Negoziati ancora arenati

Hard Brexit vicinissima. E né il Regno Unito né l’Ue sembrano credere a una trattativa

Sulla piazza di Londra c'è nervosismo tra gli investitori: senza un accordo si va verso un addio al buio, con il rischio di una proliferazione di tariffe e dazi

di Simone Filippetti

Braccio di ferro Ue-Londra per i negoziati sulla Brexit

Sulla piazza di Londra c'è nervosismo tra gli investitori: senza un accordo si va verso un addio al buio, con il rischio di una proliferazione di tariffe e dazi


3' di lettura

Il mercato torna a fiutare la paura di una Hard Brexit: sulla piazza di Londra c'è nervosismo tra gli investitori. Il 5 giugno è il B-Day, l'ultimo giorno del quarto round di trattative tra Ue e Regno Unito sull'uscita del paese dall'Unione Europea. Senza un accordo, si fa sempre più probabile un addio al buio, il che comporterà l'applicazione di tariffe e dazi. Uno scenario che preoccupa la comunità finanziaria e industriale. Il paese già è alle prese con la tegola del Covid che si stima causerà un calo del Pil di oltre il 10%, con 6 milioni di posti di lavoro distrutti.
Finora i negoziati si sono arenati sulle rispettive posizioni irremovibili delle due controparti, e anche questo round finale, peraltro con la presenza diretta del premier inglese Boris Johnson e della presidente della Commissione Ue Ursula Von Der Leyen, sembra avviato a un nulla di fatto.
Uk vorrebbe un accordo di libero scambio stile Canada; la Ue non è disposta a riconoscerlo. Ormai non ci sono più i tempi per una approvazione. Oggi sarebbe anche l'ultimo giorno anche per chiedere un'eventuale proroga del “periodo di transizione” che scade il 31 dicembre. Ma il premier inglese ha sempre ribadito di non voler alcuna estensione. Così ecco che le tensioni si sono scaricate sui listini: l'indice Ftse 100 giovedì ha chiuso in calo dello 0,9%, mentre la sterlina è scesa a quota 0,9 sull'euro, ai massimi degli ultimi sei mesi. Allo steso tempo la moneta di Sua Maestà ha guadagnato sul dollaro: un arbitraggio che segnala le tensioni con l'Europa e la contemporanea scommessa di un possibile accordo commerciale con gli Stati Uniti.

Lo stallo negoziale

Il negoziatore inglese David Frost chiede un accordo di libero scambio; il suo omologo Ue Michel Barnier continua a ripetere che ogni concessione della Ue può passare solo attraverso l'adozione da parte della Gran Bretagna di standard comunitari (il cosiddetto Level Playing Field). Per il Governo inglese, la richiesta della Ue equivale a una negazione della Brexit, sarebbe come non uscire. Di qui, lo stallo.

Modello Canada

Sono in pochi a credere che le trattative per un accordo di libero scambio tra il Regno Unito e l'Ue entro la fine dell'anno possa andare in porto, non da ultimo perché l'Ue ha fatto una richiesta di apertura piuttosto irragionevole, ovvero che il Regno Unito dovrebbe allinearsi ai suoi standard in una serie di settori chiave, anche per ottenere un accordo di base esente da dazi.
Il Regno Unito ha ragione a contestarla perché l'Ue non lo ha preteso né dal Canada né dal Giappone nei suoi recenti accordi di libero scambio e non c'è nessun indizio che il Regno Unito intenda stabilire un basso livello di regolamentazione per il commercio o gli investimenti. In numerosi ambiti, gli standard del Regno Unito sono addirittura più elevati di quelli dell'Ue: l'offerta di un accordo commerciale peggiore degli altri paesi Ocse fa pensare a una ritorsione per aver voluto lasciare la Ue. Da parte sua, anche il Regno Unito avrebbe avanzato una richiesta irragionevole: nessuna risoluzione “sovranazionale” di eventuali controversie. Sembra un rifiuto dell'arbitrato internazionale, strumento essenziale e condiviso da tutti gli accordi di libero scambio.

Lo spauracchio dei dazi

In ogni caso, anche se la Ue volesse accettare un accordo in stile Canada, non ci sarebbero i tempi per approvarlo. Uk dovrebbe quindi richiedere un estensione del periodo transitorio oltre il 31 dicembre 2020, ma Boris Johnson è sempre stato irremovibile: nessuna proroga. Lo scenario di una Hard Brexit è molto realistico, tanto che nei giorni scorsi anche la Bank of England ha lanciato un allarme, invitando le banche a prepararsi a un'uscita al buio. Senza un accordo, tra Ue e Uk si applicherebbero le regole del Wto, l'organizzazione mondiale del commercio, che prevedono dazi e dogane. Il Regno Unito importa tantissime merci dall'Europa (cibo, medicinali e componentistica): il modello Wto potrebbe penalizzare il paese, ma spaventa anche la Ue: l'export di merci europee diminuirebbe.

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