TEST RIDE

Harley-Davidson LiveWire, come va e quanto costa la moto elettrica

Abbiamo provato la discussa Harley a batteria

di Gianluigi Guiotto

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Abbiamo provato la discussa Harley a batteria


4' di lettura

Per molti appassionati del marchio di Milwaukee sembra quasi un ossimoro: “Harley-Davidson” e “propulsione elettrica” sembrano loro due concetti antitetici. Insomma, una vera Harley deve far rumore (e tanto, per quelli più molesti) e avere il V-Twin al centro del cuore. Per questo la Casa ha deciso di far provare su strada la sua Livewire, il primo modello a propulsione elettrica di Harley-Davidson, arrivato dai concessionaria a settembre dello scorso anno, cinque anni dopo la prima presentazione del progetto, avvenuta nel 2014. Il fatto è che, dopo averla provata su strada come abbiamo fatto noi, difficilmente la si penserà come prima. Certo è che la Livewire rappresenta la capostipite di una famiglia destinata a diventare sempre più numerosa, con altri modelli più leggeri e compatti, maggiormente votati alla mobilità urbana. Già, perché per entrare nel mondo dell'elettrico, H-D ha scelto un modello poco cittadino ma che mostrasse... i muscoli, cioè quale know-how hanno a disposizione i tecnici di Milwaukee.

Sulla carta...
I numeri della Livewire fanno pensare a una naked sportiva molto interessante: il propulsore a magneti permanenti “Revelation” vanta una potenza nominale di 105 cv e una coppia di 116 Nm. Tre secondi occorrono per lo 0-100 km/h, e con 1,9 secondi in più si arriva ai 130 km/h autostradali. L'autonomia resta il punto debole: la batteria ad alta tensione da 15,5 kWh composta da celle agli ioni di litio garantisce 225 km di autonomia in città e 142 km di autonomia combinata, con un utilizzo misto e numerosi stop-and-go (150-160 km sono quelli ottenibili con una guida reale). La batteria si ricarica anche quando si abbassa il “gas”, con un effetto frenante che rende molto particolare la guida di una moto elettrica. Per ricaricare la batteria si può collegare la presa posta sul “serbatoio” a una presa domestica standard e affidarsi al “livello 1” che garantisce un Rph (autonomia per ora) di 21 km per ogni ora di ricarica (in pratica, la batteria si ricarica con una notte in garage). Oppure si utilizza un dispositivo di ricarica rapida di livello 3 disponibile in tutti i rivenditori Harley-Davidson autorizzati; il livello 3 ha un Rph di 309 km ogni ora di ricarica, con ricarica da 0 a 80% D in 40 minuti e da 0 a 100% in un'ora. Ultima cifra rilevante: 251 kg, il peso della Livewire, pari a quello di una Sportster.

...e su strada
Seduti sulla Livewire, a 78 cm da terra, si sta discretamente comodi: solo i più alti troveranno le pedane un po' troppo vicine alla sella (ma è il prezzo da pagare per poter adottare una guida sportiva). Il manubrio è abbastanza largo ed è distante a sufficienza per poter tenere le braccia distese in modo naturale e non stancante. Il display touchscreen a colori da 10,9 pollici è orientabile e presenta le informazioni in modo razionale e intuitivo. Bisogna far affidamento a lui per capire quando la Livewire è in moto, visto che... non si sente nulla. In realtà, per ovviare a questo problema, da ferma e con il motore avviato, la Livewire emette una leggera pulsazione, avvertibile a livello della sella: quasi un battito che ci avvisa che, se si gira la manopola, si schizza in avanti. Delle sette modalità di guida – Sport (potenza massima, controlli minimi), Road (uso quotidiano), Range (per sfruttare al massimo l'effetto ricarica in frenata), Rain (potenza ridotta per superfici scivolose) e le tre personalizzabili – siamo partiti direttamente con la prima, per capire subito con cosa avevamo a che fare. Ebbene, la Livewire è incredibile in fase di accelerazione: la spinta è notevole, quasi brutale, tanto che bisogna aggrapparsi bene al manubrio se si gira con decisione la manopola. Si capisce subito che i tre secondi per arrivare ai 100 km/h sono reali. E anche nelle altre modalità Road e Range la situazione non cambia molto, aumenta solo l'effetto frenante quando si rilascia il “gas”.
La ciclistica rende la Livewire svelta nel misto: il baricentro basso aiuta a passare da una curva all'altra, e l'assenza del cambio consente di concentrarsi solo sulla guida. Nonostante l'interasse di 1490 mm, la Livewire scende in piega senza fatica e apprezza la guida aggressiva. Il divertimento è insomma assicurato, grazie anche ai nomi che spiccano sulle componenti: Showa sulle sospensioni, completamente regolabili, e Brembo sulle pinze freno anteriori monoblocco, con le quali la frenata è potente e modulabile. Uno degli aspetti più innovativi della Livewire è però il silenzio: grazie anche alla trasmissione a cinghia, solo un sibilo (molto particolare) accompagna il pilota nella guida; è una sensazione molto piacevole ascoltare solo il rumore del vento mentre si viaggia a 90 all'ora su una statale, passando da una curva all'altra. L'altro lato della medaglia è però che si arriva senza rumore in prossimità degli incroci o alle spalle delle auto, i cui guidatori (spesso colpevolmente distratti) non avvertono la nostra presenza; il clacson diventa così spesso indispensabile. Così come lo sono i sistemi elettronici che garantiscono la sicurezza: controllo di trazione e quello sulla coppia frenante che evita che la ruota si blocchi quando si decelera su fondo bagnato o viscido.
Tra i difetti della Livewire mettiamo le leve non regolabili nella distanza dal manubrio, l'assenza di una serratura per il vano sottosella che ospita l'adattatore e il cavo di ricarica, e il raggio di sterzata ampio che penalizza un po' la guida cittadina. E, infine, il prezzo: 34.200 euro non sono pochi. Ma questa è solo l'alba elettrica di Harley-Davidson: se il buongiorno si vede dal mattino, la giornata promette decisamente bene.

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