Investimenti

Guerra commerciale Usa-Cina: l’impatto indiretto sui listini europei

A Piazza Affari sono più vulnerabili i player globali, gli industriali, il settore lusso ma anche i finanziari più fragili

di Lucilla Incorvati


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(Ansa)

4' di lettura

L’attrito tra Stati Uniti e Cina che da 10 giorni innervosisce le borse del mondo si è abbattuto anche su Piazza Affari. «Con la piega che sta prendendo da questa guerra non si salva nessuno - tuona Riccardo Ricciardi, board member di La Française International - e ne risente maggiormente chi per la sua crescita è legato alle esportazioni. Come l’Eurozona che vive di questo più di Stati Uniti e della stessa Cina. Non solo. Dentro l’Eurozona dopo Germania, Olanda, è l’Italia il terzo Paese più esposto a questa voce, tra i più grandi esportatori al mondo in assoluto». «I recenti dazi avranno un impatto negativo sull’economia mondiale tra lo 0,20% e lo 0,30 - aggiunge Fabrizio Fiorini di Pramerica SGR - un dato di per sé non significativo ma che ha una maggiore portata se si considera che il cumulato con i precedenti dazi potrebbe portare a una contrazione complessiva dello 0,70%. Europa e Italia soffriranno questa situazione in modo anche superiore a causa della fragilità interna che rende più difficile la tenuta, a fronte di shock esogeni. I settori tech, industriali, auto e lusso, saranno i più colpiti».

L’export in Italia pesa il 4% delle partite correnti e di recente è stata l’unica voce di una modesta crescita del Pil. «Ecco allora che di fronte al timore di rallentamento economico a livello di settore il danno rimane sulle grandi eccellenze italiane, aziende globali - aggiunge Ricciardi - come Diasorim, Brembo, Amplifon, Fca che hanno grandi capacità di esportazione e che registrano una contrazione più forte del rapporto prezzo/utili. Ma in un quadro congiunturale dove rallenta la crescita con conseguenze dirette sul Pil e sullo spread, visto che peggiora il rapporto debito/Pil, sono coinvolte anche le banche più deboli in termini di non performing loan, ratio, bilanci, utili e minor patrimonializzazione».

Ma quanto è reale questa minaccia?

Per ora secondo molti è ancora troppo presto per misurare le vere conseguenze visto che i profili di questa guerra commerciale non sono ancora chiari. «Si tratta di un tema nuovo, che si sta sviluppando e per ora abbiamo a che fare solo con delle dichiarazioni. Quindi, è ancora presto per capire come si svilupperà in concreto - sottolinea Alessandro Allegri di Ambrosetti Asset management - e descriviamo solo uno scenario potenziale. Per vederne gli effetti dovremmo attendere almeno 3/4 trimestri, visto che da quando abbiamo iniziato a parlare di guerra dei dazi, più o meno un anno fa, siamo di fronte a una dicotomia: sulla carta l’IT doveva crollare e i finanziari dovevano andare meglio. Invece, è accaduto il contrario per via di contingenze di mercato che incidono su una fase estiva già di per se nervosa». Tuttavia, se gli effetti non si sono ancora visti, il percorso del “conflitto” è già tracciato e chi ha puntato alla globalizzazione e al business internazionale rischia di risentirne. «Se la domanda di export si riduce gli impatti in Europa saranno fortissimi - aggiunge Allegri - aziende come StMicroelettronics, Fca, Ferrari, Ferragamo che non possono contare su un mercato domestico saranno penalizzati». Secondo Fiorini, poi, con un Dollaro forte, il rischio che Trump a settembre intervenga con dazi direttamente sulle importazioni americane dall’Europa si fa più concreto. «A quel punto il numero dei settori colpiti potrebbe allargarsi, ma soprattutto potrebbe allargarsi la platea anche alle società di media e piccola capitalizzazione meno attrezzate a reagire».

Non c’è però solo la frizione dei dazi tra Cina e Usa a scuotere Piazza Affari. Fino a fine di luglio dall’inizio dell’anno Milano aveva messo a segno circa un +20%, forse una delle migliori di sempre nel semestre, e dunque una correzione era nell’aria. «Forse troppo repentina perché dopo le mosse di Trump sarebbe opportuno valutare bene quelle dei cinesi che non stanno certo a guardare. Ma da mesi appena arriva una notizia negativa dagli Stati Uniti - sottolinea Lorenzo Batacchi, portafoglio manager Bper Banca e socio Assiom Forex - si vende e basta. Se questa reazione è sbagliata, non possiamo tralascire il fatto che veniamo da un anno molto positivo. Quando i valori dei titoli raggiungono certi livelli, il mercato cerca anche delle scuse per fare profitti». E tra i titoli ai quali è capitata questa sorte c’è Moncler, azienda tra le grandi esportatrici di lusso italiano nel mondo e quindi potenzialmente danneggiata dall’effetto dazi. Proprio Moncler nell’ultima settimana ha perso oltre 8%. «Nel caso di Moncler sono prese di profitto perché il titolo aveva superato i 40 euro - aggiunge Batacchi - ed è stato negli ultimi mesi uno dei migliori titoli a Piazza Affari(ndr a fine anno valeva 28 euro). Ma penso che il lusso rimarrà nel medio periodo uno dei settori più interessanti. Se sul tema dazi gli effetti concreti devono ancor arrivare, il contesto in generale resterà molto volatile con alcune aziende (manifatturiere, ciclici, aziende export oriented) più sotto pressione».

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