Beverage

Hard seltzer, il nuovo trend del bere poco alcolico e con meno zucchero conquista anche l’Italia

L’aumento del consumo di bevande da aperitivo in casa spinge il mercato dei prodotti frizzanti fermentati, aromatizzati con erbe o frutta e con contenuto alcolico simile alle birre leggere

di Manuela Soressi

(Adobe Stock)

3' di lettura

La scommessa ”hard beverage” riuscirà a conquistare gli italiani, così come ha fatto negli ultimi tre anni con americani e francesi? La partita è aperta e si gioca tutta in queste settimane di temperature bollenti, visto che le acque frizzanti fermentate, leggermente alcoliche e con un pizzico di frutta o di erbe aromatiche (chiamate hard seltzer, appunto) si propongono come la novità più trendy per dissetarsi in modo naturale nonché come l'alternativa healthy ai classici drink da aperitivo.

Le aspettative sono alte, anche perché gli hard seltzer vengono indicati come il segmento più promettente nel mondo degli alcolici: secondo Iwsr, è quello che registrerà la maggiore crescita nel decennio e, stando alle stime di Goldman Sachs, dovrebbe arrivare a 30 miliardi di dollari entro il 2025.

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Intanto nel 2020 a livello mondiale hanno toccato i 777 milioni di litri per 4,2 miliardi di dollari di giro d'affari, quasi 20 volte superiore a quello ottenuto solo tre anni prima, come spiega un report di Zenith International.
Eppure quando sono comparsi sul mercato, una decina di anni fa, non hanno sfondato. Hanno cominciato a macinare vendite solo quando i produttori hanno deciso di enfatizzarne sia le caratteristiche nutrizionali (come il limitato apporto calorico e il basso contenuto di zuccheri) sia la “naturalità”, grazie alla ricetta fatta di pochi ingredienti naturali e senza additivi chimici (come coloranti o edulcoranti).
In parallelo gli hard seltzer sono stati inseriti sia nell'area della mixology nel fuoricasa prima e, con il Covid, nel mercato domestistico poi. Un cambio di posizionamento che ha messo il turbo al mercato.E così il business, che era stato avviato da piccole aziende (in particolare birrifici indipendenti), ha calamitato l'interesse dei grandi gruppi del beverage, riuscendo a coinvolgere sia i colossi della birra che quelli degli spirits e persino quelli dei soft drink.

Nell'arco di pochi anni vi sono entrati tutti: da Bacardi-Martini a Pernod-Ricard, da Diageo a Interbrau con Revized, da Inbev a Constellation Brands a Carlsberg, da Coca-Cola a Pepsi.Nello scacchiere degli hard seltzer gli americani sono i consumatori più entusiasti mentre quelli da conquistare sono gli europei, ancora tiepidi nei confronti di queste bevande.

Ma sembra solo una questione di tempo visto che molti brand (come Heineken, Asahi, Anheuser Busch e Coca-Cola) hanno iniziato a distribuire gli hard seltzer anche in alcuni mercati europei e dichiarato obiettivi consistenti. Anche in Italia, dove queste bevande sono rimaste finora confinate nel mondo della mixology. Ma la pandemia sta cambiando il mercato e, come conferma Roberto Tofani del Birrificio Pontino (uno dei primi a produrre hard seltzer in Italia), «se prima i principali clienti erano i pub, nell'ultimo anno e mezzo le vendite hanno virato più sui consumatori privati».

Lo scenario sembra promettente.Secondo il rapporto Nomisma sugli spirits, nel 2020 in Italia i consumi di cocktail hanno iniziato a prendere piede anche tra le mura domestiche e, tra chi ha consumato cocktails a casa, un consumatore su tre ha comprato anche ready-to-drink. Un trend che Nomisma indica tra i vincenti anche nei prossimi mesi, prevedendo un 5% di aumento per il consumo di kit per aperitivi e pre-mixati/ready to drink, alla luce dei quel 12% di consumatori che crede nell'affermazione del trend dei ready-to-drink e di quell'8% che punta sui prodotti a bassa gradazione alcolica.

È a questi consumatori che si rivolgono gli hard seltzer per fare il botto, presentandosi come l'alternativa, più leggera, naturale e contemporanea, ai classici drink da aperitivo. «Dieci anni fa, eravamo abituati a bere drink ricchi di zuccheri e nessuno se ne preoccupava mentre oggi la nuova generazione di consumatori presta molta più attenzione a ciò che beve e a cosa contiene – spiega Vito Martin, fondatore di SkiniSpritz, l'azienda che da fine 2020 produce l'omonimo hard seltzer, vegan e gluten free –. Per questo abbiamo deciso di lanciare sul mercato un drink frizzante, che appaga il gusto in modo più salutare, perché fatto al 100% da ingredienti naturali, con poche calorie (30 per 100 ml) e a basso tenore alcolico (4,5%)», conclude Martin, che si gioca il mercato con pochi brand partiti in sordina, come l'importato Revized e l'italianissimo Wati di Isaac Baladin. Invece mancano ancora all'appello i grandi competitor. Che, interrogati sulle loro intenzioni in Italia, si trincerano in un laconico “no comment”. Ma i rumors danno imminente l'arrivo di un paio di big.

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