ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa minaccia dell’atomica

Guerra in Ucraina, la Nato avvisa Putin: «Reazione dura se userà nucleare». Si muove anche la Ue, la Farnesina convoca ambasciatore di Mosca

La risposta alle minacce di Vladimir Putin sull’impiego di testate atomiche tattiche per proteggere i nuovi confini autoproclamati con le annessioni delle regioni ucraine arriva dal segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, che ha denunciato la retorica del leader del Cremlino come «pericolosa» e «sconsiderata»

Papa: "Putin fermi la spirale di violenza e morte"

5' di lettura

«Qualsiasi uso di armi nucleari avrà conseguenze serie per la Russia». La risposta alle minacce di Vladimir Putin sull’impiego di testate atomiche tattiche per proteggere i nuovi confini autoproclamati con le annessioni delle regioni ucraine arriva dal segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, che in un’intervista alla Nbc ha denunciato la retorica del leader del Cremlino come «pericolosa» e «sconsiderata».

L’alleanza, ha avvertito, è pronta a rispondere ferma e unita a ogni attacco deliberato alle sue infrastrutture critiche.

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Adesione di Kiev alla Nato all’unanimità

Ma sull’adesione di Kiev, che il presidente Volodymyr Zelensky è tornato a chiedere a gran voce dopo l’ultimo strappo dello zar, Stoltenberg ha ribadito che qualsiasi decisione dovrà essere concordata da tutti i membri.
In ogni caso, ha assicurato, gli alleati continueranno a sostenere l’Ucraina, che continua a fare progressi sul campo, come dimostra la riconquista di Lyman. La città «è totalmente liberata», ha confermato Zelensky, ringraziando l’esercito e celebrando il ritorno delle «bandiere ucraine nel Donbass».

L’appello di Zelensky ai russi

Il leader di Kiev si è rivolto direttamente ai russi, invitandoli ad abbandonare Putin. «Finché non risolvete tutti il problema con colui che ha iniziato tutto, che ha iniziato questa guerra insensata per la Russia contro l’Ucraina - ha detto - sarete uccisi uno per uno, facendo da capri espiatori, per non ammettere che questa guerra è un errore storico per la Russia». Dopo aver indotto le truppe russe a una nuova, clamorosa ritirata, la ripresa di Lyman, snodo ferroviario strategico nel Donetsk, ha ridato fiato alla controffensiva di Kiev, proprio all’indomani dell’annessione della regione da parte del Cremlino. Una decisione che ha ottenuto il via libera formale anche dalla Corte costituzionale di Mosca, mentre la Duma si appresta a ratificare i trattati firmati venerdì dallo zar con i leader separatisti di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia.

L’iter di annessione

All’interno della Federazione russa, stabiliscono nuovi decreti di Putin, le regioni entreranno con i confini del giorno dell’annessione e manterranno lo stesso nome, anche se al momento solo quelle del Donbass avranno lo status di Repubblica con il russo come lingua ufficiale, mentre verranno indicati dei leader ad interim in attesa di elezioni locali previste tra un anno.

Per l’ex colonnello del servizio di intelligence Fsb ed oppositore Gennadij Gudkov, però, lo zar mostra i muscoli perché in difficoltà. «Non lasciatevi ingannare, Putin non ha più così tante ambizioni e ossessioni. Si sta salvando la pelle, perché è ben consapevole che la guerra, se non ancora persa, sarà persa. E i primi cigni neri della sua sconfitta - ha detto - sono già volati. Putin ha un piano sanguinario pragmatico e cinico molto chiaro. Sta creando le condizioni per un futuro ricatto nucleare».

Il nuovo sostegno della Ue a Kiev

Accanto a quello della Nato, a Kiev arriva anche il nuovo sostegno dell’Europa. In una telefonata con Zelensky, il presidente francese Emmanuel Macron ha ribadito l’impegno «ad aiutare l’Ucraina a ritrovare la piena sovranità ed integrità territoriale», promettendo di impegnarsi per «nuove sanzioni», mentre Germania, Danimarca e Norvegia hanno annunciato l’invio a partire dal 2023 dei sistema di artiglieria slovacchi Zuzana-2 con proiettili di 155 mm, secondo lo standard dell’Alleanza atlantica.

