incidenti stradali

Guida sotto l’effetto di droga: perché i medici sono restii a certificarla

Pesanti responsabilità legate agli esiti del processo penale. Anche gli ultimi incidenti mostrano i limiti di norme e controlli su alcol e droga

di M.Cap.

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Pesanti responsabilità legate agli esiti del processo penale. Anche gli ultimi incidenti mostrano i limiti di norme e controlli su alcol e droga


2' di lettura

Emergenza sicurezza stradale o sfortuna che ha fatto concentrare nelle settimane a cavallo delle feste natalizie alcuni gravi incidenti che hanno fatto notizia? Gli ultimissimi dati, aggiornati al 15 dicembre 2019 ma incompleti, descrivono una situazione stabile. E anche gli ultimi incidenti mostrano i limiti di norme e controlli in materia di alcol e droga.

Fase di stallo
Dietro la sostanziale stabilità dei dati si cela il fatto che, più ancora degli altri grandi Paesi europei, l’Italia è ormai incapace di continuare a ridurre la mortalità come ha fatto da inizio secolo, mentre la Ue fissa obiettivi di dimezzamento delle vittime per ogni decennio che trascorre. L’unico intervento di questi anni, la legge 41/2016 che ha introdotto il reato di omicidio stradale, non ha avuto effetti sostanziali. E d’altra parte è stata introdotta solo per dare più certezza della pena e non come deterrente.

Effetto sulla guida
Dal punto di vista normativo, l’incidente più significativo appare quello della notte tra il 21 e il 22 dicembre a Roma, costato la vita a due ragazze: l’investitore è stato trovato positivo a droghe, ma questo non gli è stato contestato. Perché? L’articolo 187 del Codice della strada prevede il reato di guida «sotto effetto» di stupefacenti, quindi occorre accertare non solo che le sostanze erano nell’orgamismo, ma anche che stavano influendo sulla guida.

Medici in campo
Per fare ciò occorre perlopiù una visita medica. E, tra i sanitari, più di uno appare restio a prendersi la responsabilità di certificare il «sotto effetto». Si rischia anche di dover risarcire danni all’imputato, in caso di assoluzione. Sarà interessante vedere se questa situazione resterà invariata anche nei prossimi mesi, quando si potrà fare un bilancio della nuova sperimentazione avviata a ottobre dalla Polizia stradale: impiego di medici esterni nelle operazioni di controllo su strada (dove finora operano in buona parte sanitari della Polizia), grazie a un accordo con Autostrade per l’Italia.

Il nodo dei controlli
Spesso, come anche nel caso di Roma, non è un gran problema il mancato accertamento del «sotto effetto»: il guidatore è anche in stato di ebbrezza e questo per omicidio e lesioni basta per far scattare le pene aggravate previste dalla legge 41/2016. Sul fronte dell’alcol, si conferma che i positivi sono intorno al 5% dei controllati. Occorrerebbero comunque controlli più frequenti, per indurre sempre più guidatori a non bere affatto prima di mettersi in circolazione. Ma per farne ci vuole molto personale. Ora sta pesando meno il problema della mancanza di etilometri (le loro revisioni sono state velocizzate), ma restano i dubbi sull’attendibilità di questi strumenti in confronto alle analisi del sangue.

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