ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùil duello sul commercio

Guerra dei dazi, ecco la formula che svela perché la Cina sta vincendo su Trump

di Vito Lops


4' di lettura

La guerra dei dazi tra Usa e Cina sta per compiere un anno. Annunciati nell’aprile 2018 i primi dazi sono difatti partiti il 6 luglio. Per certi versi assomiglia più a una partita a scacchi in cui agli attacchi dell’uno (Donald Trump) seguono le controffensive dell’altro (Xi Jinping). Il tutto condito da una retorica che nel corso di questi mesi ha alimentato la volatilità sui mercati finanziari, in particolare sui settori più direttamente coinvolti (tecnologico, agricolo, automobilistico). Trump, soprattutto attraverso twitter, sta alternando la strategia del “bastone e della carota”. A un affondo fa seguire un’apertura, e tweet discorrendo. Il presidente cinese, invece, è di poche parole e preferisce rispondere con i fatti.

Quel che è importante rilevare è che le armi con cui questa partita si sta giocando sono due: in primis le aliquote (finora ne sono state usate due, 10% e 25%). La seconda è il cambio dollaro/yuan. Il fattore chiave da capire è che se la divisa cinese si svaluta (e da quando è cominciata la contesa è scesa del 9% nei confronti del biglietto verde che nel frattempo è passato da 6,3 a 6,9 yuan o renmimbi) le merci cinesi esportate negli Usa acquistano competitività. Questo fattore va inevitabilmente inserito nella formula che calcola i rispettivi danni che le due potenze si stanno infierendo.

LA GUERRA DEI DAZI I danni che Usa e Cina si stanno infierendo (fonte: Intermonte Sim)
DAZI USA
DAZI CINA
CAMBIO DOLLARO/YUAN

La formula aggiornata - che tiene conto dell’estensione dal 9 maggio dell’aliquota dal 10% al 25% su 200 miliardi di merci cinesi importate dagli Usa portando il controvalore complessivo tassato dagli Usa a 250 miliardi, e tiene anche conto della risposta cinese che dal 1 giugno porterà al 25% la tariffa su 60 miliardi di merci Usa che approdano in Cina - indica che a conti fatti in questo momento la Cina è in vantaggio sugli Stati Uniti. Il danno che Pechino sta arrecando (75 miliardi di dollari) è più alto rispetto a quello inferto da Washington (63 miliardi).

Come si arriva a questo dato? «Al momento i dazi Usa ammontano a 250 miliardi di dollari con aliquota al 25%, il cui impatto è pari a 63 miliardi (250x 0,25) - calcola Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte sim -. Mentre i cinesi hanno imposto dazi su 110 miliardi di beni di cui 50 miliardi al 25% e 60 miliardi a un'aliquota media di circa il 19%, per un impatto totale di 23,9 miliardi. Nel frattempo il cambio dollaro/yuan si è svalutato da 6,3 a 6,9. La svalutazione impatta su tutti i 539 miliardi di beni esportati dalla Cina verso gli Usa, pari a un recupero di competitività, alias abbassamento del costo per gli acquirenti Usa delle merci importate dalla Cina, di 51 miliardi. Ne consegue - indica l’esperto - che il “danno” totale inflitto dai cinesi agli Usa è la somma di quello tramite dazi (23,9 miliardi) + il recupero di competitività delle merci cinesi esportate attraverso il cambio (51 miliardi), pari a un totale di 75 miliardi. Quindi il “danno” inflitto dai cinesi è al momento superiore a quello che i cinesi subiscono dagli Usa: 75 miliardi contro 63 miliardi».

La guerra risulterebbe pari e patta se il cambio fosse a 6,7. Ma dato che si è spinto a 6,9 la Cina si è riportata in vantaggio nel conflitto per circa 12 miliardi di dollari. A proposito di armi, bisogna poi sottolineare che gli Usa hanno ancora la possibilità - e Trump in versione “bastone” più volte lo ha ricordato - di applicare dazi su altri 300 miliardi di beni cinesi importati. Cosa accadrebbe a quel punto? «Ipotizzando una ulteriore ritorsione cinese solo tramite cambio, il cambio dollaro/yuan di equilibrio sarebbe pari a 7,70 per pareggiare nuovamente i conti - spiega Cesarano -. Ma sarebbe comunque una soluzione problematica. Perché già al momento il cambio dollaro/yuan è abbondantemente su un livello di equilibrio rispetto ai calcoli prima citati. Sarebbe difficile immaginarlo ancora più giù. Anzi, è probabile che la Cina cerchi di impedire un deprezzamento ulteriore per evitare di danneggiare le aziende domestiche, fortemente indebitate in dollari».

La contesa potrà impattare sui titoli di Stato Usa, di cui la Cina (dopo la Federal Reserve) è il secondo detentore mondiale? «Sì - conclude Cesarano -. Perché per avere a disposizione dollari da vendere per acquistare yuan a difesa del cambio, la Cina potrebbe procedere a vendere parte dei Treasury come già fatto in passato in periodi di forte svalutazione dello yuan».

LA RELAZIONE TRA DOLLARO/YUAN E I TITOLI USA IN MANO ALLA CINA

Durante le fasi di svalutazione dello yuan i “Treasury cinesi” tendono a diminuire (note: l'ultimo dato dei Treasury, pubblicato dalla Fed, è relativo al 31 marzo 2019; fonte: Bloomberg)

Non è quindi un caso se ad oggi (i dati resi noti dalla Fed sono al 31 marzo 2019) i Treasury in mano ai cinesi siano scesi a 1,12 trilioni di dollari, il valore più basso degli ultimi due anni. Proprio in concomitanza con la forte svalutazione in corso della divisa cinese. Insomma, quella in atto tra Usa e Cina non è una partita a scacchi da principianti.

twitter.com/vitolops

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