ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’aumento di capitale

Gyala, in arrivo 5 milioni per la cybersecurity made in Italy

di Andrea Marini

2' di lettura

Il Covid e la guerra Russia-Ucraina hanno messo, e stanno mettendo, in crisi molti comparti dell’economia. Ma ci sono settori ed aziende che sono riusciti a sfruttare le opportunità che si sono aperte in questo scenario difficile. «Siamo nati nel 2016 quando la cybersecurity era una materia per soli addetti ai lavori», racconta Andrea Storico, capo del Business development di Gyala e cofondatore dell’azienda insieme a Gian Roberto Sfoglietta e Nicola Mugnato. Ora l’azienda romana (ha sede nel Tecnopolo Tiburtino) ha fatto un balzo in avanti e sta portando a termine (si dovrebbe concretizzare questo mese) un aumento di capitale sotto forma di investimento azionario da 5 milioni di euro, con il coinvolgimento di tre fondi qualificati. Risorse fresche che dovrebbero accelerare la crescita dell’azienda, che già quest’anno prevede di raddoppiare il fatturato rispetto al milione del 2021, con l’organico che quest’anno dovrebbe passare da 15 a 25 unità. «Gli investimenti – spiega il capo del Business development di Gyala – saranno soprattutto in ricerca (con l’aggiornamento del software) e marketing».

Storico e Sfoglietta avevano già alle spalla una esperienza imprenditoriale, mentre Mugnato era stato responsabile della cybersecurity di un grande gruppo. «Noi tre già ci conoscevamo e ci ha unito la voglia di investire nella cybersecurity, Anche se – sottolinea Storico – all’inizio non avevamo ancora le idee molto chiare. Non sapevamo se gestire servizi o integrare prodotti. Poi ci ha illuminato la costatazione che non c’erano prodotti di cyber defence nazionali. Venivano utilizzati dalle aziende quasi solo prodotti americani, inglesi o israeliani. Abbiamo così iniziato a immaginare un prodotto nuovo che abbiamo presentato al ministero della Difesa, che ci ha cofinanziato con circa 1,2 milioni la prima parte della ricerca».

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I primi anni di attività di Gyala (che prende il nome dalla parola del greco antico che indica la parte anteriore della protezione dei guerrieri) si sono concentrati sullo sviluppo del prodotto, senza generare business. Poi quando è arrivato il momento della commercializzazione , è scoppiato il Covid, «che ha reso tutto più difficili le relazioni con i clienti», sottolinea Storico. Tuttavia proprio il Covid, con lo sviluppo della digitalizzazione e il rischio degli attacchi hacker, ha fatto crescere la domanda di prodotti per la cybersicurezza. E allo stesso modo la guerra in Ucraina, con il pericolo degli attacchi hacker russi, ha aumentato l’attenzione delle aziende sulla sicurezza informatica.

Dopo la difesa, «il nostro business ora è concentrato sulla sanità e le centrali elettriche. Noi abbiamo sviluppato una piattaforma di rilevazione e reazione automatica di attacchi informatici, utilizzando anche l’intelligenza artificiale. Questa permette alla infrastruttura informatica di poter continuare il suo lavoro anche sotto attacco. Ora con il nuovo investimento puntiamo ad affermarci sul panorama nazionale e, perché no, internazionale», conclude il cofondatore di Gyala.

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