto durante il summit.

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