ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl conflitto in Ucraina

Guerra, effetto-zavorra sul commercio con l’estero

La gran parte del recente peggioramento del saldo commerciale aggregato dell'Italia verso i paesi coinvolti nel conflitto fa capo alla Russia, l'economia più grande e il partner più importante tra quelli considerati

di Marcello Minenna

(EPA)

7' di lettura

Come negli altri paesi Europei, anche in Italia il commercio con l’estero risente della guerra in Ucraina. I drivers più rilevanti nella dinamica recente dello scambio di beni coi paesi coinvolti dal conflitto sono due: l’apprezzamento di molte materie prime e le sanzioni adottate nei confronti della Russia, delle repubbliche ucraine separatiste del Donbass e della Bielorussia.

Nel primo trimestre 2022 il saldo del commercio aggregato di beni con questi paesi è stato negativo per 6,5 miliardi di euro (cfr. Figura 1). Si tratta di un peggioramento di circa 2,3 miliardi rispetto all’ultimo trimestre 2021, e rappresenta l’ultima manifestazione di un trend discendente in atto sin da inizio 2021.

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COMMERCIO DI BENI DELL’ITALIA COI PAESI COINVOLTI NEL CONFLITTO
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Alla base di questo trend si colloca anzitutto la forte crescita nel controvalore complessivo dei beni importati (oltre il 150% in più rispetto al periodo gennaio-marzo 2021), dovuta principalmente ai forti rincari subìti da numerose commodities di cui l’Italia è importatore netto. Infatti, sebbene negli ultimi quattro trimestri del periodo esaminato (gennaio 2019-marzo 2022) i volumi complessivi siano stati abbastanza stabili (circa 12.000 tonnellate a trimestre), il costo delle merci importate è passato da 4,5 a 8,5 miliardi di euro, pari ad un apprezzamento di oltre il 90 per cento.

ITALIA, IMPORTAZIONI DI BENI DA RUSSIA, UCRAINA E BIELORUSSIA
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Anche l'andamento delle esportazioni sta contribuendo al deterioramento del saldo commerciale verso i tre paesi considerati. In questo caso, tuttavia, a pesare è soprattutto il crollo delle quantità esportate: 265mila tonnellate in meno nel primo trimestre 2022 rispetto al quarto trimestre 2021, equivalente a un calo del 49% (cfr. Figura 3).

ITALIA, ESPORTAZIONI DI BENI VERSO RUSSIA, UCRAINA E BIELORUSSIA
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Questo notevole ridimensionamento si deve essenzialmente alle sanzioni commerciali che - oltre a colpire le importazioni da Russia, Ucraina e Bielorussia - hanno introdotto controlli e restrizioni anche alle esportazioni Ue di parecchi beni, molti dei quali hanno un peso notevole per il nostro export verso i paesi sanzionati.

L’interscambio con la Russia

La gran parte del recente peggioramento del saldo commerciale aggregato dell'Italia verso i paesi coinvolti nel conflitto fa capo alla Russia, l'economia più grande e il partner più importante tra quelli considerati.

Nel primo trimestre di quest’anno il disavanzo nello scambio di beni con la Russia è stato di 6 miliardi di euro (contro i 4 miliardi del trimestre precedente). Il dato conferma e consolida il sentiero sfavorevole intrapreso nel 2021 ed è imputabile soprattutto all’ennesimo balzo all’insù nel controvalore monetario delle merci che importiamo a fronte di una più contenuta flessione degli introiti da esportazione.

In dettaglio, tra gennaio e marzo 2022 l'Italia ha importato merci russe per complessivi 7,6 miliardi di euro: è il valore più alto di tutti i tredici trimestri esaminati ed è associato a volumi relativamente stabili rispetto ai trimestri precedenti (intorno alle 10mila tonnellate a trimestre). Ciononostante, l'esborso sostenuto per l'acquisto di queste merci ha superato del 60% la media dei tre trimestri precedenti.

Il rally nell’import di combustibili, ferro e metalli ferrosi

A fare la parte del leone sono senza dubbio i combustibili e gli oli minerali, che rappresentano quasi l’80% del controvalore totale delle importazioni dalla Russia. A dispetto di una lieve flessione delle quantità, nei primi tre mesi del 2022 la spesa sostenuta per l’acquisto di questa categoria merceologica (cfr. Figura 4) è stata pari a 6 miliardi di euro a fronte di 5,3 miliardi spesi nell'ultimo trimestre 2021 (+14,6%). In termini di valori medi unitari, il prezzo all’importazione è salito del 16,9% rispetto all'ultimo trimestre 2021 e addirittura del 181% rispetto al primo trimestre 2021.

