vademecum per non sbagliare

Guida al guardaroba ideale

Ritratto minimo (e opinabilissimo), letterario e ideale, di che cosa “indossare” (e magari come) pensando alla bella stagione che verrà

di Stefano Salis

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Trench in lino e cotone con cintura in vita, camicia in cotone e pantaloni in fresco lana, Etro; gilet in maglia, Distretto 21

Ritratto minimo (e opinabilissimo), letterario e ideale, di che cosa “indossare” (e magari come) pensando alla bella stagione che verrà


4' di lettura

Se ne può discutere all'infinito, e ciascuno troverà ragioni e obiezioni, prove e controdeduzioni, a sue idee e risultati oggettivi: cosa ci va in un guardaroba minimo di un gentleman; cosa lo contraddistingua; cosa ne costituisca l'essenza. C'è chi voterà per l'abito classico, chi per l'accessorio (“inutile”, appunto: eppure decisivo), chi per il dettaglio, chi, persino, per l'“errore”, lo smarcamento, da qualsiasi decalogo o elenco di cose imperdibili.

Il fatto non era sfuggito a molti esegeti delle mode, ma è stato un etnologo come Michel Leiris a centrare esattamente il punto: «Mi sembra evidente che chi ci taglia gli abiti, in sintonia con l'idea che abbiamo di noi stessi come alla sua idea della nostra persona e degli imperativi della moda, si trova orientato direttamente sulla filosofia. Il suo campo d'azione non è per essenza situato al confine tra l'essere e l'apparire?». Proprio così: e la frase scopre subito le questioni da affrontare. In primo luogo: l'identità; in secondo, ciò che noi pensiamo di noi stessi (e come ci vogliamo proporre agli altri); e, infine, più sottile, dove risieda la parte più “nascosta” di noi: sotto il vestito, al di là del vestito, o proprio nel vestito?

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Bomber in cotone con cintura in vita e scarpe in pelle intrecciata, Bottega Veneta; maglia in cotone e pantaloni in cotone ampi, Dries Van Noten; occhiale da sole in acetato nero, Oliver Peoples

Dalla testa ai piedi, un guardaroba maschile è fatto di regole, eccezioni, conferme e innovazioni, estro e rispetto. Proviamo allora a fare un ritratto minimo (e opinabilissimo), letterario e ideale, di cosa “indossare” (e magari come) pensando alla bella stagione, con le sue promesse di sole, brezza e profumi d'estate. E poi: informale o formale. Indossare ciò che facciamo o ciò che vorremmo essere? Il passaggio stretto tra le due cose è sempre perfettibile, e infatti sono molti i casi in cui “osare” nel formale e costruire un informale rigoroso. Se nel guardaroba di un uomo, per principio, non dovrebbe mancare un abito nero e uno smoking, perché negarsi l'irriverenza di un calzino sgargiante e di una cravatta (o un papillon, perché no?) per spezzare il ritmo cromatico con sobrietà?

Giacca in tessuto tecnico impermeabile 3/4 con cappuccio, Rrd; t-shirt in cotone nero, maglia in cashmere e pantaloni in cotone bianco ampi, Raf Simons; occhiali da sole in acetato, Giorgio Armani Eyewear

La costruzione inizia a partire dalla testa, naturalmente. Mai senza un cappello, mai senza un panama, almeno una volta nella vita. Se Beckett diceva (sprezzantemente) di un rivale che non sapeva pensare senza il suo cappello, il panama è, da sempre, un segno inequivoco di stile ed eleganza. Colore chiaro, leggero, larghe tese, è prodotto essenzialmente nell'Ecuador, dove viene intrecciato a mano con striscioline ottenute dalle foglie ancora tenere di una pianta detta localmente palma toquilla. Deve il suo nome, però, al luogo dove veniva maggiormente commercializzato. Da Clark Gable a Sean Connery, da Fred Astaire fino a Anthony Hopkins (nei panni del malvagio Hannibal Lecter), tutti, attori e capi di Stato, indossavano perfettamente il loro panama.

