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Guerra alla jihad, la Francia costretta al ritiro dal Mali

Le forze militari francesi si ritireranno tra giugno e settembre nel Niger. Si tratta di 2.400 soldati francesi e di un numero compreso tra 600 e 900 militari dei paesi alleati

di Riccardo Sorrentino

Mali, la giunta militare espelle l'ambasciatore francese

3' di lettura

Via dal Mali. Dopo nove anni, la Francia chiude l’operazione Barkhane e l’omologa missione europea Takuba, guidata da Parigi. La decisione è stata ufficializzata ieri a tre paesi del Sahel - Mauritania, Ciad e Niger - ancora attivi nell’operazione, ai paesi del golfo di Guinea, e agli Stati europei partecipanti a Takuba, tra i quali c’è anche l’Italia.

«A causa delle multiple chiusure delle autorità di transizione del Mali, il Canada e gli Stati europei che operano a fianco dell’operazione Barkhane e nel seno della task force Takuba stimano che non ci siano più le condizioni per continuare il loro impegno militare attuale nel Mali e hanno deciso di avviare la ritirata coordinata dal territorio del Mali dei loro mezzi militari», ha spiegato un comunicato congiunto. «La vittoria contro il terrorismo non è possibile se non è sostenuta dallo Stato», ha spiegato il presidente francese Emmanuel Macron.

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Rimodulazione settembre

Le forze militari presenti nel Mali si ritireranno tra giugno e settembre nel Niger. Si tratta di 2.400 soldati francesi - su un totale di oltre 5mila presenti nel Sahel - e di un numero compreso tra 600 e 900 militari dei paesi alleati. «Il cuore di questa operazione militare non sarà più nel Mali ma nel Niger - ha aggiunto Macron - e forse in un modo più equilibrato in tutti i paesi della regione che vogliano aiuto». È possibile che sia rafforzata anche la presenza in Burkina Faso. In ogni caso, ha spiegato il portavoce dell’Armée Pascal Ianni, la presenza francese si abbasserà a 2.500-3.000 persone.

«Non stiamo abbandonando il Sahel, stiamo solo ristrutturando la nostra presenza. Continueremo a sostenere la popolazione del Sahel e del Mali», ha detto l’Alto rappresentante Ue per la politica estera Josep Borrell.

Focus sui paesi del Golfo della Guinea

La Francia chiede in realtà che il focus delle missioni militari nella regione si sposti ai Paesi del Golfo della Guinea - Costa d’Avorio, Togo, Benin e Ghana - strategicamente importanti anche perché ricchi di petrolio, e anch’essi vittima del terrorismo jihadista. Gli sforzi di Russia e Cina di aumentare la propria influenza sull’Africa rappresentano una sfida importante per l’Unione europea che non abbandonerà quindi la regione.

Le forze armate del Mali, paese oggi guidato da una giunta militare che ha rifiutato di convocare le elezioni questo mese e ha annunciato di voler mantenere il potere almeno fino al 2025, ha negato ogni ricaduta sulla stabilità del paese. «Penso che non ci sia stata alcuna soluzione militare, perché il terrorismo ha sommerso l’intero territorio del Mali», ha spiegato il portavoce Souleymane Dembele.

Contractors russi e le accuse di terrorismo

La giunta al potere a Bamaki si è da tempo rivolta ai contractors privati russi della Wagner, e questa decisione, condannata dalla Francia e dai suoi alleati europei, ha contribuito alla scelta di ritirarsi, insieme alle accuse rivolte da Choguel Maïga ai militari di Barkhane, secondo le quali i soldati praticherebbero «terrorismo» facendo della Francia un capro espiatorio, al contingente danese che è stato costretto a lasciare il paese, e ai caschi blu tedeschi. Ora il governo del Mali chiede ai Paesi europei di stringere accordi bilaterali per la protezione del Paese.

Non è chiaro quale sia ora il destino dell’operazione di peacekeeping Onu Minusma, forte di 14mila persone e delle missioni europee Eutm e Eucap, che sono state utili a sostenere i rifornimenti delle forze armate in Mali. La ministra degli Esteri tedesca Christine Lambrecht ha ieri spiegato che la partecipazione alle operazioni Onu era dipendente dalla protezione offerta dalle forze francesi. «Se questa viene meno, dovremo cercare urgentemente un’altra soluzione».

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