Informativa al Senato

Guerini: «La chiusura della missione in Afghanistan non è un abbandono»

Rimpatriati 280 militari e il 70% dei mezzi. Il ministro ha ricordato le 53 vittime e i 723 feriti della missione. In Italia il personale afgano che ha collaborato con le Forze armate

di Nicoletta Cottone

Italia ammaina bandiera in Afghanistan, non torni terrore

3' di lettura

L’Alleanza Atlantica continuerà il suo impegno perchè l’Afghanistan «non diventi paradiso sicuro per il terrorismo e contrastare la narrazione dell’abbandono». Lo ha detto il ministro della Difesa Lorenzo Guerini nel corso dell’informativa in aula al Senato sulla conclusione missione in Afghanistan. Il ministro ha chiarito che «la chiusura della missione non è una abbandono del campo, ma l’impegno si evolve ed è essenziale che non venga mai meno». L’Alleanza ha confermato la volontà di mantenere un impegno significativo al momento fino al 2024. «Siamo in una fase nuova tutti gli alleati stanno dato segnali convergenti sull’impegno in Afghanistan. Il nostro ruolo rimarrà attivo capitalizzando i frutti impegni di questi 20 anni».

In Afghanistan ci sono state 53 vittime e 723 feriti

Il ministro ha voluto ricordare i 723 ferite e le 53 vittime italiane che hanno perso la vita per la Repubblica per portare stabilizzazione e pace in Afghanistan. «L’estremo sacrificio non deve essere vano e il loro ricordo sarà indelebile. Non è semplice condensare 20 anni di sforzo. Oltre 50 mila uomini e donne si sonno avvicendati in questi anni e hanno contribuito a dare lustro al nostro Paese», ha detto il ministro sull’avvio del rientro dal paese asiatico, «dove i nostri militari hanno dato eccezionale dimostrazione di professionalità».

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Rimpatriati 280 militari e il 70% dei mezzi

Il ministro ha detto che ad oggi «sono stati rimpatriati 280 nostri militari e sono già defluiti dal teatro operativo afgano più del 70% dei mezzi e dei materiali verso l’Italia. In questo contesto, in coordinamento con i Comandi afghani, è stata valutata anche l’opportunità di lasciare a disposizione delle forze armate e di sicurezza locali parte delle sistemazioni logistiche e dei materiali ritenuti utili da parte loro. Il mio impegno come ministro della Difesa in è volto innanzitutto a effettuare di concerto con gli Alleati il rientro ordinato e sicuro del nostro contingente in patria». Ne rientrenanno 895.

In Italia il personale afgano che ha colaborato con le Forze italiane

La Difesa si sta facendosi carico, parallelamente, anche di un’attività di trasporto umanitario del personale civile afgano che ha collaborato con le Forze italiane, denominata ’Operazione Aquila’, ha detto il ministro. «I nostri collaboratori, al termine delle operazioni di arrivo, accoglienza e di profilassi medica, con lo svolgimento della quarantena presso strutture civili e militari, saranno inseriti nel sistema di accoglienza e integrazione nazionale a cura del ministero degli Interni. Ad oggi il personale afgano, che ne ha fatto richiesta e che si è dimostrato in possesso di tutti i requisiti, consta di 228 tra collaboratori delle Forze Armate e loro familiari, di cui 224 sono già in Italia. La definirei un’impresa nell’impresa, che ben rappresenta ancora una volta la nostra vicinanza e la nostra lealtà nei confronti del popolo afgano. Uno sforzo doveroso per tutelare l’incolumità dei tanti cittadini afgani che negli anni hanno assistito, a vari livelli, il nostro personale e che sono stati determinanti per la realizzazione dei risultati che ho precedentemente elencato. É questo un chiaro messaggio: chi lavora con l’Italia non viene abbandonato», ha concluso Guerini.

In 20 anni di missione impegno di 50mila militari

«Non è semplice - ha sottolineato il ministro - condensare venti anni di sforzo nazionale in alcune decine di minuti di intervento così come è arduo dare la meritata visibilità alla dedizione e allo spirito di sacrificio che hanno animato l’agire dei nostri oltre 50mila uomini e donne in uniforme che si sono avvicendati in questi lunghi anni».

Un imponente sforzo logistico e operativo

Il ministro ha ricordato che l’ 8 giugno è stato ad Herat per l’ultimo ammainabandiera del contingente italiano, «un momento toccante e straordinario con cui si è chiuso un capitolo significativo della nostra storia. Oggi le nostre forze armate sono ormai prossime alla conclusione di un imponente sforzo logistico e operativo, condotto con puntualità e sicurezza. Un’altra eccezionale dimostrazione di professionalità da parte dei nostri militari, ai quali va il ringraziamento mio e del governo per la serietà ed efficacia con cui quotidianamente svolgono il proprio ruolo per la sicurezza, sia nei teatri operativi che sul territorio nazionale».

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