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Guo Shuqing: “Sistema cinese a rischio se non si prendono contromisure”

Il gran capo della finanza di Pechino che ha sconfitto Jack Ma mette in guardia contro la speculazione sulle materie prime e i defaults in arrivo

di Rita Fatiguso

2' di lettura

Il sistema finanziario cinese è a rischio se continuerà la speculazione sulle materie prime, sei crediti si deterioreranno, se la bolla immobiliare esploderà e se continueranno i Ponzi scheme camuffati da Fintech. L’allarme viene direttamente da Guo Shuqing, gran capo della China Banking and Insurance Regulatory Commission (CBIRC), il massimo organo regolamentatore della finanza cinese. Tra le misure messe in campo per prevenire il peggio, i piani di emergenza che le banche devono mettere a punto per salvarsi da sole. D’altronde, non si profilano strette sulle Ipo, il caso dello stop ad Ant group resta isolato.

Gli snodi critici del sistema cinese

Se parla Guo, il caso è serio. Il gran capo della China Banking and Insurance Regulatory Commission (CBIRC), massimo organo di indirizzo e controllo sulla finanza cinese, Guo Shuqing, è uscito allo scoperto al Forum Lujiazui di Shanghai indicando quali sono i rischi sistemici che compromettono la stabilità dell’intero sistema.

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Da esperto di lungo corso ha lanciato l’allarme sui crescenti rischi nel sistema finanziario nazionale derivanti dalla speculazione sulle materie prime, dall’aumento dei crediti deteriorati, dalle bolle dei prezzi degli immobili e dai Ponzi scheme mascherati da tecnologia finanziaria o da finanza su Internet.

Ma ha anche messo in guardia dalle conseguenze di una politica monetaria da parte dei governi di tutto il mondo per sostenere le loro economie messe in crisi dalla pandemìa. Troppi i sostegni a tutto campo che rendono più complicata una ripresa reale dell’economia mondiale.

No a salvataggi, si ai piani-anti rischio

Tra le misure più urgenti messe in campo da Pechino rientra l’imposizione alle banche cinesi di pianificare piani di emergenza in caso di collasso finanziario.

Meno interventi statali, dunque, e più piani di salvataggio auto-gestiti. La CBIRC non andrà più in soccorso delle banche in default.

Bruciano ancora i casi di Baoshang e Hengfeng che l’anno scorso sono fallite. Una sorta di novità per il sistema cinese, abituato a gestire questi casi ripianando le perdite e salvando a ogni costo le società in crisi.

Peraltro su Baoshang sono in corso accertamenti per capire fino a che punto corruzione e cattiva gestione abbiano causato la fine dell’istituto. Una sorta di case history, di precedente, per le prossime situazioni.

Nessuna stretta sulle nuove quotazioni

Peraltro i nuovi arrivi sul mercato non saranno ostacolati perchè portano nuova linfa . I requisiti delle IPO cinesi non sono diventati più rigidi, ha confermato il numero uno della China Securities Regulatory Commission (CSRC), Yi Huiman. “Il numero di nuove quotazioni è determinato da ciò che gli investitori possono permettersi e dalla quantità di liquidità sul mercato”, ha detto Yi al Forum Lujiazui.

Il caso dell’Ipo stoppata di Ant financial, braccio finanziario di Alibaba, resta isolato.

Un totale di 196 società ha completato le offerte pubbliche iniziali sui mercati azionari cinesi nei primi cinque mesi del 2021, con un aumento su base annua dell’111%. Hanno raccolto più di 150 miliardi di yuan ( 23,5 miliardi di dollari), in rialzo del 37% su base annua.


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