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Guerra commerciale Usa-Cina: Apple produrrà il Mac Pro in Texas

Apple ha annunciato che il Mac Pro sarà assemblato negli Stati Uniti, e più precisamente a Austin (Texas). Per Trump è una vittoria

di Biagio Simonetta


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(Bloomberg)

3' di lettura

Nell'infinita guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina, Donald Trump mette a segno un altro colpo importante. Almeno sulla carta. Con una nota diffusa nelle ultime ore, infatti, Apple ha annunciato che il Mac Pro sarà assemblato negli Stati Uniti, e più precisamente a Austin (Texas). Una notizia che sposa in pieno la voglia della Casa Bianca di riportare la produzione dell'industria tecnologica, da anni ormai ad appannaggio cinese, all'interno dei confini nazionali. E che ha il sapore del compromesso. Perché per l'assemblaggio di questo Mac Pro, Apple potrà usufruire di componentistica cinese che non sarà soggetta a dazi.

Un lungo iter
Qualche mese fa, Tim Cook, Ceo di Apple, aveva comunicato la volontà dell'azienda di assemblare il nuovo Mac Pro in Texas. Il device in questione è un po' il fiore all'occhiello dell'innovazione made in Cupertino. Un computer ad altissime prestazioni e con un gran bel design, destinato a una fascia di clienti Pro, «nato per perfomance estreme», come scrive la stessa Apple. E con un prezzo di partenza che va oltre i cinquemila euro. Per poter chiudere il ciclo di produzione all'interno degli Stati Uniti d'America, però, lo stesso Cook aveva chiesto che Apple fosse esentata dai dazi per i componenti necessari alla produzione provenienti dalla Cina. Trump, dal canto suo, aveva mosso obiezioni sin da subito, e in un tweet aveva scritto: «Ad Apple non sarà concessa alcuna deroga tariffaria per le componenti del Mac Pro fabbricate in Cina. Realizzatelo negli Stati Uniti, senza tariffe!». E poi aveva aggiunto: «Tim Cook è un uomo per il quale ho un sacco di simpatia e rispetto. Penso che presto annunceranno un impianto di produzione in Texas, e se lo faranno, inizierò ad essere molto felice».

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L'accordo
L'accordo tra le parti è stato trovato nel corso del weekend. Apple ha annunciato che di aver ricevuto il via libera a importare componentistica cinese per il Mac Pro senza incorrere in dazi. Allo stesso tempo, però, la società di Cupertino si è impegnata a utilizzare componentistica statunitense due volte e mezzo maggiore rispetto alla versione precedente dello stesso computer. «Il nuovo Mac Pro – hanno scritto da Apple - includerà componenti progettati, sviluppati e prodotti da oltre una dozzina di aziende americane destinati alla distribuzione degli utenti USA. Fabbricanti e fornitori di Arizona, Maine, New Mexico, New York, Oregon, Pennsylvania, Texas e Vermont, quali Intersil e ON Semiconductor, forniscono tecnologie avanzate».

Tim Cook, dal canto suo, si è detto orgoglioso di questa scelta: «Il Mac Pro è il computer Apple più potente di sempre e siamo orgogliosi di costruirlo ad Austin. Ringraziamo l'amministrazione per il supporto che ha consentito questa opportunità» ha dichiarato il Ceo. «Crediamo profondamente nel potere dell'innovazione americana. – ha aggiunto Cook - Ecco perché ogni prodotto Apple è progettato e ingegnerizzato negli Stati Uniti, composto da componenti che arrivano da 36 stati e che garantiscono 450.000 posti di lavoro ai fornitori americani».
La macchina che verrà assemblata in Texas, dunque, sarà un mix di componenti asiatici e americani. Più nel dettaglio, un terzo di questi è made in Usa, mentre i rimanenti due terzi sono cinesi. Il documento completo è disponibile sul sito del dipartimento del commercio americano, e secondo quanto riferisce il sito DDay, fanno parte della componentistica prodotta negli Stati Uniti il cavo di alimentazione, la scheda degli ingressi e delle uscite, la piccola schedina che permette di avere sul retro USB Tipo C e USB standard, le ruote, il dissipatore della CPU e un cavo da USB-C a Lightning in dotazione. Arrivano dalla Cina (esentate da dazi), invece, le parti più costose.
Obiettivo India
Giova ricordare che nelle ultime settimane Apple sta approfondendo il capitolo India. Con la guerra commerciale tra Usa e Cina che non accenna a placarsi, e con Trump che comunica di non aver bisogno di trovare un accordo col Paese del Dragone prima del 2020, il colosso di Cupertino è fra le società che stanno sondando le nuove proposte arrivate dal governo indiano, disposto ad approfittare delle tensioni in corso per portarsi in casa la produzione di qualche big company. Lo stesso Trump nelle ultime ore sta strizzando l'occhio al popolo indiano. E ieri, durante un evento show allo stadio di Houston, il presidente Usa ha incontrato il primo ministro indiano Narendra Modi verso il quale ha espresso parole di grande stima. Che ci sia dietro un nuovo sgambetto alla Cina?

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