TRUMP AL BIVIO

Hacking russo, senatori repubblicani propongono dure ritorsioni contro Putin

di Mario Platero

(AP)

3' di lettura

NEW YORK_ L'escalation americana sul piano istituzionale contro l'hackeraggio Russo sta crescendo di ora in ora. I senatori repubblicani John McCain e Lindsay Graham, due dei più influenti senatori americani, hanno confermato che l'azione russa contro l'America è equivalente a un “atto di guerra” e che proporranno di introdurre delle misure molto più dure rispetto a quelle adottate da Barack Obama contro Mosca in ritorsione per la violazione dei computer americani e per la disseminazione di notizie mirate a destabilizzare la democrazia americana.

I due senatori hanno invitato il Presidente eletto Donald Trump a difendere l'interesse della Nazione e superare i suoi “complessi” che lo portano a pensare che vi sia in corso una manovra per delegittimare il risultato elettorale e a rispondere a tono contro Mosca: «Qui non si parla di una legittimità del risultato elettorale, su questo nessuno neppure i democratici hanno dubbi, ma si tratta di prendere misure adeguate contro un nemico che ha cercato di destabilizzare la nostra democrazia e spero che dopo aver visto la documentazione dei servizi il Presidente eletto si convincerà che ci vuole una risposta durissima» ha detto il Senatore Graham questa mattina in una intervista con “Meet the Press” della NBC.

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Fra le misure che i due senatori proporranno di introdurre con senatori democratici seguendo un approccio bipartisan vi saranno sanzioni per colpire il settore finanziario e quello energetico russo, ma pensano anche di aggiungere azioni di natura militare: «Finanza ed energia sono i punti nevralgici più vulnerabili e occorre che il nostro messaggio arrivi a destinazione, su questo non si farà marcia indietro» ha detto ancora Lindsay. Ma sia McCain che Lindsay hanno anticipato che: «Dovremo inviare delle truppe in Georgia e nei paesi baltici per aiutare nell'addestramento delle truppe locali» ha detto McCain.

L'ipotesi di una componente militare nella risposta americana alla Russia è stata confermata dal segretario per la Difesa uscente Ash Carter: «Dovremo rispondere soprattutto sul terreno dell'offensiva digitale e punire le azioni di destabilizzazione. La risposta non deve essere una risposta militare, o solo militare, ma siamo di certo all'inizio, non la fine del confronto con la Russia».

In questa situazione non si vede come Donald Trump possa cercare allo stesso tempo di rafforzare i legami con la Russia di Putin. Il segretario Carter ha confermato che l'ipotesi di una “compartimentalizzazione” è centrale nel rapporto con la Russia e che il lavoro su più tavoli con la Russia è stato in effetti perseguito dall'amministrazione Obama, ma che a fronte delle promesse di cooperazione «la Russia ha sempre preferito danneggiare gli interessi americani piuttosto che cercare di costruire un interesse comune».

Trump a questo punto dovrà decidere. Uno dei suoi più influenti consiglieri ha detto che il Presidente eletto ha preso atto della serietà delle accuse contro la Russia. Firmerà le sanzioni che saranno decise dal Senato? Riuscirà davvero a compartimentalizzare il rapporto con la Russia separando nuovi sanzioni per le intrusioni digitali dal tentativio di ristabilire un equilibrio in Ucraina ed eliminare così le altre sanzioni decise con l'Europa? Per ora non ci sono anticipazioni. Ma la partita ormai è decisiva: se Trump ignorerà il Senato e le preoccupazioni istituzionali, il nuovo Presidente potrebbe portare l'America sulla strada di un nuovo ordine in cui la Russia potrebbe diventare un alleato privilegiato rispetto alla Nato, cosa che non è certo rassicurante per l'Europa.

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