Nel frattempo, l’allarme resta alto sulla sicurezza alla centrale nucleare di Zaporizhzhia. Il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica Rafael Grossi ha parlato di una «grave preoccupazione», annunciando visite «a Kiev e Mosca la prossima settimana» per cercare di rilanciare il progetto di una zona di sicurezza nell’impianto più grande d’Europa, sempre a rischio per i continui scontri e bombardamenti nell’area.

Farnesina convoca ambasciatore russo

Intanto, l’Italia formalizzerà alla Russia che non riconosce l’esito dei referendum in Ucraina organizzati dalle forze di occupazione. E lo farà domani 3 ottobre alla Farnesina, dove è stato convocato l’ambasciatore Sergey Razov. Quella di Roma non è un’iniziativa isolata, ma in ambito Ue, tanto che a Berlino si sono mossi nella stessa direzione.

L’obiettivo è dare un segnale di condanna a Mosca per quest’ennesimo strappo, aggravato dalle minacce al ricorso di armi nucleari, che rischia di avvitare il conflitto in una spirale senza ritorno.

E sullo sfondo resta alta l’attenzione della crisi del gas. Un tema, ha reso noto il ministro Roberto Cingolani, che sarà affrontato con i diplomatici di Mosca.

Referendum farsa

L’annessione alla Russia delle regioni di Kherson, Donetsk, Lugansk e Zaporizhzhia è stata duramente respinta dai leader occidentali - da Joe Biden a Emmanuel Macron, da Olaf Sholz a Mario Draghi - perché giudicata il frutto di un referendum farsa. Così come era accaduto nel 2014, per la Crimea.

Adesso l’Ue questa posizione netta vuole metterla nero su bianco, lanciando un’iniziativa coordinata tra i 27. Italia e Germania hanno convocato i rispettivi ambasciatori russi, altri seguiranno. La Gran Bretagna, al fianco di Kiev pur non essendo più parte dell’Ue, lo ha già fatto.

Il messaggio dell’Italia, così come quello dei partner Ue, sarà chiaro: sostegno alla sovranità e l’integrità dell’Ucraina, respingimento netto dei referendum perché illegali e fuori da ogni logica di diritto internazionale. E poi ancora, rifiuto delle minacce nucleari di Putin, che non ha escluso il ricorso a questo tipo di armi per difendere un territorio ormai considerato suo.

La partita del gas

Oltre ai referendum e all’evoluzione del conflitto sul terreno, la partita più complicata che si gioca con Mosca è quella del gas, nei giorni in cui è ancora fitto il giallo delle esplosioni che hanno provocato diverse falle ai due impianti Nord Stream.

«L’argomento all’ordine del giorno è chiarire la situazione dei sabotaggi», ha detto il ministro Cingolani, aggiungendo che alla Farnesina, con Razov, «si partirà sicuramente dal sabotaggio di Nord Stream, si farà un punto sulla guerra».

Sempre sul tema del gas, le preoccupazioni principali dell’Italia sono legate all’interruzione del flusso a Tarvisio, dove arriva il Trans Austria Gas Pipeline. Ufficialmente, è la versione di Gazprom, per un problema tecnico, ma non è escluso che si tratti di una ritorsione di Mosca, in vista di nuove sanzioni europee o del via libera al tetto al prezzo del gas.

Per l’ambasciatore Razov si tratta della terza convocazione alla Farnesina in 6 mesi. La prima volta, ad aprile, per avere la notifica dell’espulsione di 30 diplomatici russi. La seconda a giugno, per ricevere le proteste del governo sulle accuse di russofobia rivolte dal diplomatico alle autorità e ai media italiani.
Tutte spie che il rapporto tra Roma e Mosca, tradizionalmente improntato al dialogo, non si potrà ricomporre finché proseguirà l’invasione dell’Ucraina. Su questo fronte, del resto, è stata netta anche Giorgia Meloni, premier in pectore del prossimo governo. Perché ha definito «senza valore giudico e politico» i referendum in Ucraina ed ha bollato l’azione di Putin come una «minaccia la sicurezza dell’intero continente europeo».

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