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Guercino ritrovato, Modena e Piacenza lo celebrano

di Gabriele Biglia

Guercino Madonna con bambino, Giovanni Evangelista,Gregorio Taumaturgo, Modena

4' di lettura

È difficile per qualsiasi storico dell'arte associare una tela sacra di Guercino alla frenetica e caotica Casablanca, la più grande città del Marocco, alla quale sono stati dedicati celebri pellicole hollywoodiane in bianco e nero.
Ma la realtà supera l'immaginazione e la tela con la «Madonna in trono con San Giovanni Evangelista e San Gregorio Taumaturgo» (1630), strappata nel 2014 dall'altare della chiesa di San Vincenzo a Modena, dipinta nel 1630 da Giovanni Francesco Barbieri, detto Il Guercino (Cento, 1591 - Bologna, 1666) è stata ritrovata in un quartiere popolare della capitale economica del Marocco.

Giovanni Francesco Barbieri, detto Guercino (1591 -1666) San Pietro Robilant-Voena

Per alcuni studiosi il dipinto era già perso, perché poco valorizzato e forse col senno di poi “protetto”, prima del clamoroso furto, in quanto chi entrava nella chiesa di San Vincenzo, non si soffermava ad ammirare questa mirabile pala, altissima nel suo realismo, intima testimonianza a Modena del pittore nato a Cento, in provincia di Ferrara, dove persino Goethe decise di fermarsi durante il suo viaggio in Italia per ammirare i capolavori del maestro, poi dimenticati dalla critica e dal mercato sino alla metà degli anni Cinquanta del Novecento.

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Il furto. La perdita di questa pala d'altare sarebbe stata l'ennesimo sfregio al nostro patrimonio artistico, inaccettabile quanto la sottrazione della tela di Caravaggio raffigurante la «Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi», avvenuta oltre quarant'anni fa, nel 1969, nell'Oratorio di San Lorenzo a Palermo. Un patrimonio sempre più soggetto a tentativi di rapina com’è accaduto nel 2015 con il trafugamento delle opere dal museo di Castelvetro a Verona.

Il prezioso Guercino, ritrovato in un quartiere povero e popolare di Casablanca, sarebbe stato proposto per 10 milioni di dirham (940mila euro) da tre marocchini - uno dei quali probabilmente risiedeva in Italia, forse nella stessa Modena - ad un imprenditore che riconosciuto dalle fotografie l'opera ha allertato la polizia, la quale ha attivato l'Interpol. Il timore maggiore, viste le dimensioni della tela (293 x 185 cm.), era quello che venisse tagliata e fatta a pezzi prima di smerciarla al di fuori dell'Italia, rendendola accessibile dal punto di vista finanziario per i compratori.

Il Ministro dei Beni Culturali Dari Franceschini ha sottolineato le eccellenti capacità investigative degli organi inquirenti e dei Carabinieri del Comando tutela patrimonio culturale che hanno permesso di ritrovare a Casablanca la «Madonna con i Santi Giovanni Evangelista e Gregorio Taumaturgo», trafugata dalla chiesa di San Vincenzo il 13 agosto del 2014: «Il Governo, attraverso il ministero dei Beni culturali e il ministero degli Esteri, è ora al lavoro per far rientrare il prima possibile questo capolavoro in Italia e restituirlo alla comunità».

Il mercato. La felice scoperta è avvenuta mentre a Modena è in corso l'annuale fiera dell'antiquariato Mode nantiquaria e nello stand della galleria internazionale Robilant+Voena è esposto un splendido «San Pietro» nell'atto di pentirsi (olio su tela, 103,5 x 82 cm), proveniente dalla collezione di Luigi Koelliker, valutato 1 milione di euro. In asta le valutazioni per i dipinti di Guercino correttamente attribuiti, provenienti da raccolte importanti, registrano prezzi di aggiudicazione altrettanto ragguardevoli. Nel 2010 la tela raffigurante il profeta e re d'Israele «Davide», realizzata nel 1651 da Guercino per il marchese Giuseppe Locatelli, acquistata nel 1768 dal pittore e archeologo Gavin Hamilton, appartenuta poi alla famiglia Spencer, è stata venduta da Christie's per 5.193.000 sterline (stima: 5 - 8.000.000), il prezzo più alto sinora pagato per un suo dipinto. Nel 2008, invece, la Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna non si è fatta sfuggire la «Sibilla Samia» (1651), proposta dalla casa d'aste Porro &C., acquistata per 805mila euro, segnando un risultato importante per un'opera notificata e pertanto non esportabile. Il dipinto, mai apparso in pubblico proveniva da una collezione privata e risultava registrato nel libro dei conti del pittore in data 4 dicembre 1651, dove annotò di aver ricevuto da Ippolito Cattani 120 ducatoni per una coppia di Sibille.

I collezionisti. Del pittore si conoscono pochi ritratti, raffiguranti spesso suoi concittadini, come il notevole «Ritratto del legale Francesco Righetti», 1626-28, ora in collezione Cavallini-Sgarbi, che apparteneva originariamente alla collezione del Principe Eugène de Beauharnais, comprato in asta da Sotheby's a Londra per 431.000 sterline nel 2004.
L'attenzione nei confronti Guercino, così come verso la tutta pittura barocca italiana, non sarebbe così alta oggi, se il controverso storico dell'arte e collezionista Sir Denis Mahon (1910-2011), negli anni Trenta del Novecento non avesse iniziato a studiare e ad acquistare i dipinti di grandi maestri come Guido Reni e Annibale Carracci. Sino alla metà degli anni Cinquanta, infatti, l'interesse verso la pittura del Seicento era pressoché inesistente, tanto che il Louvre rifiutò l'acquisto de «La diseuse de bonne aventure», capolavoro assoluto del pittore lorenese George de La Tour, oggi senza prezzo, finito nel 1960 oltreoceano al Metropolitan di New York , dove venne comprato per 675.000 dollari, attraverso l'intermediazione della galleria Wildenstein.

In evidenza. Intanto anche Piacenza, città dove Guercino ha lasciato importanti testimonianze, si appresta a celebrarlo dando la possibilità, a partire dal 4 marzo, di visitare la meravigliosa cupola del Duomo di Piacenza . L'iniziativa, promossa dalla Fondazione Piacenza e Vigevano congiuntamente alla Diocesi di Piacenza-Bobbio e dal Comune di Piacenza, permetterà di ammirare da vicino i sei scomparti affrescati con le immagini dei profeti e le lunette in cui si alternano episodi dell'infanzia di Gesù, accanto a otto affascinanti Sibille, mentre la Cappella ducale di Palazzo Farnese accoglierà una mostra, curata da Daniele Benati e Antonella Gigli, insieme con un comitato scientifico composto da Antonio Paolucci, Fausto Gozzi e David Stone, che presenterà una selezione di 20 capolavori del maestro.

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