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Hanau, da «città aperta» a bersaglio dell’odio razzista

Il 19 febbraio, la notte in cui un 43enne ha ucciso 10 persone per razzismo, «è una delle giornate più orribili» per Hanau dai bombardamenti del 1945

di Isabella Bufacchi


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«Il razzismo uccide», manifestazione di solidarietà ad Hanau, in Germania

4' di lettura

«Siamo da secoli una città aperta, tollerante, accogliente. Una tragedia agghiacciante come questa, con nove nostri concittadini uccisi a freddo da uno psicopatico razzista, arriva del tutto inaspettata, senza preavviso di alcun genere. Perché qui episodi di violenza di matrice xenofoba e di estrema destra non li abbiamo mai avuti». Scuote la testa nel dirmi questo, un portavoce del Comune di Hanau, mi guarda serissimo mentre risponde a questo e a quel telefono, preparando di fretta la conferenza stampa del sindaco socialdemocratico Claus Kaminsky, prevista a mezzogiorno al centro congressi.

Hanau città aperta all’immigrazione fa i conti con la strage
A poco meno di due giorni dalla morte delle 10 vittime e del loro carnefice, una delle notti più buie della storia di Hanau, si continuano a portare fiori e ad accendere candele presso i due Shisha bar dove è avvenuto il massacro e sui quali restano puntate le telecamere di decine di giornalisti.

«La notte del 19 febbraio 2020 è uno dei più orribili momenti della nostra storia dal 1945», dirà poi il sindaco Kaminsky alla conferenza stampa, riferendosi ai bombardamenti che il 19 marzo 1945 rasero al suolo Hanau per il 90%, posizionandola così al primo posto delle località in Assia maggiormente colpite dalle bombe nella seconda guerra mondiale.

Una storia di rifugiati
Della sua storia, Hanau, a 25 chilometri dalla ricca Francoforte, va orgogliosa. Nel 1597 ospitò centinaia di calvinisti e di rifugiati olandesi e francesi, che avevano trovato le porte chiuse altrove in Europa. Ed è questo lo spirito che più la rappresenta: «siamo aperti, tolleranti, ospitali».

Sarà anche perché Hanau, oltre ad essere una città industriale e con abbondanza di posti di lavoro per la manodopera semiqualificata, è anche tollerante «verso qualsiasi cultura e religione», che ad oggi gli immigrati rappresentano il 25% dei suoi 100.000 circa abitanti: e di questi 25.000, la maggior parte sono turchi.

La comunità turca è stata presumibilmente il bersaglio dell’attentatore Tobias R., il quale ha sparato contro due Shisha bar prima di rientare a casa dove è stato trovato morto vicino al cadavere della madre. Il padre era in casa quella notte ed è stato trovato dalla polizia.

I shisha bar e AfD
I shisha bar sono i bersagli favoriti della propaganda anti-immigrati di AfD (Alternative für Deutschland) il partito di estrema destra con derive neonaziste, razziste e xenofobe. Mi fanno notare i cittadini di Hanau, città governata da una coalizione dove l’Spd è il principale partito.

In tanti poster , i politici di AfD chiedono la chiusura dei shisha bar: perchè molti tedeschi, e non solo di destra, non gradiscono questi ritrovi di turchi chiassosi, perchè disturbano la quiete con il via vai dei rombi delle automobili e inebriano con i fumi dei narghilè.

Chi era Tobias R. l’autore della strage?
«Che si sa di questo Tobias R.? Chi era? Cosa faceva? Come e dove viveva?», chiedo nella speranza che in queste risposte si possano capire meglio i moventi della strage.

«Un mio amico era il vicino di casa dell’attentatore - racconta Joachim Hass-Feldmann -, mi ha confermato quello che viene detto di lui e della sua famiglia, molto distanti da tutti: viveva con i genitori, era una famiglia molto isolata, avevano contatti minimi con l’esterno». Sembra che quando qualcuno suonava al loro campanello, non aprivano mai la porta, parlavano solo dal citofono. Forse per la grave malattia psichica del figlio? 

Identikit dell’attentatore
Tobias, 43 anni, tedesco nato ad Hanau, aveva un diploma di studio, aveva lavorato in banca ma negli ultimi tempi era senza lavoro. Viveva in un quartiere benestante, né ricco né povero, costruito negli anni 60. Passava praticamente tutto il tempo in casa, viaggiando su internet, attratto dai siti che incitano alla violenza e all’odio contro gli immigrati. Sul suo sito, però, nessuno navigava. Tobias era convinto che vi fosse del vero nella teoria complottista della «Grande Sostituzione» che mira a togliere di mezzo i tedeschi, e anche gli americani, per sostituirli con gli immigrati. Su alcuni siti dark, per evitare la grande sostituzione si incoraggiano i singoli a respingere gli immigrati. Tobias li ha uccisi, mentre guardavano una partita di calcio al bar.

Dove nasce l’odio di Tobias? Sui social o in famiglia?
Non avendo contatti con l’esterno e non avendo vita sociale, nel caso di Tobias si potrebbe dire che sono stati i social networks il principale veicolo del veleno che lo ha contaminato con l’odio razzista, quel veleno denunciato da Angela Merkel all’indomani della strage ad Hanau.

Hans-Jürgen Heldmann, che ho incontrato vicino al primo Shisha bar dove sono morte quattro persone e che vive con la famiglia ad Hanau, non è d’accordo a dare tutta la colpa ai social network. «Ho lavorato per una vita a contatto con i giovani, e sono convinto che l’odio non lo prendi da internet, lo covi dentro quando vivi in un ambiente ostile, per esempio quando la tua famiglia è intollerante e in famiglia si respira un clima di odio. Per questo dobbiamo fare molto di più, qui in Germania, per iniziare dall’educazione e dall’istruzione, insegnare la tolleranza così possiamo sradicare l’odio».

Riproduzione riservata ©
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    Isabella Bufacchivicecaporedattore corrispondente dalla Germania

    Luogo: Francoforte, Germania

    Lingue parlate: inglese, francese, tedesco, spagnolo

    Argomenti: mercato dei capitali, ECB watcher, fixed income e debito, strumenti derivati, Germania

    Premi: Premio Ischia Internazionale di Giornalismo per l’analisi economica, Premio Q8 per giovani giornalisti economici

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