ITALIA, IMPORTAZIONI DI COMBUSTIBILI E OLI MINERALI DALLA RUSSIA
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Sono evidentemente rincari record, che peraltro scontano solo in parte l’effetto-guerra perché riferiti a un periodo che si sovrappone solo parzialmente (poco più di un mese) al conflitto. Il proseguimento della guerra e lo stallo dei negoziati mantengono altissima l’incertezza sui prezzi delle commodities energetiche specie nel breve-medio termine. In particolare, per quanto riguarda il gas naturale, le recenti misure di razionamento/sospensione delle forniture a svariati paesi Europei - Italia inclusa - adottate dalla Russia hanno causato una nuova impennata dei prezzi che presto potremmo vedere riflessa nei dati sui prezzi all'importazione.

L'impatto della guerra si fa sentire anche sull'andamento delle importazioni dalla Russia di diverse commodities non energetiche. È il caso, ad esempio, di ferro, ghisa e acciaio che valgono circa il 7,5% del totale. Nel periodo gennaio-marzo 2022, il controvalore delle importazioni di queste materie prime da controparti russe è stato pari a 573 milioni di euro (cfr. Figura 5), in crescita di quasi l’80% rispetto all’ultimo trimestre 2021 e in netta controtendenza rispetto al periodo pre-bellico.

ITALIA, IMPORTAZIONI DI GHISA, FERRO E ACCIAIO DALLA RUSSIA
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All’origine di questo dato non ci sono solo i rincari (iniziati nel 2021 in risposta alla ripresa oltre le attese della domanda globale dopo lo shock pandemico) ma anche un forte aumento dei volumi acquistati: ben 932.400 tonnellate, a fronte di 520mila tonnellate nel trimestre precedente e di una media di 702.000 tonnellate a trimestre nel triennio 2019-2021. Lo sprint recente appare strettamente collegato al conflitto. Verosimilmente, prima i timori di imminenti restrizioni all'importazione di questi prodotti e poi le sanzioni varate subito dopo l'inizio delle ostilità hanno scatenato una corsa all’accaparramento che è stata aggravata dalla progressiva rarefazione dell'offerta proveniente dall’Ucraina (vedi infra).

L'arretramento dell’export

Anche la dinamica sfavorevole delle esportazioni ha contribuito al recente ampliamento del deficit commerciale dell’Italia verso la Federazione Russa. Il controvalore complessivo delle merci italiane acquistate da controparti russe tra gennaio e marzo di quest’anno è stato pari a 1,7 miliardi di euro (-24% su base trimestrale). Si tratta del secondo dato peggiore degli ultimi tredici trimestri, poco sopra il minimo (1,5 miliardi) toccato nel secondo trimestre 2020 quando il nostro paese era paralizzato dalla pandemia.

In termini di quantità esportate il dato del primo trimestre 2022 è stato in assoluto il più basso nel periodo di osservazione: 208.600 tonnellate, in calo del 18,3% rispetto allo stesso trimestre del 2021.Il comparto meccanico e quello elettrico sono stati tra i più colpiti. Le vendite di macchine, apparecchi e congegni meccanici (che valgono circa ¼ del made-in-Italy assorbito dal mercato russo) sono scese di quasi il 30% rispetto all’ultimo trimestre 2021 in termini monetari e del 25% in termini di volumi. Un comportamento analogo ha interessato le esportazioni di macchine e materiali elettrici, per i quali il controvalore fatturato ad acquirenti russi nei primi tre mesi dell’anno si è attestato a 105,5 milioni di euro, in calo di quasi il 38% su base trimestrale.

L'arretramento dell’export è stato ancora più severo nei confronti di Ucraina e Bielorussia: -54% nel primo trimestre 2022, un dato che ha messo bruscamente fine a tre trimestri di crescita consecutiva (cfr. Figura 6) e ha contribuito in modo determinante al peggioramento del saldo commerciale verso entrambi i paesi. Questo crollo è dipeso dal repentino shortfall dei volumi esportati che nel giro di tre mesi sono precipitati del 71% (da 247.000 a 71.000 tonnellate).

ITALIA, ESPORTAZIONI TOTALI VERSO UCRAINA E BIELORUSSIA
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Ad essere colpiti sono stati i comparti meccanico ed elettrico ma anche altri settori importanti della manifattura italiana come quello delle materie plastiche e quello tessile e calzaturiero. Ad esempio, gli incassi per gli esportatori italiani di indumenti e accessori di abbigliamento verso l’Ucraina sono scesi di oltre il 36%.