Cappotto in cashmere monopetto con collo a scialle, completo in lana con giacca doppiopetto a un bottone e pantaloni taglio sigaretta con elastici alle caviglie, sciarpa ampia e camicia in cotone stampata, Dior Men

Che l'abito facesse il monaco, tutti gli scrittori lo hanno sempre saputo. Hemingway si era addirittura fatto fare da un noto sarto, Spagnolini, una divisa alla militare per non sfigurare nemmeno in tempi di guerra; e se Cocteau si faceva vestire dal celebre Poiret, proprio come le grandi dive, Simenon non avrebbe rinunciato per nulla al mondo ai suoi firmati dai grandi artigiani di Savile Row a Londra. Una camicia bianca su misura, come negarsela. Su Mussolini, Hemingway fu esplicito: «C'è qualcosa che non va in un uomo che porta le ghette bianche con una camicia nera». Proprio per questo, la camicia bianca – che non passa mai di moda, come l'educazione, avrebbe rilanciato Totò, principe della risata e uomo di ricercata eleganza – è un fondamento del vestire maschile.

Giacca in pelle con abbottonatura laterale, polo in lana mezza manica e pantaloni in cotone morbido con coulisse e pinces in vita, Giorgio Armani

Ci sarebbe da scrivere un trattato solo su questo indumento: non potendolo fare, raccomandiamo, se non altro, almeno un cotone liscio e scorrevole alla mano, con i fili d'ordito più corti della trama: il bianco è per tutte le stagioni, ma in primavera esalta la pelle che inizia a indorare. Deve calzare perfetta, ma lasciando la libertà di usare le braccia: perché negarsi il piacere di sgualcirla alla perfezione? Pare che Lord Brummel, che lanciò l'uso dei pantaloni lunghi tubolari, li facesse sventolare prima di indossarli sui pennoni di una nave. Niente era più volgare di un qualcosa nuovo di zecca: il vissuto conferiva storia e narrazione a ciò che si indossava. Anche se nuovo lo era per davvero. Oggi un pantalone deve semplicemente cadere alla perfezione: e più sarà giusto, più sarà adatto, indipendentemente dal tessuto. Gabriele D'Annunzio rimarcava con una nota le sue misure, caso mai ce ne fosse bisogno: «Petto 90 – Cintura 79 – Giro di sedere 98». Gli piaceva toglierli, ma sapeva indossarli con rara eleganza, in tutte le circostanze.

T-shirt in cotone, pantalone taglio a palazzo in cotone, cintura in pelle + pvc con fibbia in metallo, borsa weekend in pelle e anello in metallo con pietra, tutto Louis Vuitton

Un fazzoletto con le proprie iniziali: ciascuno può concedersi questo piccolo lampo d'antan. In epoca di brutte imitazioni di carta, volete mettere un fazzoletto realizzato con i migliori filati di cotone, passati attraverso varie lavorazioni, tra cui il candeggio, che valorizza la qualità delle fibre rendendo il tessuto più morbido e lucente? Non parliamo delle calze. Parte nascosta, epperciò ancora più fondamentale, del piacere maschile. Qui ci sarà ancora più da sbizzarrirsi. E, ai piedi, un'intramontabile scarpa stringata, sognando una espadrilla per passeggiate estive e i piedi nudi sulla sabbia mediterranea…
Ovviamente, sarebbe bello avere tutto su misura e fatto da un sarto di nostra fiducia.

Trench in lino e cotone con cintura in vita, camicia in cotone e pantaloni in fresco lana, Etro; gilet in maglia, Distretto 21

Baudelaire, che era un dandy e un pignolo quanti altri mai, pare che facesse impazzire il suo artigiano. Non andavano mai bene le maniche, durante le misurazioni lo costringeva a rifare tutto più volte: farsi confezionare un frac blu con bottoni d'ottone richiese mesi di prove e controprove. Quando, alla fine, fu convinto del risultato della prova generale, commissionò all'esausto sarto il lavoro. Non ne chiese uno, ma dodici pezzi. Ecco, forse non è il caso di arrivare a questi eccessi, ma fidarsi di un bravo sarto alla fine consente di risparmiare, alla lunga, e avere prodotti migliori. Non ne siete convinti? Leggetevi Louis Huart, La filosofia del sarto (Suv Edizioni): ci ritroverete tutto il meglio del guardaroba maschile, confezionato da chi se ne intende. Non per voi, per le generazioni future.

Fashion editor ELISA FURLAN
fotografie di MASSIMO PAMPARANA per IL

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