scorte di vino e lockdown

Guida ragionata alle bottiglie che non possono mancare nella cantina di casa

Dal Franciacorta al Marsala, dal Timorasso all’Aglianico: tre esperti ci aiutano a conoscere e scegliere le etichette essenziali

di Federico De Cesare Viola

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Sempre più italiani vogliono avere in casa una selezione di vini per tutte le occasioni

Dal Franciacorta al Marsala, dal Timorasso all’Aglianico: tre esperti ci aiutano a conoscere e scegliere le etichette essenziali


4' di lettura

Abbiamo divorato libri, partecipato a classi di yoga a distanza, esaurito stagioni di serie tv, impastato e cucinato senza sosta. E com’era altrettanto prevedibile, con la chiusura di bar e ristoranti, abbiamo ordinato tanto vino online, il più taumaturgico tra i generi di conforto domestici (relativamente alle ultime tre settimane di marzo, Tannico ha dichiarato un +100% dei volumi e +10% della frequenza d'acquisto).

Sostituendo “quarantena” alla classica “isola deserta” del gioco, abbiamo tutti provato a compilare la nostra lista di vini da tenere sempre con sé e da stappare (responsabilmente, s'intende).

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Ma come scongiurare la decidofobia e organizzare una cantina da sopravvivenza che possa tornare utile sempre, anche quando potremo condividerla e mostrarla con orgoglio ai nostri ospiti a cena? Abbiamo chiesto il contributo di alcuni grandi conoscitori: Cristiana Lauro, wine consultant e writer – in libreria trovate il suo “Il Metodo EasyWine”, agile vademecum per approcciare il mondo del vino; Filippo Bartolotta, wine educator e autore del libro “Di che vino sei?”, utile per scegliere le bottiglie “su misura”; e Alberto Piras, giovane e talentuoso sommelier de Il Luogo di Aimo e Nadia, intramontabile insegna di alta cucina a Milano. Con i loro consigli possiamo predisporre la dotazione imprescindibile della nostra cantinetta.

Alcuni “temi” hanno riscosso unanimità: l’Etna Doc (rosso o bianco), che rappresenta la nouvelle vague del vino siciliano; le bollicine di due grandi denominazioni italiane come Franciacorta e TrentoDoc; i vitigni Nebbiolo, nelle sue diverse espressioni, e Sangiovese, tanto nel Chianti Classico quanto a Montalcino; e i bianchi delle linee classiche altoatesine di San Michele Appiano e Cantina Terlano.

Le cantinette che coccolano il vino

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Ma andiamo più nello specifico. «La dotazione di base – spiega la Lauro – deve essere basata su vini di aziende affidabili per costanza produttiva, possibilmente scegliendo etichette italiane visto il momento difficile del comparto e la grande offerta di vini buoni. Privilegiamo sempre il rapporto qualità/prezzo: non vuol dire che il vino debba costare poco ma che il prezzo sia proporzionato alla qualità del prodotto». Sul fronte spumanti, ecco il ’61 Nature Blanc de Blancs di Guido Berlucchi (di cui è appena uscita l’annata 2013), che essendo un pas dosé può andare bene anche a tutto pasto, ma anche il Lambrusco di Modena rifermentato “Phermento” di Medici Ermete, accessibile nel prezzo e ottimo aperitivo con un tagliere di salumi e - ça va sans dire - uno Champagne, come ad esempio Roederer brut Premier. Tre vini bianchi, campioni anche nel prezzo, sono il Trebbiano di Valle Reale, l'Etna Alta Mora di Cusumano e il Trebbiano di Castorani, bellissima azienda con vigne storiche di proprietà dell'ex pilota Jarno Trulli. Per i rossi sceglie il Sangiovese superiore Balitore di Balìa di Zola, il Brunello di Montalcino di Poggio di Sotto e infine un ottimo Pinot nero di Borgogna, a un prezzo ragionevole: Domaine Julien.

«Sono una fan anche della Barbera d’Asti e penso che Montebruna Braida di Giacomo Bologna, senza scomodare Bricco dell’Uccellone, sia ancora imbattibile. Oggi i vini non sono più un investimento, prediligo i vini da consumo, quotidiani, duttili negli abbinamenti, anche perché mi piace fare i cambi di stagione in cantina proprio come nella cabina armadio».

Onestà con sé stessi e con i propri gusti, senza farsi influenzare da un certo egocentrismo sociale: è questo il parametro che adotta il fiorentino Bartolotta. La sua bucket list comincia dai vini ossidativi. Dunque un grande Marsala di Florio – dal VecchioFlorio al super Aegusa - oppure l'elegante Vin Santo di Castello di Ama. «Per quanto mi riguarda non si può stare in casa senza una qualche forma di Nebbiolo, e non per forza Barolo e Barbaresco, ma anche Ghemme, Gattinara e Lessona, vini “gastronomici”. E nemmeno senza un Sangiovese: l'annata 2015 di Brunello di Montalcino è generosa e pronta da bere ma può invecchiare benissimo (un nome? Casanova di Neri); tra i Chianti Classico consiglio Vigna Poggiarso di Castello di Meleto, elegante espressione di territorio». E per un momento più meditativo? «Non ho dubbi, una Ribolla di Gravner, iconico orange del Collio friulano». Per completare la cantina serve anche un Cerasuolo d’Abruzzo, ad esempio Masciarelli, e un rosato salentino, come quello di Damiano Calò.

Anche Piras –che intercettiamo durante una riunione con il suo team in attesa di riaccendere i motori dei locali del gruppo – si dichiara cultore dei vini dell'Etna (Graci, tra i tanti) e del Marsala, del Franciacorta e del Trentodoc, di Montalcino (cita Poggio di Sotto) e del Pinot nero di Borgogna, soprattutto Gevrey-Chambertin. «Per me una cantina casalinga è un po' come una carta dei vini al ristorante: deve coprire tutte le tipologie, le regioni e le denominazioni e deve poter soddisfare i diversi abbinamenti a tavola». Oltre ai sopracitati, il sommelier sardo aggiunge un Vermentino piuttosto inedito, lo Shar di ConcaEntosa, e un Verdicchio («vitigno straordinario e ancora sottovalutato») sia dei Castelli di Jesi, come il mitico Villa Bucci, sia di Matelica, come l’ottimo La Monacesca.

E poi il Timorasso - un grande bianco italiano dalle mille sfaccettature – del pioniere Walter Massa o di Vigne Marina Coppi. Si scende infine in Irpinia con un Taurasi di Cantina Perillo, «perché l'aglianico è uno dei nostri grandi vitigni a bacca rossa» – e poi molto più a Sud con un Passito di Pantelleria, vino da dessert imprescindibile, soprattutto nel caso di un capolavoro come il Bukkuram di Marco De Bartoli.

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