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Guerra e economia in europa: ora più che mai abbiamo bisogno dei paesi “amici”

In Europa corriamo il rischio di buttare il bambino con l'acqua sporca

di Mario Mauro

3' di lettura

In Europa corriamo il rischio di buttare il bambino con l'acqua sporca. Infatti parte degli investimenti USA (IDE – Investimenti Diretti Esteri) in Europa potrebbero essere resi più difficoltosi proprio da Bruxelles. Ma è questo che vogliamo nella presente congiuntura che richiede di giorno in giorno una superiore coesione tra i Paesi dell'Alleanza atlantica?

Ci stiamo riferendo alle diverse politiche commerciali e di concorrenza sviluppate dall'UE al fine di rafforzare la propria sovranità e di tutelare il Mercato Unico. Attraverso uno strumento normativo per affrontare gli effetti distorsivi delle sovvenzioni estere, intese come il contributo finanziario da parte di un governo extra UE che conferisce a un’impresa attiva nell’UE un determinato vantaggio limitato a una singola impresa, Bruxelles rischia di prendere inavvertitamente di mira alleati come Australia, Canada, Giappone, Stati Uniti, o altri che contribuiscono alla nostra sicurezza e sono le principali fonti di investimenti esteri.

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Le sovvenzioni estere, d'altra parte, possono conferire alle imprese un vantaggio indebito, per esempio nell'ambito di una gara pubblica o di un'acquisizione di un'azienda europea.

Tale legislazione, attualmente in fase di negoziazione tra le diverse istituzioni europee, potrebbe imporre obblighi onerosi e svantaggiosi alle aziende non-UE, e dunque minare la fiducia degli investitori stranieri nel mercato europeo.

Per esempio, per partecipare agli appalti UE, i beneficiari di sussidi stranieri (europei e non) possono essere sottoposti, secondo la proposta di regolamento, a un’indagine della Commissione che può durare fino a 260 giorni. Al contrario, coloro che non ricevono sussidi o ricevono solo sussidi UE non verrebbero sottoposti a tali indagini e potrebbero quindi avere maggiori possibilità di aggiudicarsi gli appalti. Considerando che i fondi del Pnrr dovranno convogliarsi principalmente attraverso gare d'appalto, si corre il rischio di vedere la quantità e dunque qualità dei concorrenti ridursi drasticamente.

Proviamo a quantificare il ruolo giocato dagli USA in Europa: alla fine del 2020 gli Stati Uniti rappresentavano quasi un terzo (il 32%, ossia 2.317 miliardi di euro) del totale degli IDE nell’UE. Solo in Italia, gli investimenti statunitensi per lo stesso anno ammontavano a circa 28.8 miliardi di dollari. Inoltre, sempre nel 2020, le filiali di società statunitensi in Europa impiegavano circa 4,8 milioni di lavoratori, di cui oltre 251.000 posti di lavoro in Italia per effetto proprio degli investimenti statunitensi.

Contestualmente, la guerra della Russia contro l’Ucraina sta puntando i riflettori sulla necessità dell’Europa di rafforzare la propria “autonomia strategica”, al fine di potere fare meno affidamento su regimi autoritari e assertivi e di guadagnare maggiore indipendenza in settori chiave come sicurezza e difesa.

Da un anno a questa parte abbiamo, infatti, assistito ad un crescente e significativo impegno della Commissione europea per cementare i rapporti transatlantici: il recente viaggio a Bruxelles del Presidente degli Stati Uniti Joe Biden, volto a rafforzare la coesione con l'UE contro l’aggressione russa, ha ulteriormente evidenziato l’importanza di dare priorità alle relazioni con gli alleati più stretti dell’Europa. In questa congiuntura, non è dunque sicuramente il momento di allontanare e demotivare i Paesi ‘amici' a causa degli effetti indesiderati di nuove normative emanate dalla capitale d’Europa.

Questo, invece, è il momento di lavorare con i partner che condividono gli stessi valori per assicurare che l’Europa possa garantire capacità di difesa e sicurezza comune. Catalizzato dalla guerra, infatti, il consenso sulla creazione di una politica europea di difesa comune, storicamente bloccata dall’una o dall’altra grande potenza, si sta finalmente concretizzando.

Nello stesso tempo, costruire l’indipendenza e la resilienza europea nello spazio di difesa e sicurezza è in linea con la direzione strategica generale dell’UE. Il Presidente del Consiglio Mario Draghi è ora uno dei più forti sostenitori di questa spinta, essendo andato oltre la storica apertura dell’Italia nelle relazioni con Mosca. Lo scoppio della guerra, d'altra parte, ha indotto numerosi paesi dell'UE, tra cui l'Italia, a aumentare le spese militari.

Dopo tutto, il concetto di ’’autonomia strategica aperta’’ corrisponde allo sforzo di bilanciare una capacità strategica autonoma senza comportare significative chiusure ai sistemi economici e di mercato dei Paesi alleati. I ‘policy-makers' di Bruxelles dovrebbero quindi maneggiare con particolare cura la proposta della Commissione europea sulle sovvenzioni estere.

Il nostro governo vuole giustamente limitare lo strapotere di aziende a sussidio statale (come quelle cinesi) che puntano alla conquista di settori strategici. Ma è altrettanto, giustamente, consapevole dell’importanza e dei benefici degli IDE, specialmente quelli dei grandi attori della difesa e dell'energia provenienti dai nostri alleati. Bruxelles deve salvaguardare questo equilibrio, non solo per il bene dell’Italia ma per tutelare l’economia europea nel suo complesso.

Sen. Mario Mauro, ex Ministro della Difesa

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