I cento anni

Guzzi, così l’aquila inventò la moto

Con la prima architettura di motore intuita nel 1921 l'azienda dotò l'Italia di modelli popolarissimi come l'Airone 250, il Falcone, il Galletto. Ancora oggi le motociclette sono realizzate nella fabbrica originale di Mandello del Lario

di Jacopo Giliberto

L'opificio. Così appariva nel 1925 lo stabilimento originario della Moto Guzzi a Mandello del Lario

3' di lettura

Cent’anni fa oggi. Era la primavera del 1921, un secolo fa in un’Italia scossa dalle turbolenze sociali. Il 15 marzo venne costituita a Genova, nello studio del notaio Paolo Cassanello in corso Aurelio Saffi, la Società Anonima Moto Guzzi. Lo statuto metteva nell’oggetto «la fabbricazione e la vendita di motociclette e ogni altra attività attinente o collegata all’industria metalmeccanica». Firme in calce: Emanuele Vittorio Parodi, armatore e generoso sottoscrittore finanziario; il figlio Giorgio Parodi, aviatore durante la guerra; Carlo Guzzi, meccanico aeronautico di grande competenza motoristica e aviatore che durante la guerra aveva volato e combattuto con Parodi.

L’aquila spicca il volo
Giorgio Parodi e Carlo Guzzi scelsero l’aquila dell’aviazione come logo dell’azienda, alla memoria dell’amico aviatore Giovanni Ravelli: tre amici che avevano deciso di darsi alle gare di moto e di fondare una casa costruttrice. Però nell’agosto del 1919 sull’aeroporto di Venezia San Nicoletto nella fase delicatissima dell’atterraggio si piantò il motore del Nieuport 11 e Revelli ne rimase ucciso.

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Nella primavera del 1921 Guzzi e Parodi scelsero il lago di Como, Mandello del Lario (allora in provincia di Como, oggi in provincia di Lecco), per costruire l’opificio. Sulla spianata creata dal torrente Meria, subito di là dalla massicciata della ferrovia Milano-Sondrio, c’era il terreno perfetto per costruire una palazzina uffici e quattro tese per l’officina.

Da allora la fabbrica è ancora lì, diventata enorme, ma sempre affacciata su via Emanuele Vittorio Parodi davanti alla massicciata del treno.

Moto Guzzi oggi
La Moto Guzzi ha passato indenne la storia d’Italia, dalla presa di potere di Benito Mussolini fino al contagio virale che minaccia gli italiani di oggi, dalla società agricola di un Paese popolato da milioni di analfabeti fino alla società smart e digital dell’analfabetismo di ritorno.

È cambiata la società anche nel senso di società di capitali. Dalla prima società anonima affidata alle cure motoristiche di Carlo Guzzi, l’azienda ha avuto crolli societari e grandi riprese. Vanno ricordate l’esperienza con il vulcanico e avventurista imprenditore Alejandro De Tomaso, il passaggio nel 2000 all’Aprilia di Ivano Beggio e il passaggio al gruppo Piaggio guidato dalla famiglia Colaninno. La Moto Guzzi non è più una Spa bensì una divisione industriale e un marchio dentro un colosso multinazionale da 1,3 miliardi di fatturato. Ma, a differenza di altri marchi del mondo globalizzato di oggi, la Moto Guzzi ha una particolarità. I Colaninno hanno preteso che le motociclette vengano prodotte da oltre 150 addetti esclusivamente e orgogliosamente nello stesso stabilimento costruito da Carlo Guzzi nell 1921.

Le invenzioni
Fu una Casa di primati e invenzioni. Con la prima architettura di motore intuita nel 1921 (un cilindro orizzontale il cui movimento è reso fluido da un grosso volano) la Moto Guzzi vinse tutto il vincibile (14 mondiali velocità e 11 Tourist Trophy) e motorizzò l’Italia con modelli popolarissimi come l’Airone 250, il Falcone, il Galletto.

Prima azienda del settore al mondo, si dotò di una galleria del vento per lo studio dell’aerodinamica.

La seconda grande intuizione fu il motore Tonti degli anni ’60, due cilindri a V disposti frontemarcia. La Casa aveva abbandonato le gare; il motore, ingrandito e potenziato con l’evolvere delle tecnologie, ha dotato tutti i modelli, come la storica serie V7, la serie California, la vendutissima serie Nevada e le moderne V7, riproposizione attuale del nome storico di 50 anni fa.

(Prima nota, più personale: l’autore è stato scelto da una Moto Guzzi. Seconda nota, rivolta a chi non se n’intende: sì, le Moto Guzzi le fanno ancora).

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