Le ripercussioni sul settore siderurgico

Più modesta è stata la diminuzione delle importazioni di beni da Ucraina e Bielorussia (nell’ordine del 9%). A sostenere il dato è stato soprattutto l’apprezzamento di molti dei beni acquistati dal nostro paese come i cereali, i grassi e oli animali e vegetali e l’aggregato formato da ferro, ghisa e acciaio. Rispetto all’Ucraina (il partner più importante tra i due), queste tre categorie merceologiche rappresentano oltre il 70% dell’import totale. Quasi la metà fa capo a ferro e metalli ferrosi le cui importazioni nei primi tre mesi dell’anno sono scese di quasi il 20% rispetto al periodo ottobre-dicembre 2021.

Considerato che buona parte della capacità produttiva ucraina (pensiamo alla tragica sorta delle acciaierie Azovstal) è stata distrutta, quasi certamente i prossimi dati mostreranno un calo dei volumi molto più consistente di cui potrebbero avvantaggiarsi i produttori russi. Entrambi i paesi belligeranti sono tra i principali providers delle materie prime e dei semilavorati indispensabili per il nostro settore siderurgico che, non a caso, è tra quelli che più stanno risentendo della guerra.

L’incognita sulle forniture di mais ucraino

Del tutto diversa è stata invece la dinamica recente delle importazioni di cereali dall’Ucraina che hanno archiviato il primo trimestre 2022 con un controvalore di 138 milioni di euro, pari ad un incremento del 36,2% rispetto al trimestre precedente e del 200% rispetto allo stesso periodo del 2021 (cfr. Figura 7). Questo dato deriva dall’aumento delle quantità acquistate (+24%) e dall’ulteriore surriscaldamento nei prezzi delle commodities cerealicole, già in rapida ascesa nel 2021.

ITALIA, IMPORTAZIONI DI CEREALI DALL’UCRAINA
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Va detto però che a partire dal mese di marzo (de facto il primo mese di guerra) si è registrato un assottigliamento dei volumi che molto probabilmente si ritroverà anche nei dati dei mesi successivi, stante il prosciugamento dell’offerta causato dal blocco dei porti ucraini sul Mar Nero da parte della Russia. Per l’Italia il problema riguarda soprattutto l’approvvigionamento di granoturco, di cui prima della guerra l’Ucraina era il nostro maggiore fornitore con una quota di mercato di oltre il 60 per cento.

Attualmente i dati indicano che la domanda italiana di mais si sta spostando verso altri paesi come gli Stati Uniti e la Repubblica Sud-Africana, ma resta da capire se questa riconfigurazione consentirà di soddisfare appieno la domanda e quale sarà l’impatto sulla bolletta alimentare.

Anche grassi e oli animali e vegetali hanno dato un discreto contributo agli ultimi dati sulle importazioni dall’Ucraina. Tra gennaio e marzo il controvalore complessivo degli acquisti di questa categoria merceologica è stato di 106 milioni di euro (+58,7% rispetto allo stesso periodo del 2021), dovuto esclusivamente alla spirale ascendente dei prezzi in corso ormai da diversi trimestri. È dunque evidente che i canali di spillover della guerra sul commercio estero dell’Italia sono molti e variegati e non si limitano al pur fondamentale capitolo dei combustibili. Le ripercussioni negative interessano molti comparti importanti della nostra manifattura colpiti dal doppio shock rappresentato dall’inflazione delle materie prime e dalla contrazione dell’export. E interessano altresì famiglie e consumatori, su cui saranno scaricati almeno in parte i costi diretti (prezzi più alti) e indiretti (minore disponibilità e varietà nell’offerta) di questa situazione.

Occorre poi considerare che il conflitto sta influenzando anche i nostri scambi col resto del mondo. Difficoltà e incertezze nell'approvvigionamento di numerose commodities primarie dai paesi in guerra ci obbligano, infatti, a reindirizzare la nostra domanda verso altri partners in un contesto di ridotto potere negoziale e forti pressioni inflattive. Ad esempio, negli ultimi mesi c’è stato un notevole deterioramento del saldo commerciale verso paesi come Algeria e Azerbaijan ai quali ci stiamo rivolgendo per diversificare il più rapidamente possibile le forniture di gas naturale.
Non è da escludere che la guerra possa addirittura ribaltare il segno - al momento ancora positivo - dell’intera bilancia commerciale dell’Italia verso i paesi non coinvolti nel conflitto, non solo di quella verso la triade formata da Russia, Ucraina e Bielorussia.
Uno scenario che si spera di evitare e che confermerebbe che anche il nostro paese è costretto a pagare parte del salatissimo conto del conflitto.

Marcello Minenna, Direttore Generale dell’Agenzia delle Accise, Dogane e Monopoli
@MarcelloMinenna
Le opinioni espresse sono strettamente personali

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