L’appello del Pontefice

Guerra in Ucraina: Papa Francesco invoca una tregua a Pasqua, ma Kirill fomenta ancora la guerra

l Papa chiede una «tregua pasquale» in Ucraina, «per arrivare alla pace con un vero negoziato»,ma il patriarca russo invita i fedeli a unirsi per combattere i «nemici»

Ucraina, il Papa: "Tregua pasquale non per ricaricare le armi ma per la pace"

3' di lettura

Il Papa chiede una «tregua pasquale» in Ucraina, «per arrivare alla pace con un vero negoziato». ll patriarca Kirill invita i fedeli ad unirsi per combattere i «nemici interni ed esterni di Mosca». Sulla guerra e soprattutto sulla pace, la visione di Francesco e quella del vertice della chiesa ortodossa russa restano agli antipodi anche nella Domenica delle Palme. All’Angelus, durante la messa a San Pietro, Bergoglio esprime dolore perché «Cristo è ancora una volta inchiodato alla croce nelle madri che piangono la morte ingiusta dei mariti e dei figli, nei profughi che fuggono dalle bombe con i bambini in braccio, negli anziani lasciati soli a morire, nei giovani privati di futuro, nei soldati mandati a uccidere i fratelli». Kirill, stretto amico di Putin, a capo di una chiesa che conta 150 milioni di seguaci, invita i fedeli ad pregare perché «in questo periodo difficile per la nostra patria, possa il Signore aiutare ognuno di noi a unirci, anche attorno al potere, così che emergerà la vera solidarietà nel nostro popolo, la capacità di respingere i nemici esterni e interni e di costruire una vita con più bene, verità e amore».

La follia della guerra

Coloro che scatenano «la follia della guerra» sono i nuovi «crocifissori di Cristo». Non potrebbe essere più severo l’anatema pronunciato da Francesco durante la sua prima celebrazione con i fedeli in Piazza San Pietro dall’inizio della pandemia. Una condanna alla quale, all’Angelus, il Pontefice aggiunge un forte appello: quello per una «tregua pasquale» in cui «si ripongano le armi» per «arrivare alla pace attraverso un vero negoziato».

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L’appello contro i nemici della Russia

Alle parole di Bergoglio fanno da contraltare quelle di Kirill, che invita i sostenitori a unirsi per combattere i «nemici interni ed esterni di Mosca», tornando così a sostenere l’intervento in Ucraina. «È così che emergerà la vera solidarietà nel nostro popolo, così come la capacità di respingere i nemici esterni e interni e di costruire una vita con più bene, verità e amore».

Davanti a 65mila pellegrini

Le distanze sembrano oggi quasi incolmabili. Ma davanti ai circa 65 mila pellegrini tornati da tutto al mondo a gremire l’ovale berniniano, colorato da centinaia di addobbi floreali, la messa delle Palme e della Passione del Signore che apre la Settimana Santa diventa per il Papa l’occasione per porre ancora l’accento sul conflitto in Ucraina. «Quando si usa violenza non si sa più nulla su Dio, che è Padre, e nemmeno sugli altri, che sono fratelli - scandisce nell’omelia -. Si dimentica perché si sta al mondo e si arriva a compiere crudeltà assurde». «Lo vediamo nella follia della guerra, dove si torna a crocifiggere Cristo», avverte il Pontefice. «Cristo è crocifisso lì, oggi», ribadisce, rievocando la frase di Gesù sulla croce: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno», a proposito di «quella ignoranza nel cuore che abbiamo tutti noi peccatori». Poi all’Angelus, sempre dal sagrato vaticano, il Papa proclama: «Si ripongano le armi, si inizi una tregua pasquale. Ma non per ricaricare le armi e riprendere a combattere, no! Una tregua per arrivare alla pace, attraverso un vero negoziato, disposti anche a qualche sacrificio per il bene della gente. Infatti, che vittoria sarà quella che pianterà una bandiera su un cumulo di macerie?».

La Pasqua e la guerra

Introducendo la preghiera mariana, Bergoglio ricorda che «fu proprio l’Angelo del Signore che, nell’Annunciazione, disse a Maria: “Nulla è impossibile a Dio”. Nulla è impossibile a Dio - ripete -. Anche far cessare una guerra di cui non si vede la fine». «Preghiamo su questo - prosegue -. Siamo nei giorni che precedono la Pasqua. Ci stiamo preparando a celebrare la vittoria del Signore Gesù Cristo sul peccato e sulla morte. Sul peccato e sulla morte, non su qualcuno e contro qualcun altro». Al termine, ancora una scena che non si vedeva più da prima del Covid: Francesco sulla “papamobile” scoperta che fa il giro di Piazza San Pietro tra le migliaia di fedeli plaudenti. Malgrado tutto, un segno di ripartenza e di speranza.

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