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Guerra dei dazi, dopo due anni Usa e Cina firmano la pace. Ecco che cosa prevede l’accordo

Pechino si è impegnata ad acquistare prodotti americani aggiuntivi per 200 miliardi di dollari in due anni. Una vittoria per Trump in vista del voto

di Riccardo Barlaam


Usa, Trump: accordo commerciale fenomenale, farà aprire la Cina

4' di lettura

NEW YORK - Donald Trump ha invitato 200 personalità alla East Room alla Casa Bianca per assistere oggi alla firma della pace commerciale con la Cina, la cosiddetta fase uno, che pone fine a diciotto mesi di trade war. Il documento è stato siglato dai due capi negoziatori: il Responsabile al commercio americano Robert Lighthizer, una delle persone più potenti in questo momento a Washington; e dal compassato vice premier cinese Liu He, economista con un master ad Harvard, tra i più vicini e fidati uomini del presidente cinese Xi Jinping.

Il presidente Usa ha parlato di un «passo avanti importante» per i rapporti tra i due paesi, definendo «storico» l’accordo siglato tra i due. Trump ha dichiarato che la Cina ha «elogiato» le azioni di contrasto degli Usa sulla contraffazione delle merci. «L’accordo è positivo per il mondo intero» ha aggiunto il presidente cinese Xi Jinping.

Una vittoria per Trump
Sorrisi. Strette di mano. E la benedizione del presidente americano che ha celebrato il suo trionfo politico alla Casa Bianca, pensando alla rielezione, e oscurato il processo di impeachment che muove i primi passi al Senato. Una vittoria per lui da rivendicare con i farmers, le società energetiche e l’industria manifatturiera made in Usa, principali beneficiari dell’accordo.

Due anni di guerra
La trade war è iniziata il 22 marzo del 2018 quando Trump decise i primi dazi contro la Cina accusandola di «aggressione economica». Sono seguiti lunghi mesi di tensioni che hanno tenuto con il fiato sospeso l’economia globale e i mercati finanziari. Fino alla tregua di cinque mesi del primo dicembre 2019 siglata al G-20 in Argentina. E un accordo che non sembrava mai dover arrivare. Il 13 dicembre scorso, dopo innumerevoli false partenze, è stata annunciata l’intesa tra i due paesi. Oggi si arriva alla firma del primo accordo.

La svalutazione monetaria
Per facilitare l’intesa lunedì il Tesoro americano ha cancellato Pechino dalla lista dei paesi accusati di manipolare la valuta contro il dollaro: lo yuan ieri è salito ai massimi da agosto. Il documento finale dell’accordo di 86 pagine non è stato diffuso. Non si conoscono i numeri definitivi. Ma entrambe le parti hanno anticipato i contenuti dell'intesa. Tutti pendenti, da quanto si sa finora, verso la Cina.

Maggiori acquisti per 200 miliardi
Pechino si è impegnata ad acquistare maggiori prodotti americani per 200 miliardi di dollari in due anni. Tra gli impegni di spesa cinesi spiccano: 80 miliardi di maggiori acquisti di prodotti manifatturieri made in Usa, 50 miliardi di forniture energetiche, 32 miliardi di prodotti agroalimentari, 40 miliardi di spesa legata ai servizi. Una cifra enorme che - se rispettata - farà diminuire il saldo commerciale con gli Usa di quasi 300 miliardi di dollari.

Surplus con gli Usa giù dell’8,5%
Proprio ieri, tra l’altro, l’ufficio statistico cinese ha reso noti i dati sul surplus commerciale: per l’intero 2019 il surplus commerciale della potenza esportatrice cinese è salito a 424,39 miliardi di dollari, in aumento del 21,2% sul 2018, a dispetto della guerra dei dazi. Il surplus commerciale di Pechino con gli Usa negli ultimi dodici mesi, tuttavia, è diminuito dell’8,5%, a 295 miliardi di dollari.

