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Guida industriale alle prossime elezioni

Anche se nei programmi elettorali di ogni partito si trova di tutto e di più, ognuno di essi ha una propria base elettorale, vera o presunta che sia, il che vuol dire delle aspettative da soddisfare, che a sua volta rimandano ad un certo modello di società

di Leo Miglio

(AdobeStock)

4' di lettura

Anche se nei programmi elettorali di ogni partito si trova di tutto e di più, ognuno di essi ha una propria base elettorale, vera o presunta che sia, il che vuol dire delle aspettative da soddisfare, che a sua volta rimandano ad un certo modello di società. A dispetto di quello che sembri, siamo una società ad economia di mercato, per cui l'attenzione a certi settori piuttosto che ad altri rivela quale sia il modello che i partiti hanno nel cuore. Non l'avessi trovato nel sito ec.europa.eu, lo schema romboidale dei 14 ecosistemi industriali, che formano la spina dorsale della strategia industriale europea, sembrerebbe disegnato da un commentatore politico italiano.

LO SCHEMA
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Sul lato superiore sinistro si trovano collegati il commercio al consumo, la produzione tessile e il turismo, settori decisamente tradizionali, a bassa innovazione tecnologica, che sono il fulcro elettorale della Lega di Salvini (ristorazione e spiagge tra i primi). Contiguo, chissà mai perché, nel vertice superiore troviamo l'aerospaziale e i sistemi di difesa (Leonardo, per intenderci), che sono nel cuore di FdI, non solo per l'autorevole presenza di Crosetto, ma per tradizione della destra italiana; così come lo è l'adiacente settore agroalimentare, che ha espresso due ministri nei governi di Berlusconi (Poli-Bortone e Alemanno). Proseguendo sul lato superiore destro, i comparti della edilizia e delle imprese culturali e ricreative proseguono la filiera dei settori a modesto impatto tecnologico, dove non è difficile scorgere l'interesse precipuo del M5S, non fosse altro per la battaglia fatta sul superbonus 110%.

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Fermandosi per un attimo a ragionare, tutto il l'arco superiore di questo rombo delinea una società molto tradizionale, votata alla qualità di vita e al turismo delle eccellenze naturali e alimentari, come se l'Italia potesse diventare la Florida dell'Europa, molto probabilmente anche meglio. E' un modello che bene si attaglia al Sud del Paese, creatività inclusa, e forse non è un caso che i tre partiti che ho citato competano per raccogliere in quei territori un consenso significativo, anche la nuova Lega nazionale di Salvini. Ma per sviluppare un modello di “Florida d'Europa”, bisogna avere un contesto sociale sereno, un sistema dei trasporti molto efficiente e una sanità molto organizzata, soprattutto se si mira ad un turismo sui 12 mesi, che vede la presenza costante di persone anziane. Questi tre settori industriali, lato inferiore sinistro del nostro rombo, sono però il riferimento tradizionale di PD+SI, che si rivolgono principalmente ad un elettorato della Pubblica Amministrazione, specie dopo la rottura con Calenda, con anche un interesse alle rinnovabili che è più sui fini che sui mezzi per ottenerle.

Tutto quanto detto sinora, fatta eccezione per Aerospazio-Difesa e i più moderni vettori di trasporto ambientalmente sostenibili, non ha bisogno di sviluppare nuove tecnologie, di innovare le manifatture nazionali: ciò che serve, anche per i due settori sopracitati, può essere tranquillamente comperato sui mercati occidentali, forse anche cinesi, oppure ospitato come nella recente ipotesi per una fabbrica di Intel. In effetti, materie prime, comprese le terre rare, processi innovativi e nuove tecnologie non sono essenziali per questo modello di società industriale “tradizionale”. L'unica risorsa essenziale è il gas e forse non è un caso che Lega e MS5 spingano per una ritrovata armonia con la Russia: una partnership che ci darebbe solo risorse energetiche, né tecnologie, né materie prime, fatta eccezione per il Palladio che viene usato nelle marmitte catalitiche. Ma la domanda cruciale è se questa architettura, basata sulla accoglienza, la manifattura tradizionale e il commercio basterebbe a reggere il PIL e l'occupazione del Paese nelle trasformazioni globali in atto. La risposta è no, per questo ci rimane l'ultimo lato del nostro rombo, quello in basso a destra, che ovviamente non diminuisce l'importanza di tutti gli altri tre nell'alta qualità di vita di cui gli italiani godono.

Il settore della elettronica dei semiconduttori è pervasivo in molti contesti industriali, primo tra tutti quello automobilistico e della generazione di energie rinnovabili, da cui si comprende l'iniziativa di rafforzamento europeo, il Chip-Act: qui abbiamo una grande impresa nazionale, la STMicroelectronics, con i suoi indotti di filiera. Ma questo settore è fortemente connesso con quello del digitale, che non sono solo smartphones, computers e televisori, ma anche telecomunicazioni, processamento di dati e automazione di tutte le macchine utensili che le nostre PMI producono. Anche i sistemi di generazione delle energie rinnovabili e i motori elettrici hanno bisogno di terre rare e di tecnologie avanzate, così come di nuovi processi a minor impatto ambientale e minor consumo hanno bisogno tutte le industrie che producono acciaio, plastiche, fertilizzanti, cementi e tutto ciò che ora costa molta energia. Questo lato del rombo è il dominio delle medie e grandi imprese, quelle sopra i duecento addetti, che generano una larga fetta della occupazione e del PIL e che sono sempre in bilico ad essere acquisite da gruppi stranieri, anche europei, per riuscire a stare su mercati molto competitivi.

Dato per scontato che la comprensione delle tecnologie da parte della politica è piuttosto bassa, quali partiti pensano di avere un riferimento elettorale in coloro che apprezzano, vivono, o sostengono questi settori industriali? Più precisamente, quali partiti pensano ad un modello di società che si fondi sulla innovazione dei processi produttivi e sulle filiere trainate dalle medie imprese di eccellenza? Parrebbe il riferimento del neonato Terzo Polo di Calenda e Renzi: ma hanno le capacità e le spalle elettorali sufficientemente larghe per un compito che è ben più complesso di quello dei partiti che puntano ad un Paese che continui a sfruttare le capacità tradizionali, le bellezze artistiche e la qualità della vita?

Dipartimento di Scienza dei Materiali Università di Milano-Bicocca

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