mobilità del futuro

Guida autonoma, ecco i punti ancora oscuri

Quanto ci si può fidare delle automobili a guida autonoma? Le ultime ricerche ricerche internazionali dicono che la gente si fida abbastanza e le ritiene generalmente veicoli a basso rischio. Ma che cosa succede quando a parlare sono categorie a rischio, come motociclisti e poliziotti?

di Maurizio Caprino


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4' di lettura

Quanto ci si può fidare delle automobili a guida autonoma? Le ultime ricerche ricerche internazionali dicono che la gente si fida abbastanza e le ritiene generalmente veicoli a basso rischio. Ma che cosa succede quando a parlare sono categorie a rischio, come motociclisti e poliziotti? La fiducia in sensori, telecamere e intelligenza artificiale scende. E si scoprono le lacune che anche le tecnologie avanzate hanno ancora adesso.

Che ci vogliano ancora tanti anni per avere le auto che guidano da sole o quasi, lo dimostrano le alleanze e i progetti di fusioni anche tra grandi case automobilistiche: tutti sono a caccia di risorse per far fronte agli enormi investimenti richiesti dai due fenomeni che stanno imprimendo al settore la prima vera svolta dopo decenni. Cioè l’elettrificazione e, appunto, la guida autonoma.

Motociclisti invisibili
Finora, i costruttori non si sono pestati i piedi tra loro. Questo è sostanzialmente valso anche tra quelli di auto e quelli di moto, che hanno non pochi interessi contrapposti. Ma il 28 agosto l’Acem (l’associazione dei costruttori europei di moto) ha “rotto la tregua”: ha presentato un position paper in cui, sia pure in modo costruttivo, solleva pubblicamente un problema.

Nulla di nuovo, sia per gli addetti ai lavori sia per i pochi automobilisti che leggono il libretto di uso e manutenzione delle loro vetture. Ma per il grande pubblico è una novità: le motociclette sono spesso invisibili agli attuali sistemi di assistenza alla guida (gli Adas).

Questo sia perché le moto hanno una massa metallica contenuta (che è difficilmente visibile dai radar di bordo) sia perché gli Adas “si aspettano” di trovare veicoli ben al centro di ciascuna corsia di marcia (le moto non di rado si trovano in posizioni “strane”).

La parte costruttiva sta nella proposta dell’Acem: collaborare con i costruttori di auto nei test delle prossime evoluzioni degli Adas. Quelle che porteranno alla guida autonoma vera e propria (essenzialmente i livelli 4 e 5), cioè alla possibilità per il guidatore di lasciare i comandi del tutto o in buona parte delle situazioni di marcia (oggi siamo al livello 3, che solo in autostrada e situazioni simili consente di andare quasi in automatico).

Staremo a vedere quale sarà la risposta dei costruttori d’auto.

Polizia «possibilista» con dubbi
Se si dovesse pensare a un impiego nel quale i veicoli a guida autonoma non potranno mai sistituire l’uomo, verrebbe subito in mente quello per servizi di polizia. Ma non è proprio così: a parte le condizioni di emergenza che si verificano durante un inseguimento o quando bisogna raggiungere un luogo al più presto, per la maggior tempo le auto della polizia circolano in modo del tutto normale.

Anzi, tra carenze negli organici e tecnologia, si sta facendo strada l’idea di utilizzare veicoli a guida autonoma per alcuni servizi di sorveglianza e controllo. Per esempio, se in Francia sono arrivati ad appaltare ai privati i controlli di velocità effettuati con autocivetta, non si vede perché tra qualche decennio non si possa risparmiare sul personale mandando in giro veicoli autonomi appositamente attrezzati.

Nel futuro meno lontano, però, avremo probabilmente solo la diffusione dei normali Adas (alcuni dei quali peraltro nei prossimi anni diventeranno obbligatori per direttiva Ue su auto e mezzi pesanti nuovi) sulle vetture guidate da poliziotti. Ma saranno un disturbo o un vero aiuto per loro? Per questo il Tispol (network europeo delle polizie stradali europee, a lungo presieduto dall’italiano Paolo Cestra, che ora ne è il presidente onorario) ha pensato di capire che cosa ne pensano i diretti interessati.

Così Nicole Miriam Scala, psicologa del traffico e dell’emergenza, ha condotto un’indagine mediante un questionario distribuito in tutti i Paesi aderenti. È solo un primo tentativo di capire che cosa potrebbe succedere, ma dall’elaborazione dei risultati emerge se non altro che le risposte sono affidabili, perché i poliziotti hanno una conoscenza sufficiente di cosa siano gli Adas e la guida autonoma. Anche se non li hanno mai provati.

Non ne emerge quel rifiuto netto che ci si potrebbe aspettare da utenti così particolari. Ma le preoccupazioni esternate non sono comunque da poco:

- il 59% degli intervistati ha timore di possibili guasti o malfunzionamenti dei sistemi di assistenza alla guida (sensori o attuatori);

- per il 51% il rischio maggiore è costituito dalla possibile difficoltà di risposta di fronte a situazioni inaspettate e non codificate, quelle che richiedono comunque l’intervento umano;

- il 42% del campione teme invece di perdere il controllo del mezzo a causa di attacchi degli hacker (cosa su cui le case automobilistiche hanno da anni studi in corso).

E probabilmente queste risposte sono “ottimistiche” rispetto a ciò che pensano mediamente i poliziotti: gli intervistati espletano servizio di polizia stradale, quindi guidano più lungo e con meno fermate rispetto a chi presta servizio sulle “volanti”. Dunque, probabilmente apprezzano di più gli Adas e, in generale, l’automazione dei veicoli.

Ciò non toglie che sono molto scettici sulla guida completamente autonoma, quella di livello 5: per il 64% del campione, sarebbe utile soprattutto per mandare in giro veicoli attrezzati per il riconoscimento targhe (scovando quelli rubati, non revisionati, non assicurati o segnalati come in uso a malviventi. Ma questo impiego in futuro potrebbe essere inutile: molti si muoveranno su taxi a guida autonoma, già assicurati e ben gestiti dagli operatori e non associabili a una determinata persona fisica.

Circa il 40% del campione non vede male la guida autonoma per servizi di routine come sorveglianza e pattugliamento. Il 31% del campione li userebbe anche per aiutare nella gestione del traffico dove c’è stato un incidente. Una minoranza (tra il 7 e il 13%) li ritiene utili anche per controllare eventi con folla e in funzione antisommossa.

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