Lighthizer: buon accordo
Lighthizer definisce l’accordo «un profondo passo avanti» nelle relazioni commerciali con la Cina, e sottolinea che si tratta di un «vero, vero buon accordo per gli Stati Uniti».

Capitolo energia
Nel capitolo energia la Cina si è impegnata ad acquistare enormi quantitativi di greggio, di gas naturale liquefatto (Lng), di gas di petrolio liquefatto (Gpl) con maggiori importazioni anche di materie prime petrolchimiche. Diversi analisti giudicano l’obiettivo dei 50 miliardi di prodotti energetici «difficile da raggiungere» e destinato per forza di cose a modificare gli acquisti cinesi, a svantaggio di altri operatori internazionali dell’energia non americani.

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Prodotti agricoli
Riguardo all’agricoltura, Trump ha parlato in questi mesi di acquisti raddoppiati da parte cinese per 40-50 miliardi di dollari. L’incremento previsto da Pechino - 32 miliardi in due anni - supera persino le sue previsioni e il valore dei prodotti agricoli acquistati dalla Cina in un anno dagli Stati Uniti, considerando i 24 miliardi di export 2017. Anche qui, diversi economisti e analisti del settore restano scettici sulla possibilità che Pechino possa riuscire ad assorbire una così grande quantità di maggiori prodotti agricoli dagli Stati Uniti: si parla di grano, soia, riso, sorgo, mais, pollame, carni suine, noci e frutta.

Auto, aerei e chip
Gli 80 miliardi di maggiori acquisti cinesi sulla manifattura americana includono significativi acquisti di autoveicoli e componentistica, di aerei Boeing, di apparecchiature medicali e di semiconduttori. La Cina, primo mercato mondiale per l’automotive, ha appena diffuso i dati sulle vendite dell’ultimo anno che fotografano un rallentamento negli acquisti da parte dei cinesi e un eccesso di offerta del mercato domestico: è difficile immaginare come possano aumentare gli acquisti di auto made in Usa. Tra l’altro, curiosamente, le auto americane più vendute in Cina sono i suv Bmw e Mercedes-Benz prodotti negli States.

Gli altri capitoli
L’accordo, come più volte anticipato, prevede impegni cinesi per la tutela della proprietà intellettuale, il trasferimento forzoso delle tecnologie, il sistema valutario, l’apertura del mercato dei servizi finanziari. Gli Stati Uniti si riservano la possibilità di introdurre nuovi dazi unilateralmente se la Cina non terrà fede ai suoi impegni entro 90 giorni. Come ha già rimarcato nelle interviste Peter Navarro, il falco protezionista dell’amministrazione Trump.

Tagliati del 50% alcuni dazi
Da parte americana, per raggiungere l'accordo Trump ha acconsentito a non aumentare i dazi su 162 miliardi di dollari di esportazioni cinesi a metà dicembre, e a tagliare a metà il 15% dei dazi esistenti su altri 120 miliardi di prodotti cinesi. Tuttavia restano in vigore dazi del 25% su 250 miliardi di dollari di esportazioni cinesi.

Due terzi del made in China tassato
Circa due terzi di tutto quanto gli americani comprano dalla Cina è tassato, in confronto all’1% dei dazi in vigore prima dell’inizio della trade war lanciata da “tariff man”, come ama definirsi Trump, secondo i dati raccolti dal Peterson Institute for International Economics.

Huawei e aiuti di stato fuori dall’intesa
Restano fuori dall’intesa i capitoli “Huawei” sulle reti 5G e quelli dei sussidi di stato all'industria cinese, rimandati alla “seconda fase”, il secondo accordo commerciale con la Cina. Se ne riparlerà dopo il 3 novembre 2020, quando si conoscerà il nome del prossimo inquilino della Casa Bianca.
RIPRODUZIONE RISERVATA

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    Riccardo Barlaamcorrispondente da New York

    Luogo: New York, USA

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza e politica internazionale

    Premi: Premio Baldoni (2008), Harambee (2013), Overtime Film Festival (2017)

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